L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 21 maggio 2014

il Piemonte al M5S

20/05/2014

In Piemonte Grillo può mettere le mani sulle banche

Un boom elettorale M5s rischia di scardinare la vecchia classe dirigente nelle fondazioni bancarie
Beppe Grillo a Torino, nel V2 Day del 2008 (Flickr / nulla)

«La frana del sistema», parafrasando Beppe Grillo, leader a 5 stelle, in Piemonte la si avverte già da qualche settimana, con i sondaggi più recenti che danno i grillini appaiati al Partito Democratico se non sopra persino di due punti. La regione dove la Lega Nord di Umberto Bossi vinse nel 2010 con Roberto Cota, colorando la Padania di verde, rischia di essere l’inizio del dissesto del vecchio sistema dei partiti di prima e seconda Repubblica. Perché le regionali dove il Partito democratico di Matteo Renzi schiera Sergio Chiamparino, potrebbero diventare la prima vera spina nel fianco nella classe dirigente che ha governato l’Italia in questi ultimi vent’anni. Vincere nel «regno Sabaudo» infatti - terra di banche, fondazioni, aziende come la Fiat o finanziarie intrecciate a doppio filo con la amministrazioni locali - significa mettere le mani sul tesoro dove Pd, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno attinto linfa vitale, economica soprattutto, negli ultimi decenni. Per questo motivo Grillo sta concentrando parte della sua campagna elettorale da queste parti. E a dargli spalla, è il guru Gianroberto Casaleggio, il profilo "dirigenziale" e "governativo" del movimento, già ospite all'ultimo Forum Ambrosetti, ex manager Olivetti e Telecom, buon conoscitore del tessuto economico-politico piemontese. Per questo motivo l’ex premier Silvio Berlusconi continua sempre in queste zone ad attaccarlo («È come Stalin e Pol Pot»).  Per questo motivo l’inchiesta della procura di Milano su Expo 2015 che ha coinvolto il Compagno G Primo Greganti, da poco sospeso dal Pd torinese, spaventa la classe dirigente democrat che fa riferimento nel sindaco di Torino Piero Fassino. 
Davide Bono, candidato a 5 stelle per la regione, è convinto che il Piemonte possa diventare la prima regione grillina. Parla di continuità tra il Pci di Greganti e quello di Stefano Gariglio, segretario del Pd regionale. Appare convinto che il Movimento possa farcela, entrare nelle stanze del potere e scardinare il sistema. Difficile che riesca alla fine a sfondare così tanto, conquistando il trono di palazzo Lascaris, ma un Beppe Grilloappaiato al Pd di Matteo Renzi (gli ultimi sondaggi davano a livello regionale il primo al 27% e il secondo al 30%, ndr) rischia di rendere la presidenza di Chiamparino quasi impossibile, con un consiglio regionale spaccato a metà e un centrodestra al lumicino incapace di far sentire il proprio peso. Il problema, per Renzi & co, sono infatti partiti come Forza Italia (data al 15%, la metà di Grillo), Nuovo Centrodestra, Lega Nord e Fratelli d’Italia, tutte appena sopra il 4% o in quell'area percentuale. Il partito di Berlusconi ha dimezzato in questi anni i suoi consensi. La Lega esce dagli scandali della regione che l’hanno costretta antizempo ad abbandonare la presidenza. Ncd di Alfano si ritrova costretta in queste ore già a ragionare di future alleanze proprio con i democratici per arginare l’avanzata grillina.

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