L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 11 luglio 2014

Gaza è una prigione a cielo aperto e Israele si prepara per fare una mattanza

Se Israele invade Gaza esplode il Medio Oriente?

Cerchiamo di distrarci con i mondiali di calcio, cerchiamo di distrarci con gli interessanti tentativi di Renzi di cambiare la natura del Senato, e tuttavia sarà bene, magari con un angolo del cervello, non dimenticare che incombe su di noi una tragedia di proporzioni impossibili da valutare oggi, cioè la sempre più probabile invasione via terra della Striscia di Gaza da parte dei carri armati israeliani e dei 40 mila soldati schierati sul confine, con un conseguente conflitto tra israeliani e palestinesi, un numero di morti assai alto anche tra Israele, un precipitare della crisi verso esiti oscuri non solo nella zona in questione, ma in tutta l’area là intorno, l’Egitto dell’ultimo generali golpista, la Siria della guerra civile, l’Iraq e il califfo conquistatore al Baghdadi, la Giordania, in bilico anche lei proprio per il pericolo di essere invasa dal califfo (starebbe pensando di chiedere aiuto addirittura ad Israele).
Ieri che è successo?
I palestinesi della Striscia – due milioni di persone – hanno passato la notte in bianco. Come dormire sotto un tetto nel pieno di un bombardamento come quello di ieri? I siti di Hamas centrati da quando l’operazione è cominciata, quattro giorni fa, sono 750, e tra questi ci sono 31 tunnel, dove stanno rintanati i leader palestinesi, e 60 lancia-razzi. I morti ieri sera erano 81, la metà dei quali donne e bambini. Si dice che Tsahal, cioè l’esercito di Israele, potrebbe muoversi domenica prossima. Gli americani hanno calcolato che in una quindicina di giorni la perdita finanziaria del paese per quello che sta accadendo potrebbe essere di otto miliardi e mezzo di dollari.
C’è qualche spiraglio?
Al momento, no. Alle dure dichiarazioni palestinesi di cui abbiamo riferito ieri, si aggiungono oggi prese di posizione israeliane altrettanto dure. A partire da quella, netta, del primo ministro Netanyahu: «La tregua con Hamas non è in agenda». È intervenuto anche Ban Ki-moon, segretario generale dell’Onu: «È più urgente che mai trovare un terreno comune per ritornare alla calma e ad un cessate il fuoco. Condanno i razzi lanciati da Hamas, ma anche l’eccessivo uso della forza da parte di Israele è intollerabile. Il mio interesse primario è quello di proteggere i civili. Ancora una volta il popolo palestinese si trova in mezzo, tra l’irresponsabilità di Hamas e la dura risposta di Israele».
Di quanti razzi dispone Hamas?
Si parla di diecimila ordigni, in gran parte custoditi nei tunnel che da Gaza portano in Egitto. Ieri è stato riaperto il valico di Rafah, per consentire il trasporto dei feriti negli ospedali del Cairo. Quanto alle armi, tutti ricordano adesso la Klos-C, bloccata nel Mar Rosso da Israele lo scorso marzo: la nave veniva dall’Iran e aveva a bordo quattrocentomila proiettili calibro 7,62 per armi leggere, centottantuno mortai da 122 mm, quaranta missili M-302, progettati in Cina, fabbricati in Siria e con una gittata compresa tra i 90 e i 170 chilometri, che sarebbero arrivati ai palestinesi probabilmente via Sudan. Ital Baron, generale dei servizi israeliani, sostiene che Hamas ha comunque ricevuto molti missili, anche se in genere imprecisi. Soprattutto Qassam fabbricati in casa, senza sistema di puntamento e con una gittata media di una quarantina di chilometri.
Si dice che questo scudo israeliano ne abbia intercettati finora il 90 per cento.
Sì, secondo le fonti israeliane l’Iron Dome, su cui gli americani (e non solo) hanno sempre avuto molti dubbi, starebbero funzionando egregiamente. Dopo il viaggio di Obama del 2012, gli americani hanno promesso uno stanziamento di mezzo miliardo di euro (680 milioni di dollari). Le batterie in funzione dovrebbero essere 15, ma a quanto se ne sa ne sono state costruite solo sette. Nonostante questo, la maggior parte dei 200 missili sparati contro Tel Aviv, Hadera e le altre città a portata di raggio è stata neutralizzati. Lo scudo funziona attraverso algoritmi, radar e velocità di riflessi umani. La maggior parte di questi armamenti sarebbero arrivati a Gaza, via tunnel, durante il periodo in cui al Cairo governava il presidente dei Fratelli Musulmani, al Morsi.
I Fratelli Musulmani hanno una parte in questa crisi?
Hamas, alla fine, è la sezione di Gaza dei Fratelli Musulmani. Abu Mazen dice di aver telefonato al presidente egiziano al Sisi, ai leader dell’Arabia Saudita, agli emiri del Qatar, e al segretario di Stato americano Kerry. Al Sisi e l’emiro del Qatar avrebbero dato ampie assicurazioni, col che proponendosi in qualche modo come mediatori. Ma come possono i palestinesi accettare che la parte di mediatore sia affidata allo stesso uomo politico (al Sisi) che tiene in galera i Fratelli musulmani, di cui Hamas, in definitiva, fa parte? E come possono gli israeliani discutere con gli emiri del Qatar, rimasti i soli ormai a passar soldi ai terroristi palestinesi?

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