L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 17 maggio 2014

Ucraina gli Stati Uniti devastano comunità

coordinamenta

Una storia che viene da lontano

di Elisabetta Teghil

602-408-20140416 104552 F44BB11FL’avvio della rivoluzione arancione in Ucraina si può datare 17 febbraio 2002. L’amministrazione Bush entra a piedi tesi nella campagna elettorale con cospicui finanziamenti così come la Fondazione di Gorge Soros che dichiara di aver speso, sempre in Ucraina, cinquanta milioni di dollari tra il 1990 e il 1999.

Ed ancora, la segretaria di Stato Madeleine Albright invita i rappresentanti delle duecentottanta Ong presenti nel paese a contestare il governo. Si mette così in moto un meccanismo già oliato con la così detta “rivoluzione delle rose” in Georgia.

La strategia è dettata da uno dei fondatori della Trilaterale e tra i più autorevoli consiglieri dei presidenti americani, Zbigniew Brzezinski “...l’allargamento dell’orbita euro-atlantica rende fondamentale l’inserimento dei nuovi stati indipendenti ex sovietici e in particolare dell’Ucraina”.

E, nel 2004, per l’esattezza il 10 dicembre, Peter Zeihan arricchisce e completa la strategia statunitense “..la sconfitta della Russia non è completa”.

Il rovesciamento geopolitico che si ipotizza e a cui cominciano a lavorare alacremente è il più importante dopo l’aggressione e la disintegrazione della Jugoslavia.

Il risultato a cui si è arrivati è la fine del percorso di dissoluzione del blocco socialista avvenuto tra il 1989 e il 1991 che ha trasformato il mondo con la globalizzazione dei mercati, il ruolo chiave delle multinazionali anglo-americane, l’egemonia degli Stati Uniti , l’affermazione dell’ideologia neoliberista

Due incisi riguardano la pericolosità per l’Europa e per l’Italia degli accordi che si stanno stringendo con il TTIP e il ruolo a cui sono destinate la Russia e la Cina di fornitori di manodopera a basso costo e di mercati aperti al consumo dei prodotti occidentali e, in particolare di quelli delle multinazionali anglo-americane. Se questi due paesi tenteranno di sottrarsi al destino loro assegnato dagli Stati Uniti, tutte le opzione sono aperte, compresa l’aggressione militare e la terza guerra mondiale.

Checché ne dicano quelli/e che, per superficialità o interesse, liquidano questa lettura come catastrofismo.

Sono le difficoltà incontrate nel far entrare l’Ucraina nell’Unione Europea, nel farla aderire alla Nato, nel portarvi le basi americane, che hanno spinto gli Usa ad alzare il tiro e ad appoggiarsi sugli eredi del OUN, l’organizzazione collaborazionista della Germania nazista complice dei genocidi perpetrati in Ucraina.

A conferma che il nazismo non è altro rispetto al capitalismo, ma ne è una variante che la borghesia si ripromette di utilizzare in determinate aree geografiche e situazioni storiche.

I media occidentali, autoproclamatisi portavoce della comunità , nascondono volutamente il ruolo della rete di istituzioni e fondazioni americane.

Un elenco delle interferenze nel mondo, tanto lungo quanto impegnativo, perché comincia con il rovesciamento dei governi iraniano e guatemalteco nei primi anni ’50, continua con l’assassinio di Patrice Lumumba in Congo, il colpo di Stato in Cile, l’uccisione di Sankara, tanto per citare solo alcuni casi….. l’aggressione alla Jugoslavia, l’uccisione di Gheddafi….

Un lungo elenco che, in maniera semplicistica, si racconta come la mano della Cia, ma che si avvale di centinaia di Agenzie specializzate dai nomi più esotici e più accattivanti dove ricorre spesso la parola progresso e democrazia e che conta case editrici, centri studi, fondazioni…. che hanno come pretesto lo studio di questa o quella realtà geografica e di segmenti sociali e culturali, strutture che, fra l’altro, hanno la peculiarità di abbattere il divario fra agenti di spionaggio e…. diplomatici, scienziati, attori, docenti universitari, cineasti….giornalisti…. che si prestano ad essere contemporaneamente l’uno e l’altro.

L’Ucraina, come la Jugoslavia, non ha materie prime da saccheggiare, ma assolve a funzioni geopolitiche.

Per questo la forzatura e l’accelerazione degli Usa nei confronti di quello sfortunato paese. L’Ucraina è corridoio energetico, via di penetrazione dell’occidente verso il cuore della Russia, sbocco sul Mar Nero, prossima al Caucaso e al bacino del Mar Caspio.

Da qui un’occasione per riflettere sulla debolezza europea.

E’ evidente che l’Europa non ha vantaggi da un’ intervento in Ucraina e l’Italia meno che meno.

Ma che aspettarsi da un partito, quello democratico, che ha partecipato al rovesciamento di Gheddafi contro gli interessi stessi dell’Italia.

Che aspettarsi da un partito che, al governo, ha partecipato all’aggressione contro la Jugoslavia, un paese che aveva saputo uscire rinsaldato dalla seconda guerra mondiale e dalle efferatezze compiute dagli ustascia croati e dai cetnici serbi.

E’ l’applicazione del principio americano, teorizzato da George W. Bush “..oggi noi siamo un impero e creiamo la nostra propria realtà nel momento in cui agiamo e mentre voi studiate questa realtà nel modo ragionevole che ritenete auspicabile, noi ci muoviamo di nuovo creando altre nuove realtà che voi studierete nella stessa maniera ed è così che vanno le cose..” (17 ottobre 2004).

E’ evidente che in Ucraina le uccisioni di piazza Maidan sono state provocate volutamente da cecchini dei due partiti nazisti…….così come, del resto, in Lituania e in Lettonia.

I nazisti in Ucraina sono al governo e sul territorio son operativi mercenari di agenzie anglo-americane, come del resto in Libia, e specialisti della Cia .

Mentre tutto questo è palese, sulla stampa mainstream viene volutamente confuso e distorto. E le persone e le sigle che per anni hanno organizzato manifestazioni fuori dalle ambasciate di ogni paese asimmetrico agli interessi degli Stati Uniti, ora brillano per il loro silenzio.

D’altra parte Obama è venuto in Italia e l’unica manifestazione di dissenso è stata un modesto sit in a duecento metri dall’ambasciata americana. Ancora meno dei duemila presenti a piazza Barberini in occasione della seconda venuta in Italia di Bush.

Tutto ciò non è casuale.

Una forte responsabilità è dovuta a quelli che, tanto colti e tanto preparati, ci raccontano che “sono tutti imperialismi”, i Brics, il Brasile, la Cina, l’Argentina, la Russia ed ancora a quelli che se racconti che cosa sono gli Usa non sei antimperialista, ma sei fissato contro gli Stati uniti. Ed ancora, che a loro interessa solo la classe operaia E quando si scrive qualche cosa su questo argomento o simili escono fuori Think Tanks, trolls e chi più ne ha più ne metta.

E’ il trionfo della politica della finzione, della propaganda che diventa realtà.

E’ il trionfo dei principi di Goebbels. Il racconto neoliberista della Storia e la modalità con cui la fa percepire, è la realizzazione del programma nazista, così come avviene in tanti altri campi.

Nella società neoliberista si chiama metodo storytelling cioè l’arte di raccontare la storia per far passare un messaggio.

La dialettica tra pacifisti e bellicisti, tra difensori del diritto internazionale e sostenitori del ricorso alla forza è saltata a partire dall’uso semantico delle parole. E chi si è offerta subito, in Italia ? Non poteva che essere la ministra della Difesa del PD che ha offerto la disponibilità italiana per un intervento militare “umanitario”.

Per fare questo c’è bisogno di tanta memoria corta o di tanta malafede. L’Otpor che ha debuttato in Jugoslavia, in Ucraina è finanziato dalla Freedom House, una Ong americana diretta da James Woolsey, ex capo della Cia, mentre l’Open Society Institute fa capo a Gorge Soros.

La partecipazione attiva dei media italiani alla politica aggressiva degli Stati Uniti nelle vicende interne dell’Ucraina, è nel solco della loro tradizione. Il loro atteggiamento, in un caso di così facile lettura come le attuali vicende ucraine, dimostra da una parte l’inconsistenza del loro antifascismo che è solo di facciata e, dall’altra, inquietanti analogie con la stampa italiana alla vigilia della seconda guerra mondiale. Ma, nel caso attuale, c’è anche della miopia: l’appetito degli Stati Uniti non si fermerà all’Ucraina e non varrà come in passato il principio “armiamoci e partite” perché negli scenari delle guerre attuali ci sono più morti fra i civili che fra gli uomini in divisa. E miopia si aggiunge a miopia, perché mentre le vittime delle guerre neocoloniali sono le popolazioni del Terzo Mondo, in caso di coinvolgimento della Russia e della Cina, non si può escludere nessuna ipotesi e, sicuramente,i civili dei paesi occidentali non possono pensare, solo perché tutelati dai loro privilegi geografici, di non essere coinvolti.

L’Europa e l’Italia non hanno nessun interesse ad un governo fantoccio, con tanto di nazisti, in Ucraina. E’ la prova provata del potere assoluto degli Usa che si riconfermano potenza egemonica.

L’Europa, come polo imperialista, non è un’invenzione di Angela Merkel, ma il primo che si mosse in questa direzione fu De Gaulle che mise il veto all’entrata della Gran Bretagna nel MEC e propose un asse Parigi-Bonn.

L’ operazione non andò in porto sia perché la Germania non era ancora pronta sia per le pressioni economiche ricattatorie degli Usa su tanti parlamentari tedeschi. De Gaulle andò per la sua strada,sottrasse l’esercito francese al comando della Nato e iniziò un programma nucleare autoctono.

I progetti di De Gaulle oggi sono stati ripresi da un paese unificato che ha portato la sua capitale a Berlino, ma la Germania trova difficoltà perché, da una parte, in Europa, c’è un’Inghilterra che antepone l’alleanza con gli Usa agli interessi comunitari, dall’altra, perché gli Stati Uniti hanno portato nel loro ambito di influenza i paesi piccoli, a partire dall’Olanda e dal Belgio, e hanno intensificato la colonizzazione dell’Italia e, dall’altra ancora gli Usa hanno decine di basi militari nella stessa Germania a spese del contribuente tedesco.

E, comunque, il paese di Merkel è una potenza imperialista solo in campo economico. Può permettersi forme di autonomia fino a non partecipare all’aggressione alla Libia e alla Siria, ma di fronte a snodi, come le vicende ucraine, pur essendo un partner economico privilegiato della Russia, deve piegarsi alla volontà del più forte.

E quest’ultimo è fuori controllo da quando, con l’uccisione di Kennedy, le multinazionali americane hanno preso il potere in quel paese e i governi non sono più momenti di mediazione , ma espressione diretta dei loro interessi e da quando, con Nixon, gli Usa hanno abolito il rapporto oro-dollaro e perciò stampano moneta taroccata a seconda della loro necessità, forti del fatto che nessun creditore oserà chiedere il conto.

Nessun commento:

Posta un commento