L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 2 giugno 2014

I soldi veri sono nei Paradisi Fiscali

http://valori.it/finanza/usa-nei-paradisi-fiscali-oltre-meta-profitti-offshore-7577.html

Usa, nei paradisi fiscali oltre metà dei profitti offshore

È quanto emerge dall’ultima analisi condotta da Citizens for Tax Justice a partire dai dati dell'IRS. Nei tax havens più noti si sono registrati 505 miliardi di profitti tassati in media al 7%.
Il 54% dei profitti esteri delle corporation americane è stato prodotto in 12 paradisi fiscali determinando cifre complessive che eccedono di decine di volte il peso reale delle economie degli stessi. È quanto emerge dall’ultima analisi condotta dall’organizzazione statunitense Citizens for Tax Justice (CTJ) a partire dai dati resi noti alcuni giorni fa dall’agenzia delle entrate (Internal Revenue Service, IRS). Nel dettaglio, i profitti accumulati dalle sussidiare estere delle imprese americane nel 2010, l’ultimo anno per il quale sono state rese disponibili le cifre, ammontano a 929 miliardi di dollari. 505 di questi sono stati registrati nei paradisi fiscali più noti del Pianeta. 424 nel resto del mondo.

Per dare un’idea del livello di concentrazione occorre guardare alla misura del peso economico dei singoli Paesi. Il Pil complessivo dei tax havens presi in considerazione vale poco meno di 1.900 miliardi di dollari. Quello degli altri Paesi in cui sono presenti filiali estere di società Usa supera i 42 mila miliardi. In altre parole, il peso delle economie in cui si è concentrata oltre la metà dei profitti è pari ad appena il 4% del Pil complessivo delle nazioni che ospitano le sussidiarie americane. In cinque Paesi, i profitti delle corporation Usa superano addirittura il Pil locale. Cifre alla mano, rileva CTJ, si va dal 106% registrato in Lussemburgo al 123% delle Bahamas per proseguire quindi con i numeri clamorosi del podio: 1102% alle Isole Vergini Britanniche, 1600% alle Cayman e 1643% alle Bermuda. Le tasse pagate dalle corporation nei 12 paradisi fiscali più noti equivalgono in media il 7% dei profitti contro il 17% registrato negli altri Paesi.

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