L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 5 giugno 2014

Stati Uniti un miliardo di dollari verso la guerra, cialtroni

L'America vuole aprire un nuovo fronte orientale?

L'America vuole aprire un nuovo fronte orientale?

I colloqui del presidente degli Stati Uniti Barack Obama tenuti a Varsavia il 3 giugno hanno assunto tinte militari. Il leader americano ha promesso di aumentare la presenza militare statunitense in Europa centrale e orientale. A questo scopo prevede di destinare almeno un miliardo di dollari. I fondi serviranno per aumentare le truppe statunitensi nella regione e la nuova formazione militare.

Formalmente la visita di Barack Obama a Varsavia era programmata per il 25° anniversario di una manifestazione politica puramente pacifica: le elezioni parlamentari in Polonia del 1989, considerate le prime parzialmente libere nel Paese ancora socialista. Tuttavia, dopo le questioni politiche la retorica del leader americano, nell’incontro i colleghi provenienti dall'Europa centrale e orientale, hanno ceduto subito posto al tema militarista. I discorsi di Obama sono stati caratterizzati dalle necessità militari di contenimento della Russia, come se ci fossero i carri armati sovietici ai confini dei Paesi della regione.
Secondo il consigliere alla Casa Bianca di politica estera del presidente degli Stati Uniti Ben Rhodes, questo approccio si inserisce nella corrente principale di rafforzare il rapporto transatlantico. Ma esso come risponde agli interessi politici ed economici genuini degli Stati della regione? La crisi economica in Europa non è stata superata e quindi i mezzi per aumentare la spesa militare dovrà prenderli dai bilanci previsti nell'ambito del programma anti-crisi. E, quindi, gli Stati della regione sono sotto una doppia pressione: politico-militare da parte degli Stati Uniti e della NATO da una parte e socio-economica dell'UE, del FMI e della Banca mondiale dall’altro. L’esperto presso l'Istituto Internazionale per la politica e gli studi umanistici Vladymyr Bruter, cita l'esempio della Romania, che sta cercando di soddisfare le esigenze dell'FMI e degli Stati Uniti ed è attivamente coinvolta nella fase preparatoria all'ingresso nell'orbita del nuovo fronte anti-russo:
Le autorità rumene hanno rispettato tutto quello che possono effettivamente realizzare al momento, ma ciò ha comportato cataclismi sociali. Se la Romania rispetterà tutti i punti del Fondo Monetario Internazionale, questo Paese sarà sull'orlo del caos.
Certo, è difficile aspettarsi da parte degli USA un vivo interesse verso la prosperità economica dei Paesi dell'Europa centrale e orientale. Piuttosto, possiamo parlare di contraddizioni interne della politica americana stessa. Parlando recentemente presso l'Accademia Militare degli Stati Uniti a West Point, lo stesso Barack Obama si dava da fare a convincere l'uditorio che la politica estera degli Stati Uniti deve essere portata avanti attraverso la diplomazia, l'azione multilaterale e la pressione economica e non azioni militari.
Per quanto riguarda la Polonia, che per bocca del presidente Bronislaw Komorowski ha promesso di aumentare la spesa militare al 2% del PIL, anche degli altri Paesi dell'Europa centrale e orientale stanno raccogliendo i costi del proprio orientamento geopolitico, ritiene il capo del dipartimento per l’integrazione europea dell’Istituto Statale di Mosca per le Relazioni internazionali presso il Ministero degli Esteri Nikolaj Kaveshnikov:
Essi stessi cercavano di entrare nell'Unione Europea e nella NATO sotto lo slogan "Back to Europe”. Sul fatto che l'Unione europea è in espansione verso est c'erano opinioni diverse. Si noti, tuttavia, che l'Unione Europea non è un progetto solo economico, ma è anche politico.
L’Europa, “come alleato NATO degli Stati Uniti e al contempo rivale nel settore”, come evidenzia l'edizione americana The National Interest, è costretta a farsi coinvolgere in un nuovo ciclo di lotta geopolitica. L'Unione Europea ha affrontato "la contraddizione tra la necessità di una maggiore integrazione e la riluttanza di molte persone per andare verso tale integrazione, come dimostrano le elezioni al Parlamento europeo." Un fronte anti-russo, formato così di fretta poggia su basi politiche ed economiche molto traballanti.
Nell’Europa dell'Est e dei Paesi Baltici le garanzie di sicurezza degli Stati Uniti non hanno alcun significato, se gli americani non vogliono o non possono rispettarle, punta il dito dalle pagine di un'altra rivista americana, The New Republic di Robert Kagan uno dei maggiori esperti della Brookings Institution. lo vorranno anche gli americani, ma potranno? Chiede retoricamente l’analista. La domanda aleggia nell'aria.
Per saperne di più: http://italian.ruvr.ru/2014_06_04/Gli-Stati-Uniti-aprono-un-nuovo-fronte-8160/


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