L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 10 luglio 2014

ai traditori della Patria contrapponiamo l'Alternativa, il Progetto Alternativo, tutto da costruire

coordinamenta

Lo stato delle cose in una nuvolosa estate

di Elisabetta Teghil

nuvolosa-estate-3Le recenti elezioni per il parlamento europeo hanno confermato quello che già si sapeva, cioè che l’elettorato italiano è in larga misura di destra, con forti connotati anticomunisti. Infatti, la sinistra, intesa come M5S e Lista Tsipras, ha raccolto il 25% dei voti. Non è questa l’occasione per chiarire cosa intendiamo per sinistra e se gli uni e gli altri, Pentastellati e Lista, facciano parte a pieno titolo del panorama di sinistra, certo è che il Partito Democratico, così come gli altri partiti socialdemocratici in Europa, si è trasformato in destra moderna ed equivoci non ce ne sono , né all’andata, né al ritorno perché il loro programma politico è esplicito e chiaro e chi li sostiene li percepisce giustamente come tali.
Soffermandoci sull’Italia, ma il ragionamento si può estendere anche agli altri Paesi, il PD ha rinunciato ai connotati propri della cultura socialdemocratica riformista e gradualista per sposare la causa neoliberista che si è proposto di naturalizzare in Italia.
Il neoliberismo, penso che tutte/i conveniamo, è un attacco a tutto campo al mondo del lavoro, alle sue conquiste, traduce tutto in merce, smantella lo stato sociale… E’ un modello che è nato negli USA, testato in corpore vili nel Cile di Pinochet e passato in Europa attraverso l’Inghilterra.
L’anomalia, tutta italiana, era che il partito di riferimento delle multinazionali, il PD, non riusciva ad ottenere quel consenso elettorale che avrebbe potuto fare da viatico per un’accelerazione per il progetto neoliberista e per la sua realizzazione compiuta, anche per la resistenza di quei ceti e di quelle frazioni della borghesia che, espulse dal blocco di comando che aveva governato questo paese nel dopoguerra, si erano organizzate e avevano trovato in Berlusconi il terminale politico della difesa dei loro interessi.
Politicamente, questi, era già sconfitto da tanti anni. Gli è andata bene perché è stato mandato ai servizi sociali, con la spada di Damocle dei tanti procedimenti penali che lo inseguono, altrimenti avrebbe fatto la fine di Gheddafi. E’ profondamente errato presentare il PD come la nuova DC. Gli interessi che quest’ultima rappresentava si erano coagulati intorno a Berlusconi.
Il PD è altro. Rappresenta un nuovo blocco politico che tutela gli interessi dell’iper-borghesia o borghesia imperialista o transnazionale, comunque si voglia chiamare. E, quest’ultima, nel suo processo di auto valorizzazione ha rotto il blocco sociale che ha governato questo paese nel dopoguerra. Da qui l’emarginazione e la pauperizzazione, a tutto campo, della piccola e media borghesia, delle piccole e medie imprese, delle libere professioni, dei lavoratori cognitivi…..
Il neoliberismo, forma realizzata dello stadio del capitale nel suo processo di auto sviluppo, è un’ideologia, nel senso più compiuto del termine come visione onnicomprensiva della società. Pertanto richiede una riformulazione compiuta del ruolo della Costituzione, delle Istituzioni e degli organismi di rappresentanza dei cittadini/e. Questo è il senso della manomissione e reimpostazione della Costituzione scritta, nonché del diverso ruolo attribuito al Senato ed, infine, del Parlamento ridotto non più a camera di compensazione degli interessi dei vari segmenti della borghesia e, magari, a ricaduta, qualche volta, dei cittadini/e tutti/e, ma a mero organismo formale delle decisioni delle multinazionali.
Tutto ciò comporta come risultato lo svilimento del “politico”. Da qui la mancanza di politici di una qualche statura e il confronto impietoso con quelli della prima repubblica. Da qui l’inconsistenza della lotta contro la corruzione perché l’arricchimento personale non può che essere l’unico spazio di ritorno per chi si dedica alla politica, non certo più con il metodo tradizionale delle bustarelle, ma con quello degli incarichi e dei finanziamenti pubblici ad una miriade di centri studi, fondazioni, ong…
Anche in questo frangente, Berlusconi appartiene ad un mondo superato e sconfitto. Non si danno soldi a qualcuno per portarlo dalla propria parte, non ha imparato la lezione dalla nascita del primo governo D’Alema, quando deputati e senatori di destra, compresi fascisti dichiarati, si sono spostati ed hanno permesso la nascita di quel governo, né dalle vicende di casa propria riguardanti la nascita del gruppo parlamentare e politico intorno a Fini, né più recentemente, dalla diaspora di Alfano e collaterali.
Qualcuna/o dirà che la politica che porterà avanti questo esecutivo uscito vincente dalle elezioni europee, sarà particolarmente dolorosa per i cittadini/e, ma che, questi ultimi, presenteranno il conto alle prossime elezioni. Questo è già stato messo in preventivo attraverso una falsa alternativa che, in effetti, non è altro che un’alternanza al servizio degli interessi della stessa ideologia neoliberista, come del resto è stata messa in preventivo la crescente disaffezione dei cittadini alle elezioni. Infatti, negli Stati Uniti, la percentuale dei votanti si attesta sul 40%.
Il neoliberismo, così come si sta realizzando a passi da gigante in Italia, non richiede particolari capacità di analisi, basta rivolgere lo sguardo alla società americana che è caratterizzata da una povertà diffusa che sprofonda in una miseria da paese africano e stiamo parlando di circa 50 milioni di statunitensi, da un crollo dell’aspettativa di vita dovuta alla mancanza della sanità pubblica, che si attesta su quella dei paesi africani poveri,da un’istruzione elitaria dettata da una selezione di censo, da una popolazione detenuta che batte tutti i record mondiali a cui si aggiungono percentuali altissime di cittadini sottoposti a vario titolo a misure di controllo.
E il controllo riguarderà non solo i cittadini che,in qualche modo, sono caduti nelle maglie della giustizia, non solo gli oppositori reali e presunti, ma i cittadini tutti che non avranno più un momento privato, non solo a causa dei monitoraggi che, oggi ,ormai potremmo definire di tipo tradizionale, come quelli che riguardano la registrazione delle conversazioni telefoniche o dei conti bancari, ma, tramite le nuove tecnologie, anche di quelli riguardanti la corrispondenza e i colloqui, in qualsiasi posto vengano fatti, a casa propria, nei luoghi pubblici, in quelli lavorativi…. A far accettare tutto ciò ci stanno pensando i media che non sono più al servizio del potere, ma ne fanno parte integrante. Basti vedere che Repubblica, intesa come giornale, non si limita a fare da megafono al PD, ma detta la linea politica ed è arrivata, addirittura, a scandire i tempi e i modi di esprimersi di quella che, bontà sua, si definisce sinistra radicale. E’ questo il senso della Lista Tsipras. Lo sforzo generoso di una porzione del popolo di sinistra che ha permesso il superamento della soglia del 4%, si è risolto nel mandare al Parlamento Europeo due giornalisti di Repubblica su tre eletti.
Ma ritorniamo a noi.
Dato il deficit dello Stato non ci sono spazi per politiche sociali, però si aumentano vertiginosamente le spese militari….
Le assunzioni nel pubblico impiego sono bloccate, però vengono fatti in continuazione concorsi per le varie forze di polizia ……
Negli Usa, già dopo l’uccisione di J.F. Kennedy, le multinazionali avevano trasformato il Parlamento e il Senato in un’arena delle lobby che rappresentavano i loro interessi e il presidente non era altro che un loro esecutore. Ma, nell’ultima stagione, con Barack Obama, sono arrivate ad allevare direttamente il presidente in vitro, non per niente nella stagione dell’antirazzismo razzista, il presidente è nero.
Qui da noi, da un Andreotti e da un gruppo dirigente democristiano che aveva un occhio di riguardo nei confronti dei palestinesi, da un Craxi che inviava i carabinieri fuori dalla base americana di Sigonella, si è passati a un D’Alema che si è fatto mandare al governo per far partecipare l’Italia all’aggressione alla Jugoslavia senza mandato dell’Onu e senza voto del parlamento.
Il passo successivo sono stati un Prodi e un Amato il cui ruolo era, in definitiva, quello di permettere la svendita dei gioielli di famiglia alle multinazionali straniere. Quindi, ci hanno mandato Monti, proconsole in una provincia dell’impero, fino a mettere a capo dell’esecutivo un uomo allevato e preparato per questo incarico come Renzi.
Praticamente da paese a sovranità limitata siamo diventati una colonia nel senso più compiuto del termine perché la linea politica viene dettata dall’esterno e le ricchezze vanno all’estero.
Le cariche istituzionali, a partire da quella più alta, non lavorano nell’interesse dell’Italia, basti vedere le vicende libiche e oggi quelle ucraine.
E’ evidente che gli interessi italiani ed europei non coincidono in Ucraina con quelli statunitensi, eppure i paesi europei devono sottostare alle mire espansionistiche americane. Alcuni paesi recalcitrando, noi con gregario consenso. E i nostri Servizi, di cui non è questa la sede per discuterne il ruolo, a differenza di quelli tedeschi e francesi, non lavorano per il paese, ma sono una dependance di quelli americani, e non sono neanche come quelli inglesi che hanno un rapporto di stretta collaborazione con quelli statunitensi, ma in maniera paritaria.
Inoltre, quello che sta succedendo in Ucraina ha smascherato la lettura violenta e faziosa che i media fanno delle vicende internazionali. In questa occasione, non hanno potuto sciorinare gli alibi che hanno usato in passato perché è chiaro che in Ucraina c’è stato un colpo di stato, al governo ci sono i nazisti con il loro armamentario politico, culturale, militare ed è in atto una feroce repressione. Le bugie che ci dicono in Italia sui NoTav, sui NoMuos, sulle lotte contro i Cie, sulle lotte di resistenza dei lavoratori, sulle lotte per la casa, su quelle contro gli sfratti…fanno tutte parte di un unico progetto.
E’ vero che l’Europa si ripropone di diventare un blocco imperialista, ma le sue difficoltà vengono dal fatto che gli Stati Uniti le riconoscono solo una funzione di imperialismo regionale ed un’autonomia limitata, autonomia che dovrebbe venire meno quando i suoi interessi non coincidono con quelli statunitensi, come sta avvenendo in Ucraina.
Il colpo mortale che gli Usa vogliono portare ad un’Europa indipendente passa attraverso l’accordo TTIP che sarà la tomba dell’autonomia e dell’indipendenza non solo dell’Unione Europea, ma anche dei singoli Paesi.
In Europa il neoliberismo si è già realizzato, l’Italia si sta adeguando, ma è indietro.
Ma è sempre necessario ricordare che Il neoliberismo non è un prodotto europeo, ma statunitense. Per questo l’Europa non produce più politici di statura, non ci sono più gli Adenauer, i Brandt e i de Gaulle. Il problema non è di essere nostalgici rispetto a quella stagione o a quei personaggi politici, non è di difendere Milosevic, Gheddafi o Assad né quello di schierarsi con Sankara e Allende, ma di raccontare le vicende per quelle che sono.
I governi che, in qualche misura, tentano di sottrarsi all’egemonia americana e alla penetrazione dei suoi capitali e, pertanto, sono asimmetrici agli interessi statunitensi, vengono rovesciati in un modo, nell’altro o nell’altro ancora, nessuna opzione è esclusa.
Da qui l’uso strumentale delle motivazioni che vengono addotte di volta in volta e nobilitate con parole suggestive ed evocative quanto false, per demonizzare Milosevic per il quale abbiamo visto rievocare la figura di Hitler in continuazione.. per condannare i diritti umani negati in Cina….. per denunciare il dramma dei gay in Russia o quello delle lesbiche in Libia…. per salvare i bambini delle favelas in Brasile e via dicendo… la verità è che i paesi Brics sono tutti a rischio, i loro governi naturalmente, e nessuno si può sentire più sicuro a casa sua, neanche Vladimir Putin. La Cina è consapevole che se non si aprirà al mercato americano o se continuerà la sua penetrazione e alleanza economica con tanti paesi sparsi ovunque nel mondo, per lei è pronta anche l’opzione nucleare.
Gli Stati Uniti non hanno alleati, ma vassalli o paesi da ridurre in semischiavitù.
Quando si è diffusa la notizia che le conversazioni di Angela Merkel, anche private, erano tutte controllate dagli Usa, in Germania c’è stata grande indignazione. Niente di simile è uscito fuori in Italia, e non mi dite che qui non succede, e, a conferma di quanto siamo asserviti, noi non ci siamo neanche indignati per quello che è successo in Germania.
Gli Stati Uniti dettano anche l’agenda politica. Le olimpiadi moscovite andavano boicottate per via dell’invasione dell’Afghanistan, quelle di Pechino per i diritti umani violati, quelle invernali di Sochi per i diritti degli omosessuali, i campionati europei di calcio in Ucraina per via dell’eliminazione dei cani randagi e i campionati mondiali di calcio in Brasile per lo spreco di denaro mentre nelle favelas si muore di fame.
Tutto bene però per le olimpiadi di Atlanta, patria della Coca Cola, scippate alla Grecia e per quelle di Londra…..ma, si sa, i paesi occidentali sono sempre bravi e buoni, democratici e altruisti. Ma chi è che porta le guerre neocoloniali in giro per il globo o che si appropria delle ricchezze del terzo mondo? Da bambine/i si diceva: il fantasma formaggino. Questo ci ricorda tanto il pinkwashing e la strumentalizzazione dei diritti delle donne nei paesi asimmetrici agli interessi occidentali con le zelanti manifestazioni fuori dalle ambasciate dei paesi che poi saranno oggetto dell’aggressione degli Stati Uniti e dei loro alleati.
Un approccio tanto devastante quanto purtroppo veicolato anche da persone e realtà che si autodefiniscono di sinistra, che si presentano come “pure” e che dichiarano di non essere né con gli Usa né con Putin, né con gli Usa né con Assad , né con gli Usa né con i Brics…(….ehi! ma ci sono sempre gli Usa…?), ma sempre e soltanto dalla parte della classe operaia e dei popoli. Così tutto si risolve nel dare mano libera al più forte con tanto di bombardamenti alle fabbriche di Belgrado con l’uso dell’uranio impoverito o sulla popolazione libica.
Approccio devastante che si esprime anche nelle vicende di casa nostra. Tutti gli strali vengono rivolti sempre contro il M5S che sicuramente è populista e interclassista, ma si oppone anche a tutte le guerre umanitarie a differenza di quei partitini che prendono le distanze a seconda se si trovano al governo o all’opposizione, per non dire dei verdi che si agitano per il riscaldamento del pianeta e sono i capifila del neocolonialismo.
Ma, oltre ai puri, ci sono anche i colti, che spesso sono gli stessi e che riescono a prendersela con i Forconi… con i pastori sardi….con il popolo della partita iva… e con tutti quelli che, a vario titolo, tentano, aggiungiamo noi purtroppo invano, di sottrarsi alla cappa neoliberista, e che, come se non bastasse la tenaglia repressione-persecuzione fiscale, devono fare i conti anche con chi li demonizza.
In particolare, per quanto riguarda il M5S o verrà a più miti consigli ed accetterà di entrare a far parte del gioco, oppure ci penseranno i media, la magistratura, le pressioni economiche, le scissioni pilotate e, là dove servirà, i ricatti.
La situazione sembra molto ingarbugliata, ma bisogna ricominciare dallo stato delle cose.
E’ necessario ricostruire un blocco sociale alternativo al progetto neoliberista partendo non dalla presunzione di avere la verità, magari attraverso la citazione dei testi sacri, ma dalla capacità di rappresentare in termini di classe le esigenze e le aspettative di tanta parte dei cittadini/e. E questo progetto, qui da noi, deve avere la consapevolezza del ruolo degli Stati Uniti come Stato del capitale e del ruolo del PD come partito che si è assunto il compito della naturalizzazione del neoliberismo nella nostra società.
http://www.sinistrainrete.info/politica-italiana/3898-elisabetta-teghil-lo-stato-delle-cose-in-una-nuvolosa-estate.html

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