L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 13 maggio 2014

Corto circuito, i popoli ucraini vogliono autonomia ed indipendenza

Crisi ucraina, cambiano gli equilibri geopolitici: stiamo entrando in un'era multipolare?



Di Christian Battistoni | 12.05.2014 16:19 CEST

I filorussi cantano vittoria. Un plebiscito sancisce, con l'80% dei voti a favore, l'indipendenza della Repubblica di Donetsk. Stessa cosa avviene nelle Repubblica di Lugansk dove i risultati parlano di un 95,6% a favore del si. Nel frattempo l'Unione Europa, per voce del capo della diplomazia europea Catherine Ashton dichiara le consultazioni "illegali". Dura condanna arriva anche dagli Stati Uniti, il voto è una "farsa criminale ispirata, organizzata e finanziata dal Cremlino". Per Oleg Turcinov, presidente ad interim dell'Ucraina, "Le elezioni sono una farsa, senza conseguenze giuridiche", il vero obiettivo sarebbe "boicottare le elezioni presidenziali del 25 maggio". Intanto, La Russia ha dichiarato di voler rispettare il risultato del referendum sull'autodeterminazione nelle due regioni orientali dell'Ucraina.

Nel frattempo le attività militari continuano, nuove esplosioni si registrano infatti a Sloviansk, e come riferisce la France Presse, sono ripresi i combattimenti nel villaggio di Andriivka.
Ciò che si evince è un'estrema incertezza delle parti in campo e non, che contribuisce solamente ad un aumento della tensione internazionale. Infatti, il conflitto nell'Est dell'Ucraina, si inserisce nel contesto di una più ampia competizione internazionale per il potere e l'influenza nel paese.
Come spiega infatti Andrei Tsygankov, docente in relazioni internazionali e scienza politica presso la San Francisco State University, in un articolo apparso qualche giorno fa sulle pagine di "The Moscow Times", il fallimento degli accordi di Ginevra non è dovuto al rifiuto da parte di ucraini e filorussi di cedere le armi sequestrate illegalmente, ma all'inacapacità degli occidentali e della Russia nel far rispettare gli accordi ed impegnari nella via di una smilitarizzazione e ricostruzione dell'Ucraina. Al contrario, la diplomazia assertiva e gli eventi accorsi precedentemente, hanno incoraggiato un innalzamento del livello della violenza. La tragedia di Odessa, è una dimostrazione di come i governi occidentali abbiano infatti trascurato l'ascesa della destra radicale con la compiacenza del governo ucraino.
Nel frattempo, gli Stati Uniti continuano a fornire servizi di consulenza ed intelligence al governo di Kiev, supportarne gli sforzi per riottenere il controllo sulle regioni meridionali e orientali del paese. Un intento che, nonostante le dichiarazioni occidentali, come i resultati dei referendum dimostrano, perde di legittimità ora dopo ora.
Viceversa, la Russia continua a fornire il suo appoggio tacito alle attività militari illegali nel paese. Molti dei mercenari pro-russia arrivati nell'Est dell'Ucraina provengono infatti dalla Russia e da altre parti dell'Eurasia, appoggiati da diverse forze e personaggi politici tra cui il presidente deposto Viktor Yanukovich. Se l'Ucraina, ingenuamente, si muove verso una radicalizzazione degli scontri sullo stile Siria, l'intento russo è quello di preservare lo status quo di frammentazione e costringere Kiev ad una federalizzazione del paese.
Da parte loro gli occidentali sembrano sentirsi in dovere di rispondere aumentando l'assistenza militare ed economica a Kiev. Forte è infatti la pressione che arriva da Bruxelles e dai Repubblicani a Washington per fornire armi difensive "avanzate" all'Ucraina in visione di un'invasione russa del paese. Un'escalation di tensione che ci riporta indietro di decenni. Constatando come "la fine del bipolarismo non è riuscita ad aumentare le stabilità" ha scritto il 20 marzo in in tweet il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov, aggiungendo "L'equilibrio geopolitico sta cambiando. Molte nazioni occidentali stanno cercando di rallentare questo processo e mantenere la leadership globale".
Un riequilibrio di potenza reso inevitabile dalla storia. Lo stesso Nixon infatti, il 3 gennaio 1972 sulle pagine del Time Megazine, articolando la sua dottrina scrisse, "Dobbiamo ricordarci che gli unici momenti di pace prolungati che il Mondo abbia mai conosciuto, sono quelli in cui vi è stato un equilibrio di potere. È quando una nazione diventa infinitamente più potente rispetto al suo concorrente potenziale che si pone un pericolo di guerra [...] Penso che avremo un Mondo migliore e più sicuro solamente quando Stati Uniti, Europa, Unione sovietica, Cina, Giappone saranno in grado di bilanciasi l'un l'altro, e non giocare l'uno contro l'altro".
Proprio nel momento in cui Fukuyama, proclamando la fine della storia, nel 1991 sanciva l'inizio di un mondo unipolare, il liberismo, non avendo più nemici da combattere ha perso la propria forza propulsiva dando inizio ad una sorta di processo implosivo. Come scrive Aleksandar Dugin, in una visione senz'altro partigiana ed ideologica, su Geopolitika, "il suo trionfo ne rappresenta quindi paradossalmente la sua morte".
La Russia non sembra più disposta ad accettare inerme le mire e le disposizioni occidentali. Il paese euroasiatico vuole infatti rinegoziare la fine della Guerra Fredda, con l'intento di ricostruire una struttura globale multipolare.
La tragedia ucraina rappresenta un fronte locale in un conflitto di potere globale. Eventuali soluzioni ai problemi dell'Ucraina dovranno infatti essere fondate sulla ricerca di un nuovo equilibrio di potere nella regione ed oltre. In poche parole, dalla tragedia ucraina ed affinché questa non degeneri, si potrebbero ricreare le condizioni per una rinegoziazione dei termini alla base della sicurezza europea, afferma Andrei Tsygankov.
In realtà un sistema globale unipolare non ha mai trovato una piena realizzazione. Diciamo che dalla fine della Guerra Fredda in poi, abbiamo assistito ad un Mondo nel quale gli Stati Uniti stessi preferivano definirsi "i più uguali tra gli uguali". Per quanto infatti dobbiamo riconoscere la supremazia militare americana essa non è mai stata in ogni caso in grado di controllare lo svolgere degli eventi internazionali ponendo un freno alle conflittualità esistenti. Anzi, dagli anni 90' in poi abbiamo assistito ad un moltiplicarsi delle conflittualità in diverse regioni del Mondo, a dimostrazione di come le tendenze anarchiche insite nel sistema internazionale siano invece inevitabilmente riemerse, e come gli ultimi 20 anni si possano in realtà inglobare in un periodo di transizione che porterà a nuovi e forse più giusti equilibri.

http://it.ibtimes.com/articles/66025/20140512/ucraina-russia-europa-stati-uniti-equilibri-geopolitici.htm#ixzz31XGjtfXU

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