L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 27 luglio 2014

il governo fantasma, Renzi chi?

Renzi,cinque mesi di ... Balle
Renzi fa l'apprendista stregone sulla pelle gli italiani. Annuncia, promette, rilancia e riannuncia. Di fatto, però, nei primi 150 giorni di governo non ne ha imbroccata una che sia una. Ricorda un po' le streghette del popolarissimo gioco "Bubble Witch": intorno a sé ha tante palle, tutte belle e colorate. Come le sue promesse. Ma mentre cerca la formula magica per realizzarne almeno una, colleziona solo fallimenti. In definitiva, un abile venditore di fumo, capace solo di nascondere bene la sequela di smacchi e smentite che hanno segnato fin qui il suo governo, se è vero che i consensi per il suo partito veleggiano sopra il 42%.
Cominciamo dalle tanto sbandierate riforme, quelle sulle quali il presidente del Consiglio fin dal suo discorso di insediamento a Palazzo Chigi ha detto di «metterci la faccia». Ne aveva promesse una al mese. Cinque mesi dopo, aspettiamo ancora di vedere la prima. Le più importanti, quelle costituzionali, sono impantanate nella palude dei Palazzi romani. Con ben poche possibilità di uscirne indenni.
Passiamo ai dati economici. Il tasso di disoccupazione ha toccato il 13,6%, quella giovanile è al 46%. Dati «sconvolgenti» a detta dello stesso premier, che ha subito tuonato: «Nei prossimi mesi torneremo sotto la doppia cifra». Sapete in che giorno l'ha detto? Il 1° aprile. Un pesce bello e buono.
Altri dati, altra doccia fredda. Renzi sognava per quest'anno un Pil in crescita quasi di un punto percentuale. Ora deve ammettere che sarà «molto difficile» arrivare a tale stima. «Le statistiche, credo, inizieranno a migliorare solo dal 2015», si è corretto. Campa cavallo. Nell'attesa, il Fondo monetario internazionale spazza via le speranze di ripresa economica del governo, rivedendo al ribasso le stime di crescita sul Pil, ora fissate allo 0,3%. Ancora meno ottimista Bankitalia, che a metà luglio prevedeva una crescita solo dello 0,2%. Per inciso, il Pil del Belpaese è il peggiore fra i big dell'Eurozona.
Capitolo debito pubblico. È sceso, si è fermato, ha almeno rallentato? Macché. Galoppa di record in record. L'ultimo lo fissa a 2.166,3 miliardi di euro, pari al 135,6% del Pil. Peggio di noi in Europa solo la Grecia, che è tutto dire.
Neppure gli 80 euro regalati in busta paga, poi, hanno fermato il calo dei consumi. A maggio (ultimi dati disponibili) le vendite al dettaglio hanno fatto registrare un -0,7% rispetto al mese precedente e un -0,5% rispetto allo stesso mese del 2013 (dati Istat). Parallelamente, continua a calare l'indice del clima di fiducia dei consumatori, che questo mese è passato a 104,6 da 105,6 di giugno. Lo comunica ancora l'Istat, precisando che il peggioramento riguarda tutte le diverse componenti prese in esame. Mentre i salari (e questi sono dati Istat freschi freschi, diffusi ieri) si confermano in calo, tanto da raggiungere i livelli più bassi da oltre trent'anni.
Sul fronte immigrazione, grazie anche alla proroga della sciagurata operazione Mare Nostrum, nei primi sei mesi di quest'anno i clandestini sbarcati in Italia hanno già superato il numero complessivo degli arrivi del 2011, fino ad oggi l'anno record con 63 mila. Di giorno in giorno diventa sempre più realistica la stima di centomila sbarchi entro l'anno.
Ma il governo non ha fatto di meglio nemmeno in politica estera, anzi. Fra le più recenti (e cocenti) sconfitte incassate dall'Esecutivo c'è la nomina del ministro Federica Mogherini ad Alto rappresentante della Ue per gli Affari esteri. Una poltrona che già conta poco o nulla. Fatto sta che ben 10 Paesi Ue sono insorti contro questa nomina. E per fortuna che a detta del governo italiano c'era «un accordo con tutti i socialisti europei».
La prima cosa che ha fatto Renzi da premier - ricordate? - è stata telefonare a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò trattenuti agli arresti in India dal febbraio del 2012. Per liberarli, aveva detto il neo capo del governo, «faremo semplicemente di tutto». Indovinate come (non) è andata a finire.
Niente da fare neppure sul fronte della richiesta all'Europa di maggiore flessibilità sui conti. «La flessibilità arriva quando serve»: così ha gelato Matteo Renzi il neo commissario Ue agli Affari economici, Jyrki Katainen. Che ha poi rincarato: «Le regole non si devono cambiare». E alle pressioni di Italia e Francia per rivedere il limite del 3% sul Pil del deficit pubblico, come previsto dal Patto di stabilità, Katainen ha risposto: «Questi governi dovrebbero chiedersi perché le loro economie crescano meno delle altre nonostante l'alta spesa pubblica». Chissà se lo stregone di Firenze troverà la risposta.

http://www.lapadania.net/Detail_News_Display?ID=3199&typeb=0&Renzi-cinque-mesi-di--balle 

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