L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 20 maggio 2014

il Sud America comincia a prendere consapevolezza della propria identità e a volere autonomia ed indipendenza

Il Costa Rica va a sinistra e guarda a sud: basta con gli USA, meglio il Brasile

La più stabile democrazia dell'America Centrale si sposta a sinistra. E guarda a sud. Dopo sei decenni di alternanza fra i democristiani e i socialdemocratici centristi, il nuovo governo socialista del Costa Rica probabilmente abbandonerà la tradizionale politica estera centrata sugli USA per cercare relazioni più forti con il Brasile e con altri Paesi Latino-Americani.
Quando Luis Guillermo Solís, l'ex professore che ha vinto le elezioni di aprile con il 70 per cento di voti, si è insediato lo scorso 8 maggio, ha subito reso chiaro che la sua politica estera sarebbe stata diversa rispetto a quella del suo predecessore, Laura Chinchilla.
«I precedenti presidenti del Costa Rica non hanno mai guardato a sud, io invece voglio farlo» ha detto in un'intervista a seguito del suo insediamento, suggerendo di avere intenzione di rafforzare le relazioni con il Brasile.
Nell'ultimo decennio il commercio tra America Centrale e America Meridionale è stato piuttosto sottile. Gli stati uniti restano il maggiore partner commerciale del Costa Rica, con il 47 % del totale nel 2012. Il commercio tra i due paesi è cresciuto sin dalla firma dell'accordo di libero scambio nel 2007, passando dai 7 miliardi di dollari nel 2005 ai 19 miliardi di dollari nel 2013.
Il resto della America Latina conta invece per appena il 16,5 per cento del commercio del Costa Rica, compresi il Messico con il 7,5 per cento e il Brasile con l'1,7 per cento, secondo le statistiche del Massachusetts Institute of Technology.
Per via del volume e dell'importanza del commercio con gli Stati Uniti l'economia del Costa Rica ha replicato l'andamento di quella del suo partner settentrionale durante gli anni della recessione. Nel 2009, appena un anno dopo la crisi finanziaria americana la crescita del Pil del Costa Rica è crollata in territorio negativo per il 4,6 per cento. Attualmente però il Paese è tornato ad un tasso di crescita sano del 4,19 per cento.
Facendo perno sul meridione Solís afferma di volere diminuire la dipendenza dagli Stati Uniti: «Il Costa Rica non è cresciuto come avrebbe potuto perché gli Stati Uniti sono finiti in recessione. Voglio evitare che accada di nuovo».
Nel 2007 Solís si oppose all'accordo di libero scambio, affermando che avrebbe messo in difficoltà i produttori costaricani e avrebbe favorito gli Stati Uniti. Almeno nel prete periodo però il nuovo presidente non sembra volere ripudiare l'accordo. «Al momento non c'è modo di tornare indietro».
Solís ha comunque messo in chiaro di non avere intenzione di radicalizzare la sua politica in senso cubano come qualcuno aveva predetto. Il Venezuela, ad esempio, aveva espresso il suo supporto alla nuovo governo socialista non appena erano usciti i primi risultati delle elezioni.
«Siamo pronti ad offrire il nostro supporto in qualunque campo, dall'energia alle missioni sociali. Vogliamo rafforzare le relazioni sociali culturali scientifiche ed economiche» ha detto il vice presidente venezuelano Jorge Arreaza.
Solís, comunque, non sembra essere intenzionato a fare parte del blocco di paesi governati dalla sinistra radicale di cui il Venezuela e ovviamente il leader fa parte: «mi ritengo un moderato non diversamente rispetto anche diversi leader europei dei tempi recenti» ha detto in un'intervista al Miami Herald, citando l'uruguaiano José Mújica e la cilena Michelle Bachelet, entrambi socialisti pragmatici, come suoi propri ispiratori.
Tuttavia intende mantenere relazioni cordiali: «Il Costa Rica continuerà ad avere buone relazioni con i Paesi membri di ALBA -  ha detto riferendosi all'Alleanza Bolivariana per le Americhe, un blocco di sinistra composto tra gli altri da Venezuela, Bolivia, Ecuador e Nicaragua - Non mi spaventa avere relazioni anche con loro». Secondo gli analisti Solís potrebbe cercare un compromesso fra le idee socialiste della sinistra più dura e le politiche di libero mercato statunitensi.
«Il nuovo governo è più una svolta verso una socialdemocrazia tradizionale» spiega Roberto Artavia, analista politico ed economico, nonché ex direttore dell'Instituto Centroamericano de Administración de Empresas (Istituto Centroamericano per l'amministrazione d'impresa).


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