L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 2 aprile 2014

Scardinamento della Costituzione, oggi questa è la politica mentecatta 1

OLTRE IL “BUSILLIS” DEI SISTEMI ELETTORALI

Quali caratteristiche di fondo dovrebbe avere un sistema elettorale fatto per i cittadini e per la democrazia e non in base agli interessi di casta del ceto politico?
Un approfondimento con un’appendice sull’ineludibile incostituzionalità dell’Italicum e sull’odierna antidemocraticità di un progetto di Senato non elettivo in Italia

di Luca Benedini

Dopo quasi un decennio di diffuse proteste per l’inadeguatezza del
Porcellum – la legge elettorale classificata appunto come “porcata” dal suo stesso principale estensore, il leghista Calderoli – finalmente
i vari ostacoli che la legislazione italiana pone alla possibilità che la Corte Costituzionale giudichi la costituzionalità o incostituzionalità di una legge sono stati, in questo caso, tutti superati.
Dopo l’udienza del 3 dicembre 2013, già il giorno successivo – come tutti ormai sanno – la Corte ha deciso e reso noto i punti-chiave della sentenza, pubblicata poi il 13 gennaio 2014: incostituzionali sia
l’indiscriminato “premio di maggioranza” (tanto alla Camera su scala nazionale quanto al Senato su scala regionale), sia le “liste bloccate” che non permettevano agli elettori di esprimere preferenze. Con ciò la
famigerata legge 270/2005, istituita poco prima delle elezioni del 2006 (e senza alcun consenso dell’opposizione) dalla coalizione berlusconiana allora al governo, non potrà più fare nuovi danni alla democrazia italiana, anche se i suoi vecchi danni – a partire dalla ripetuta formazione di un Parlamento di nominati dalle segreterie dei partiti, anziché di eletti – prolungheranno in vari modi nel tempo i loro nefasti effetti.
Poiché da tempo a un’analisi accurata risultavano esservi ben pochi dubbi sull’incostituzionalità del Porcellum(1), già nelle settimane che hanno preceduto l’udienza il mondo politico italiano era entrato in
fibrillazione: addirittura il presidente della Repubblica Napolitano ha sferzato più volte Parlamento e governo incitandoli ad approvare una nuova legge elettorale prima di subire l’onta di un giudizio
negativo della Corte Costituzionale. Non si poteva ignorare, in effetti, che un tale giudizio istituzionale “ufficiale” avrebbe messo ineludibilmente in evidenza il fatto che in Italia gli ultimi tre Parlamenti sono stati tutti eletti in modo incostituzionale, illegittimo e contrario alla democrazia: una situazione decisamente problematica che a sua volta coinvolge pure tutti gli ultimi quattro governi e in una certa misura anche le varie figure istituzionali nominate a livello parlamentare o governativo a partire dal 2006 (incluso appunto il presidente Napolitano in entrambi i suoi mandati)....
Ma neanche le sferzate di Napolitano hanno ottenuto l’effetto da lui desiderato e si è arrivati al 3 dicembre non solo senza una nuova legge elettorale, ma addirittura senza nemmeno l’ombra di un possibile accordo in Parlamento su di essa.... La parola l’ha presa quindi la Corte Costituzionale, che in un giorno ha posto termine agli otto anni di dominio di una legge facente parte dell’ormai “classica” serie di approcci legislativi berlusconiani palesemente incostituzionali (2).

Note

(1) Si vedano ad esempio l’articolo La palese incostituzionalità del Porcellum, apparso nel febbraio 2011 sul mensile lombardo La Civetta (i cui vari numeri sono disponibili su Internet attraverso il sito “www.civetta.info”), e le precedenti riflessioni dell’ottobre 2009 – dal titolo L’attuale Parlamento? Incostituzionale – richiamate in tale articolo. Non a caso entrambi questi scritti vertevano in sostanza sui medesimi punti-chiave su cui si è imperniata la decisione presa dalla Corte Costituzionale nel dicembre 2013 e su cui, del resto, si incentrava anche il
procedimento giudiziario che ha dato origine a tale decisione e che è stato intentato nel 2008 dall’avv. Aldo Bozzi e da altri 25 singoli cittadini. Si tratta di un procedimento che ha percorso gran parte del suo iter in un estremo silenzio mediatico, al punto che tranne i firmatari quasi nessuno ne è stato a conoscenza fino all’ordinanza emessa il 17 maggio 2013 dalla Corte di Cassazione, che ribaltando i due precedenti gradi di giudizio (rispettivamente dell’aprile 2011 e dell’aprile 2012) ha sostanzialmente condiviso gli argomenti dei firmatari e – in accordo con leprocedure previste dalla legislazione italiana – ha trasmesso ufficialmente la questione alla Corte Costituzionale.
(2) Oltre a diverse leggi effettivamente entrate in vigore e poi bocciate dalla Corte Costituzionale, come il “lodo Schifani” (L. 140/2003), la “legge Pecorella” (L. 46/2006), il “lodo Alfano” (L. 124/2008) e appunto il “ Porcellum” (L. 270/2005), le varie coalizioni berlusconiane hanno avviato numerosi progetti di legge che erano
chiaramente incompatibili con la Costituzione e che non sono mai arrivati ad essere convertiti in legge, scatenando però nel frattempo vaste discussioni nel paese. Per un esempio di queste ultime si può vedere l’articolo Ecco perché la “prescrizione breve” è incostituzionale, sulla Civetta del maggio 2011 (riguardo alla quale cfr. nota 1). Una riflessione sugli atteggiamenti di fondo dominanti nelle coalizioni berlusconiane la si può trovare sulla stessa rivista nell’articolo
La scomparsa del federalismo inteso come progresso sociale: la deriva leghista-
berlusconiana, apparso in due parti sui numeri di giugno e di luglio-agosto del 2011.

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