L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 4 giugno 2014

Fronte Unico per abbattere il Progetto Politico dell'Euro è l'alleanza per riacquistare la Sovranità Nazionale, Politica, Monetaria e Territoriale

LOTTA ALL'EURO: TATTICA E STRATEGIA di Piemme

2 giugno. Le elezioni europee hanno confermato che l'Unione oligarchica e la moneta unica che ne costituisce il pilastro, traballa. Le difficoltà delle oligarchie dominanti quindi si accentuano. Per salvare il mostro esse dovrebbero non solo limitarsi a qualche aggiustamento di politica monetaria (che la Bce forse farà presto portando i tassi a zero) ma ricorrere ad modifiche sostanziali di politica economica.
teoricamente possono farlo, in pratica è altamente improbabile, visto che ciò significherebbe modificare sostanzialmente i trattati e, tra questi, l'ultimo arrivato, il Fiscal compact.

A parte la farraginosa e lunga procedura di modifica, queste sono infatti possibili e le autorità tedesche e il potente blocco euro-liberista accetteranno davvero, per usare lo slogan renziano, di "cambiare verso all'Europa". Svolta che, appunto, è da escludere.
Questa ha delle implicazioni grandi nella battaglia per demolire l'euro e l'Unione
In un primo momento l'irrigidimento dei dominanti, il loro muro contro muro, potrà dargli dei risultati. In prospettiva sarà meglio per le forze sovraniste, comprese quelle democratiche.

Il muro contro muro, intanto, metterà in difficoltà le forze blandamente euro-critiche, quelle che pur non volendo uscire dall'euro, si battono sinceramente per la fine dell'austerità e respingono i trattati euro-liberisti.

Siccome il blocco eurista non si batte (ormai sarà chiaro) solo con le chiacchiere, limitandosi a svolgere con convegni, né solo con opere pur meritorie di divulgazione di teorie economiche alternative; siccome quella contro l'euro-dittatura è una lotta, occorre chiedersi come questa lotta dev'essere condotta. Gli aspetti sono diversi, ma uno è di solare evidenza: occorre mettere in piedi un movimento sociale e politico forte, e per essere forte dev'essere il più ampio possibile.

Proviamo ad esprimerci con una metafora.
L'euro è il cuore pulsante del fronte nemico, e che il nemico ha depositato in un bunker a sua volta circondato da una fitta rete di trincee e cinte murarie.
Non disponendo di un'arma letale che possa puntare a demolire questo bunker in un colpo solo, o ci illudiamo che la fortezza cada da sola, o che i nemici alzino bandiera bianca prima ancora della guerra vera e propria, o stiamo alla finestra lasciando che i dominanti si adottino il loro "piano B"; oppure conduciamo la guerra attaccando i punti deboli delle linee difensive nemiche, sempre sapendo che occorrerà raggiungere il bunker.
Solo se sfondiamo la prima linea del dispositivo difensivo nemico possiamo dare coraggio alle forze antagoniste e seminare il panico in quelle nemiche.
Noi pensiamo che questa prima linea difensiva dei dominanti sia il Fiscal compact. Questa dobbiamo anzitutto attaccare perché presenta diversi varchi che possono consentirci di aprire una breccia  
Anzitutto è una prima linea debole perché il Fiscal compact contiene clausole difficilmente applicabili. In secondo luogo sono contro di esso numerose forze oppositive anche solo "euro-critiche". In terzo luogo sul Fiscal compact può anche dividersi il blocco dei dominanti.

Occorre unire, nella battaglia per disdettare il Fiscal compact, le forze no-euro con quelle che sperano e si illudono di poter "riformare l'euro, pena il fallimento dell'offensiva. Si può e si deve dare vita ad un movimento di massa contro il Fiscal compact in arrivo e, qui in Italia, sfidare il governo Renzi che se non ottiene e presto risultati tangibili, andrà incontro ad una crisi.

Bisogna agire dunque. Un ciclo si è chiuso, un altro, nuovo se ne apre. Immaginiamo che nell'area no-euro qualcuno respingerà quanto diciamo, preferirà arroccarsi nella sua turris eburnea. Sarebbe un errore gravissimo.

Coordinare forze sociali e politiche diverse contro un singolo punto del dispositivo difensivo nemico non vuol dire necessariamente fare sodalizio politico. Non ci illudiamo che sia possibile edificare un fronte tra forze profondamente eterogenee. Un Fronte vero e proprio, per noi, è un'alleanza strutturata che traccia, pur tra forze pur diverse, un percorso che ha per sbocco la piena vittoria sul nemico. 
Forze completamente eterogenee possono però dare vita a forme di unità d'azione necessariamente circoscritte e momentanee, per ottenere anche solo un obbiettivo parziale. 


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