L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 19 luglio 2014

Governo cialtrone, nessun Piano industriale per il paese, la deindustrializzazione continua e parlano di ripresa

Eni. Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil: "Il 29 luglio è sciopero in tutto il Gruppo"
Dopo l'annuncio shock di Eni di mettere in discussione l'impianto strategico dell'industria chimica e della raffinazione in Italia, i sindacati chiedono un immediato incontro a Renzi. "Il cane a sei zampe - sostengono con forza - non può lasciare l'Italia".


Roma, 18 luglio 2014. Martedì 29 luglio sarà sciopero per l'intera giornata dei lavoratori di tutte le aziende del Gruppo Eni (impianti di raffinazione, produzione e perforazione, impianti chimici e petrolchimici, sedi direzionali, depositi, uffici commerciali e amministrativi, aziende territoriali), oltre allo sciopero di due ore - da definire a livello locale - di tutti gli impianti di raffinazione sul territorio nazionale. Nella stessa giornata dello sciopero prevista una manifestazione nazionale a Roma (ore 15,00) davanti Montecitorio.
Sono queste le decisioni del coordinamento nazionale unitario Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil del gruppo Eni, riunitosi oggi a Roma alla presenza dei segretari generali Emilio Miceli, Sergio Gigli, Paolo Pirani.
Oltre 30.000 i lavoratori interessati dall'astensione dal lavoro che - assicurano i sindacati - sarà rigorosamente effettuata secondo le norme previste dalla legge n.83/2000 e dagli accordi contrattuali intercorsi a tutela della sicurezza delle persone, della loro integrità, dell'ambiente circostante e delle emergenze.
Il "pomo della discordia" è la profonda crisi in atto nel sistema della raffinazione italiana, culminata con la chiusura di tre raffinerie - oltre alla drammatica situazione di Gela, dove rischiano il lavoro più di 3500 persone tra dipendenti diretti e indotto - e dalle posizioni recentemente rese note da Eni su blocco di investimenti, dalle scelte preoccupanti di ridimensionamento degli assetti industriali, occupazionali e della politica energetica del Gruppo nel nostro paese.
Insomma "l'annuncio shock dell'Eni - dicono senza mezzi termini Miceli, Gigli, Pirani - di mettere in discussione l'intero impianto strategico della chimica e della raffinazione in Italia comporta pesanti ricadute sull'intero sistema industriale e occupazionale nel nostro paese, facendo terra bruciata sull'industria italiana. Questo il Governo lo deve sapere, in primis il Presidente del Consiglio!"
"Colpi di spugna - insistono i tre leader sindacali - su accordi e investimenti Eni già sottoscritti (Marghera, Gela, ecc.) sono inammissibili. Al Governo - ricordano - abbiamo chiesto l'immediata convocazione di un tavolo negoziale: se - come sostengono al ministero dello Sviluppo Economico - la politica industriale richiede anche di rivalutare l'intervento pubblico nell'economia, allora il Governo chiarisca se l'Eni risponde solo al mercato e alla Borsa o deve dar conto delle decisioni anche all'azionista di riferimento". "Se è vero, come è vero, che l'Italia ha bisogno degli investimenti e della presenza industriale di Eni, non possiamo assistere inerti - concludono i tre segretari generali - ad un grande gruppo che rischia di uscire dall'industria. Ci batteremo con tutte le nostre forze affinchè ciò non avvenga: è per questo che abbiamo l'obbligo di tenere uniti tutti i lavoratori del Gruppo".
http://www.cisl.it/sito.nsf/le-notizie/2014/07/18/Eni-Filctem-Cgil,%20Femca-Cisl,%20Uiltec-Uil-29-luglio-sciopero-di-tutto-il-gruppo?OpenDocument

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