L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 3 aprile 2014

Scardinamento della Costituzione, oggi questa è la politica mentecatta 2

OLTRE IL “BUSILLIS” DEI SISTEMI ELETTORALI
Quali caratteristiche di fondo dovrebbe avere un sistema elettorale fatto per i cittadini e per la democrazia e non in base agli interessi di casta del ceto politico?
Un approfondimento con un’appendice sull’ineludibile incostituzionalità dell’Italicum e sull’odierna antidemocraticità di un progetto di Senato non elettivo in Italia
di Luca Benedini

Tra rappresentatività e governabilità
Delle incongruità del Porcellum e dell’opportunità di sostituirlo con un’altra legge elettorale si cominciò a parlare ampiamente già subito dopo la sua approvazione nel 2005, e tanto più dopo la sconfitta del
centro-destra alle elezioni del 2006. I partiti italiani – soprattutto i maggiori, ma anche gli altri non si sono discostati di molto da essi – hanno però affrontato sempre la questione dal punto di vista dei propri
specifici interessi di partito molto più che dal punto di vista della democrazia e dei cittadini.
In questi anni, cioè, il tema per i politici italiani è sempre stato, in pratica, “qual è il sistema elettorale più vantaggioso per il mio partito e in particolare per i suoi leader?”, e nessuna delle maggiori forze politiche italiane si è mai schiodata nemmeno di un millimetro da questa posizione. Il Pdl, ad esempi  continuato a considerare il Porcellum il sistema più efficace per i propri interessi e in sostanza si è sempre rifiutato di cambiarlo. Dal canto suo, il Pd ha sempre proposto di sostituirlo con dei sistemi ancora più premianti per i partiti maggiori e ancora più penalizzanti per i partiti piccoli. Addirittura, i vertici di Pdl e Pd hanno sempre respinto con estrema durezza persino tutte le proposte miranti a correggere in minima parte il Porcellum semplicemente ripristinando le preferenze, proposte che nel corso degli anni si sono moltiplicate anche tra i parlamentari man mano che si diffondeva in Italia la consapevolezza della pressoché certa incostituzionalità della cancellazione delle preferenze operata nel Porcellum. I partiti piccoli, a loro volta, hanno tipicamente oscillato tra il rivendicare sistemi che tutelassero i loro specifici interessi e l’appoggiare il punto di vista di qualche partito grosso accucciandosi al suo fianco e sperando così di ricavarne qualche osso come farebbe col suo padrone un cane fedele.... E anche dopo la caduta del Porcellum il tema dei politici italiani di spicco è rimasto lo stesso: “qual è il sistema elettorale più vantaggioso per il mio partito e in particolare per i suoi leader ?”.... L’unica parziale
eccezione è stato il Movimento 5 stelle, che per lo meno ha lanciato un referendum online sulla legge elettorale tra i propri aderenti.
In tutto ciò, nessuno dei partiti italiani – e, del resto, neanche nessuno dei “politologi” che ogni tanto intervengono sui fatti della politica italiana dalle colonne di qualche giornale – ha analizzato con puntiglio e lucidità quali sono le esigenze e gli interessi dei cittadini nel campo in discussione. Eppure, i concetti di fondo sono non solamente molto semplici, ma anche molto noti a livello giuridico: la loro essenza è stata espressa con chiarezza, ad esempio, dalla Corte Costituzionale tedesca in una sentenza commentata il 14 febbraio 2008 sulla stampa italiana (ad esempio, sulla Repubblica e sul Manifesto ) ed è entrata anche a far considerevolmente parte della sentenza con cui il 4 dicembre scorso la corrispondente Corte italiana ha cancellato i principali aspetti del
Porcellum(3).
Il nòcciolo della questione sta nel fatto che i cittadini in quanto cittadini – e il processo democratico – hanno fondamentalmente un’esigenza sia di
rappresentatività che di governabilità: in sostanza, la prima tutela la presenza di una consistente corrispondenza di idee tra gli elettori e i loro rappresentanti eletti e si esprime, praticamente, nel principio che salvaguarda il più possibile l’“eguaglianza di peso” di ciascun voto espresso nelle elezioni; la seconda, a sua volta, tutela l’esistenza di una relativa solidità e di una tendenziale stabilità nell’operare dei governi. Entrambe le cose sono profondamente necessarie per la democrazia: senza la governabilità si finisce tipicamente nel caos e nell’incapacità di affrontare tempestivamente le problematiche che si sviluppano nella vita sociale nel corso del tempo; ma senza la rappresentatività si rompe il “rapporto di rappresentanza” che dovrebbe esserci tra gli organismi elettivi e l’intero insieme dell’elettorato, si scava tipicamente un profondo fossato tra i “cittadini comuni” e i governanti e, in particolare, questi ultimi tendono a diventare sempre più una sorta di oligarchia che ha
ben poco a che fare con un’effettiva vita democratica.
In altre parole, una delle caratteristiche di fondo della democrazia elettiva è il suo fondarsi in primo luogo sulla polarità “rappresentatività governabilità” e sulla necessità di un efficace e funzionale equilibrio dinamico tra questi due aspetti nodali, che sono in grado – quando operano entrambi con forza e corposità – di mettere in ampia connessione tra loro la vita sociale e quella istituzionale
Note
(3) Solo negli ultimissimi mesi, di fronte alle preoccupanti e incalzanti proposte legislative avanzate assieme dal leader del Pd Renzi e da quello di FI Berlusconi (si veda a questo proposito l’appendice conclusiva), si sono levate pubblicamente delle voci che dal mondo accademico hanno cominciato a mettere in evidenza quali potrebbero essere i passi iniziali di una legge elettorale fatta per la democrazia e non per gli interessi di qualche personaggio politico: ad esempio, un articolo di Piero Ignazi sulla Repubblica del 24 gennaio, l’appello di numerosi giuristi sul Manifesto del 26 gennaio, qualche intervista che ha fatto seguito a tale appello come quella a Lorenza Carlassare sulla Stampa del 27 gennaio, un articolo di Gianpasquale Santomassimo sul Manifesto del 29 gennaio

http://www.sinistrainrete.info/pdf/Busillis_elettorale.pdf

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