L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 23 maggio 2014

Sanità pubblica sono anni che questa politica succhia soldi, attraverso appalti, consorteria, clan, cordate, famigli e clientele dimenticando il bene comune della salute

​​La sanità in Calabria. Una pentola a pressione pronta a esplodere

 Gentile direttore,

una pentola a pressione di quelle che fischiano, sbuffano e danno la sensazione di essere sul punto di esplodere: guai a rimuoverne il coperchio. Questa la mia impressione della sanità calabrese, oggi.

Eppure ci lavoro da vent’anni e posso testimoniare la presenza di centinaia di professionisti seri, addirittura di alcuni centri d’eccellenza sparsi qua è là, sul territorio.

Certo, è innegabile che esistano le criticità, tante, figlie – monotono refrain - della politica dei giorni nostri, delle sue contraddizioni, delle sue storture, di beceri interessi.

Ma se il coperchio finalmente saltasse? Lo stato di agitazione dei Colleghi dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza, tra le più importanti della Calabria, la loro denuncia a più riprese fatta all’opinione pubblica ed al Ministro, il loro inequivocabile modo di dire “io non ci sto”, hanno tutto il sapore di una primavera calabra, l’incipit dal quale dovrebbe estendersi, a macchia d’olio, la consapevolezza di tutti gli stakeholders, principalmente i professionisti e ed i fruitori della sanità, della necessità di condividere la battaglia, quest’ultima senza esclusione di colpi.

Lacrime e sangue avevano promesso gli ultimi tre governi nazionali, lacrime e sangue sono state.

Ed il contributo in termini di lacrime e sangue, in Calabria, è stato tra i più alti in assoluto.

L’aumento dell’IRPEF e dell’IRAP da una parte ed i tagli lineari dall’altra, han fatto si che il tentativo di riduzione del disavanzo economico fosse pagato esclusivamente da cittadini e professionisti almeno due volte: in termini di fisco e qualità dei servizi dai primi, fisco e qualità della vita, un vero e proprio burnout dai secondi.

E mentre in Calabria in nome e per conto del deficit i cittadini stringono la cinghia e, chi se lo può permettere va a curarsi altrove incrementando così la mobilità passiva e con essa il gap con le “regioni virtuose”, mentre il processo di desertificazione sanitaria aumenta ancor di più la desolazione strutturale delle nostre lande, la Guardia di Finanza certifica, per il solo 2013, in oltre un miliardo di euro il danno erariale a carico del Sistema Sanitario Nazionale.

Strano meccanismo tributario il nostro: per appianare i danni di alcuni, pagano gli altri, generalmente i soliti.

E se poi volessimo dar credito al “Libro bianco” di ISPE, scopriremmo che corruzione, inefficienza e sprechi legati alla tutela della salute, comportano al Sistema Sanitario una sottrazione di oltre ventitré miliardi di euro, il quaranta per cento circa dei quali imputabili al Sud.

Per avere un idea della scala di valori in ragione di anno di cui stiamo parlando, il deficit legato alla sanità in Calabria, responsabile dell’implementazione del piano di rientro dal disavanzo economico e di tutte le criticità del nostro disastrato Sistema Sanitario Regionale ammontava a poco più di duecentocinquanta milioni di euro.

Poco meno di centodieci miliardi di euro il Fondo Sanitario Nazionale da ripartire tra le regioni. Poco più di venticinque miliardi di euro la quota che secondo ISPE sfugge dalle maglie gestionali.

È così difficile immaginare dunque, si domanderebbe l’uomo della strada nella sua disarmante semplicità, che la direzione verso la quale andare dovrebbe essere indirizzata al recupero di queste somme, più che sufficienti a colmare il disavanzo economico di tutte le regioni soggette a piano di rientro? E colmato il debito di queste, investire il resto in tecnologia, uomini e mezzi ripristinando quella qualità dei servizi che gli utenti, in funzione dei tributi versati, giustamente si aspettano?

La sanità calabrese è in evidente affanno, pochi medici, pochi infermieri, pochissimi operatori sociosanitari, mentre il blocco del turno over paralizza le strutture e lascia disoccupati o sottoccupati professionisti di lusso.

In Calabria, solo per citare un problema a me ben noto, la maggior parte delle unità operative di anestesia per poter garantire i livelli di assistenza è costretta, a causa dei ridotti organici, a far ricorso a prestazioni aggiuntive con remunerazione extra, il tutto mentre una quarantina di giovani medici anestesisti specializzatisi presso la nostra università va a rinfoltire la schiera dei precari o è costretta ad esportare altrove la propria professionalità.

Ma questa è una storia che racconterò un'altra volta. Oggi a Cosenza l'ennesima assemblea dei medici, preludio ad un ultiore segnale d'allarme che mi auguro qualcuno voglia definitivamente cogliere. Io sono con loro.

La pentola sta per esplodere, nessuno provi a dire che non ne sapeva nulla.

Domenico Minniti

Vicepresidente AAROI-EmAC CalabriaAssociazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani – Emergenza ed Area Critica

http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=21653

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