L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 4 aprile 2014

la pagliacciata della procura di Brescia, scambia un trattore per un carroarmato


Secessione e repressione di Eugenio Orso


Sembra che il pericolo “anarco-insurrezionalista”, sbandierato da anni a scopo propagandistico, e la “sovversione” dei politicamente scorretti No-Tav non bastino più al potere vigente come nemici da crocifiggere.
Quando la situazione sociale si fa di ora in ora più pesante, la mano ideologico-propagandistica del sistema, ma soprattutto il tradizionale pugno di ferro repressivo si spostano su obiettivi nuovi, giudicati maggiormente paganti. Se l’intontimento mediatico di massa, da solo, potrebbe non bastare per garantire la stabilità del sistema, ecco che, allora, si ricorre ai corpi di uomini in armi posti alla sua difesa. E si fa un abbondante uso della magistratura e dei suoi uffici, come, ad esempio, quelli della procura di Brescia. La repressione poliziesca vecchio stile non è un semplice ripiego, in condizioni di emergenza, ma “la continuazione della propaganda sistemica con altri mezzi”, parafrasando il prussiano Carl von Clausewitz.
Veneto Stato, Brescia Patria e l’indipendentismo disobbediente sardo, con una spruzzata di piemontesi, cadono proprio a fagiolo, consentendo di additare a un’opinione pubblica che definire idiotizzata è poco, il nuovo nemico interno. Si contribuisce, così, a porre in ombra i veri problemi, quelli che minacciano la stessa sopravvivenza quotidiana di fasce sempre più ampie del popolo italiano. Del popolo italiano tutto, bene inteso, da nord a sud.
Non bastano più gli show di Renzi, per ammansire il volgo e illuderlo che la sua condizione futura migliorerà, che si lotterà strenuamente per cambiare l’”Europa delle banche”? E’ del tutto evidente che queste comparsate possono non bastare, perché la “realtà parallela”, creata nell’interazione fra i media e una politica euroserva, non elimina gli alti tassi di disoccupazione, gli effetti concreti della spremitura fiscale e quelli delle crescenti insufficienze di reddito. Anzi, li amplifica nonostante gli annunci di salvifiche riforme del venditore di fumo fiorentino. Ecco che si affaccia il pericolo secessionista/ indipendentista, alimentato da pochi, presunti facinorosi e violenti. Il meccanismo è un classico della repressione sistemica e dell’inganno di massa. Da un lato, si lancia sul mercato del consenso il prodotto sub-politico Matteo Renzi, con il suo governo da operetta (tutti i membri, esclusi il pericoloso ministro Padoan e il viscido sottosegretario Del Rio). Dall’altro lato, si indica un pericolo interno più inquietante degli abusati “anarco-insurrezionalisti” (ma veramente sono mai esistiti?), per distrarre, impaurire e dividere il popolino vessato.
Se veramente Renzi avesse in mente di applicare politiche sostanzialmente diverse da quelle applicate, con una certa continuità, dai suoi predecessori non eletti, cioè Monti e Letta, non sarebbero stati necessari gli arresti di ventiquattro “pericolosi indipendentisti” e l’ondata di perquisizioni a danno soprattutto dei veneti. Non si sarebbe data tanta importanza al ridicolo “tanko”–pala meccanica, custodito in un capannone industriale desolatamente vuoto a Casale di Scodosia, in provincia di Padova. Ma Renzi deve rispettare fino in fondo le “regole europee”, imposte dal grande capitale finanziario, così come fecero Monti e Letta, e non può venire incontro in alcun modo ai veri bisogni del popolo italiano. Può solo produrre un’altra legge elettorale in odor di truffa (e incostituzionalità) e precarizzare ancor di più il lavoro, come ha fatto con il recente decreto lavoro 134/2014, e come si appresta a fare con il contratto d’ingresso “a tutele crescenti” (ma inizialmente mancanti), oggetto di disegno di legge con tempi più lunghi.
Se i conati “secessionisti”, alimentati dalla crisi produttiva e occupazionale, cadono a fagiolo per riattivare la repressione e continuare così con altri mezzi la propaganda sistemica, ciò potrebbe porgere il destro per infliggere, da qui alla scadenza elettorale europea di fine maggio, un colpo in testa alla lega di Salvini, oggi in rimonta di consensi. Sì, proprio alla lega non più separatista, che però è il gruppo di “euroscettici” legali più vicino alle istanze indipendentiste dei veneti, dei bresciani, dei piemontesi e financo dei sardi. Sarebbe sufficiente, a tale scopo, che qualche procura trovi, o costruisca abilmente, un collegamento con rilievo penale fra esponenti leghisti (magari candidati alle europee) e i gruppi contro i quali si è scatenata la repressione. Si può cogliere l’occasione per inguaiare qualche altro capo dei Forconi, com’è accaduto con Luigi Chiavegato, onde prevenire in alcune regioni la ricomparsa di questo (effimero) movimento di popolo.
Non è quindi il “tanko” di Casale di Scodosia, fra il paramilitare e il carnascialesco, non sono Rocchetta e le sue presunte milizie della Liga Veneta che devono spaventarci, ma la repressione sistemica che è in arrivo e che domani potrà colpire anche chi si oppone, senza tanki e senza armi, al progetto criminale dell’euro e al potere assoluto degli euroservi locali.

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