L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 6 giugno 2014

l'abbiamo gia detto, Boko Haram sarà il cavallo di troia per invadere e depredare la Nigeria?

NIGERIA: CHI SI NASCONDE DIETRO BOKO HARAM?

 
Se il leader di Boko Haram è un pazzo (e su questo ci sono pochi dubbi), come sarebbe in grado di aver pianificato il rapimento di 276 studentesse cristiane e come potrebbe riuscire a gestire un gruppo di quasi duemila persone al seguito considerando i propri guerriglieri?
Ma siamo davvero sicuri che dietro Boko Haram, non si nasconda qualcun altro?
Esiste un vecchio motto, utilizzato anche nei film che recita testualmente: “Il cervello crede, quello che l’occhio vede”. Quello che tutto il mondo ha visto (e quindi crede) è che Abubakar Shekau sia il leader incontrastato di un gruppo di estremisti islamici che odia l’Occidente con tutto il repertorio classico del personaggio in mimetica. Ma l’intera vicenda non può essere stata orchestrata da un semplice pazzo. Non parliamo di una classica irruzione dentro un edificio, con terroristi che prendono ostaggi e chiedono un riscatto. L’episodio nigeriano denota lucidità, pianificazione, strategia. Il fatto stesso di utilizzare una delle foreste più pericolose del mondo come rifugio, la dice lunga sulla premeditazione. I Boko Haram non sembrano agire come i West Side Boys o le truppe somale di Aidid. I West Side Boys si ritrovarono ad affrontare gli inglesi strafatti di alcol e droga nei loro villaggi praticamente all’aperto, mentre le truppe di Aidid erano un chiaro esempio di “folla armata”. I Boko Haram, giorno dopo giorno, sembrano agire in modo diverso. Il modus operandi, la tecnica del mordi e fuggi, la scelta degli obiettivi e la capacità di sparire tra gli alberi ed i serpenti della foresta di Sambisa, denotano una coordinazione ed una pianificazione che non può di certo esser frutto di una mente deviata come quella di Shekau. Verosimilmente, il leader di Boko Haram è un burattino, sapientemente utilizzato per confondere ed illudere. E’ vero, in internet girano alcuni video che ritraggono i guerriglieri nigeriani mentre appiccano il fuoco a vecchi jet (ormai inutilizzabili) del governo, festeggiando ed esultando quasi come stessero banchettando sul corpo di un drago morto. Ma se anche questa scena facesse parte del piano? Se questa teoria fosse confermata, allora l’Occidente deve iniziare a tenere gli occhi aperti. Perché se Shekau fosse soltanto l’attore scelto per far paura (?) all’Occidente, chi si nasconde in cabina di regia? Il mondo deve ancora conoscere il vero nemico? Le informazioni sono scarse, nonostante giorno dopo giorno sappiamo di basi dei servizi segreti Occidentali praticamente in tutta l’Africa o di programmi terminati perché ormai fuori controllo (come in Libia). Sappiamo che Boko Haram gestisce con i gruppi di Al Qaeda nel Magreb Islamico (AQIM) e di Al Shabab in Somalia alcuni campi di addestramento. Shekau è si vicino ad Al Qaeda, ma non sarebbe affiliato ufficialmente all’organizzazione terroristica. Secondo l’ultima teoria sui Boko Haram, i fondamentalisti avrebbero rapito le studentesse nigeriane per dimostrare al mondo di esistere e per attirare risorse economiche da investire nelle loro attività criminali. Shekau starebbe girando un immenso quanto cruento “promo” del suo gruppo per ottenere proseliti e fondi dai signori della guerra sparsi per il mondo. Ma se davvero fosse così, allora le coincidenze diverrebbero indizi, in quanto non sarebbe il primo caso isolato in Africa. Al Qaeda nel Magreb islamico, lo scorso anno, compì un attacco contro un impianto a gas in Algeria. L’azione riportò in auge il leader del gruppo Mokhtar Belmokhar, noto anche con il soprannome di Mr Malboro. Quest’ultimo, però, a differenza di Shekau (di cui ignoriamo praticamente tutto, ma non è certamente un genio del male) si è fatto le ossa con i mujaheddin ed ha una formazione prettamente militare. Abbiamo però la stessa operazione eclatante, con figure totalmente diverse. Abbiamo la medesima capacità di scuotere il mondo. Questo il filo conduttore delle operazioni fin qui compiute. Ma lavoriamo ancora di brainstorming. Escludiamo le figure principali, prendendo come riferimento soltanto le azioni dei terroristi. Eliminando contesto e nemico, il fine è il medesimo: farsi conoscere dal mondo, nella speranza di attrarre proseliti e fondi da investire. Chi si nasconde dietro i Boko Haram?
http://www.teleradiosciacca.it/news.aspx?news=18868

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