L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 24 aprile 2014

il modo di produzione capitalistico non può creare posti di lavoro

Ryder (Ilo), ripresa non basta a creare più occupazione
Roma, 23 apr. (Labitalia) - La ripresa non basta a creare più occupazione. Questa la sintesi del messaggio diffuso da Guy Ryder, direttore generale dell'Ilo. Secondo il numero uno dell'Agenzia Onu per il lavoro "la crisi dell'occupazione continuerà ad aggravarsi, fino a quando il ritmo di crescita dell'economia non sarà abbastanza sostenuto da generare i posti di lavoro necessari". In cifre, vuol dire che da qui al 2018 il gap occupazionale aumenterà di 75 milioni e nel 2013 i disoccupati nel mondo erano 202 milioni.
L'economia mondiale, dunque, non ha ancora preso la strada della crescita sostenibile e bilanciata. Per Ryder "la debolezza della domanda globale sta frenando la creazione di posti di lavoro, i salari e la ripresa e, una delle conseguenze più allarmanti, è il rallentamento della riduzione della povertà nei paesi in via di sviluppo".
"Le disuguaglianze di reddito - fa notare - sono aumentate e la percentuale dei salari nel pil è diminuita in molti paesi, compresi quelli più avanzati dove i salari non seguono il ritmo della crescita della produttività da oltre 20 anni. Una tendenza mascherata dall'incontrollato indebitamento delle famiglie durante il periodo precedente alla crisi e temporaneamente compensato dalle innovazioni del mercato finanziario che si è dimostrato insostenibile. Si tratta di problemi strutturali di lungo termine che ormai pesano smisuratamente sulla domanda e rallentano la crescita".
Per il direttore generale dell'Ilo "dobbiamo evitare di cadere nella trappola della crescita lenta. Questo vuole dire che l'economia deve iniziare a creare più posti di lavoro, è necessario investire nelle infrastrutture, sostenere le piccole imprese e rafforzare lo sviluppo di competenze, ridare alle famiglie il potere d’acquisto, in particolare a quelli con i livelli di reddito più bassi".
La proposta dei ministri delle Finanze del G20 di far salire il pil del 2% o anche di più nell'arco dei prossimi 5 anni è un segnale positivo secondo Ryder ma, avverte, "è necessaria una strategia integrata che agisca sia sulla domanda che sull'offerta dei mercati del lavoro".
"Solo in questo modo -assicura- sarà possibile rilanciare una crescita sostenuta e creare i posti di lavoro necessari per una ripresa piena e sostenibile".
dentro Lavoro

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