L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 19 luglio 2014

Ilva, il governo persegue con pervicacia la deindustrializzazione dell'Italia

Ilva, gli indiani ultima chance. Il Governo: «Bisogna vendere»
Ilva sempre più vicina al gruppo franco indiano Arcelor Mittal. Con il prestito ponte, garantito dal recente decreto, che servirà a dare ossigeno al barcollante gigante dell’acciaio. Così ci sarà il tempo per pilotare l’acquisizione della grande fabbrica, con il piano ambientale a fare da garanzia per lavoratori e città. Sembra oramai chiara la strategia del Governo impegnato a lanciare la definitiva ciambella di salvataggio al colosso dell’acciaio, sulla graticola oramai da due anni. Una strategia che è emersa nuovamente ieri nel vertice che si è tenuto al ministero per lo sviluppo economico. Da un lato il ministro Federica Guidi, mentre dall’altra parte del tavolo si sono accomodati Rocco Palombella e Mario Ghini della Uilm, Marco Bentivogli e Giuseppe Farina della Fim, e Maurizio Landini e Rosario Rappa della Fiom. Andando con ordine il ministro ha inteso subito illustrare il cammino del Governo riguardo all’ultimo decreto sulla crisi dell’ Ilva .

Proprio ieri sul provvedimento è arrivata la firma del presidente Giorgio Napolitano. Oggi sarà pubblicato sulla gazzetta ufficiale e verrà convertito entro i primi di agosto. Quella norma spianerà la strada al prestito ponte, senza il quale la fabbrica sarebbe già con un piede e mezzo nel baratro. Il commissario dell’ Ilva Piero Gnudi ha incontrato gli emissari delle banche che autorizzeranno il finanziamento due giorni fa. Ha alzato il più possibile le sue richieste, con una proposta complessiva per il conto di gestione che si attesta intorno ai 650 milioni di euro. Praticamente impossibile che riesca ad ottenere quella cifra. Anche ieri al tavolo ministeriale si è compreso che la disponibilità degli istituti di credito sarà al massimo per 300 milioni. Una boccata di ossigeno limitata per il grande impianto, che continua a viaggiare in rosso profondo, con l’imponente spesa corrente gravata da perdite nell’ordine dei venti milioni di euro al mese. Con questi numeri è chiaro che il finanziamento ponte garantisce una limitata autonomia. Ed ecco quindi la necessità di accelerare sul fronte della cessione. Diversi gruppi hanno fatto pervenire al ministero il proprio interessamento, dopo la rottura definitiva con i Riva. Ma la partita in questo senso non sembra avere alternative. Si va verso un ingresso di Arcelor Mittal, con la prospettiva che si possa realizzare entro la fine dell’anno. «Registriamo una schiarita - dice Rocco Palombella della Uilm - soprattutto perché il ministro Guidi ha illustrato un percorso che individua i futuri assetti industriali. Rimangono tutte le perplessità per l’avvento di Mittal.

Per questo ci misureremo con il Governo e il commissario». Già perché i sindacalisti spingono affinché alla trattativa finale non si arrivi in stato comatoso. La fabbrica deve riprendere a marciare, a produrre e a vendere. In maniera da presentarsi all’acquirente franco indiano senza avere l’acqua alla gola. Ed è chiaro che la riorganizzazione aziendale chiama in causa direttamente il commissario spedito a Taranto a sostituire Enrico Bondi. Stasera il segretario della Fim Bentivogli incontrerà Gnudi. Domani invece è in programma un confronto con Palombella. «Prendiamo atto dell’impegno del Governo e della necessità di intensificare il confronto. A questa cessione è indispensabile non arrivare con il fiato corto» - ha commentato Marco Bentivogli. «Le condizioni - ha concluso - per noi sono sempre le stesse. La sostenibilità sociale e ambientale degli assetti industriali». E le perplessità del fronte sindacale vengono espresse in maniera più diretta da Mimmo Panareli, segretario provinciale della Fim. «Continuiamo a navigare a vista - ha detto ieri sera - e mi pare che la gravità della situazione non venga colta da tutti con la necessaria attenzione».

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