L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 16 luglio 2014

Ilva governo cialtrone, nessuna progettualità, l'acciaio deve rimanere italiano


Ilva: commissario Gnudi chiede alle banche 650 milioni di euro

Ilva commissario Gnudi chiede alle banche 650 milioni di euro 09:04 16 LUG 2014

(AGI) - Taranto, 16 lug. - Ammonterebbe a 650 milioni di euro la richiesta che il commissario dell'Ilva, Piero Gnudi, ha avanzato alle banche per il prestito ponte. Le banche con le quali il commissario ha avuto un incontro ieri a Milano sono Unicredit, Intesa San Paolo e Banco Popolare. Si tratta degli istituti con cui l'Ilva ha in piedi da mesi una trattativa al fine di reperire nuove risorse che le consentano di superare la grave crisi di liquidita' nella quale si trova. I 650 milioni che Gnudi avrebbe chiesto alle banche per l'Ilva sotto forma di prestito ponte sono quasi il doppio della cifra circolata in queste settimane e si avvicinano di piu' a quello che il sub commissario dell'Ilva, Edo Ronchi (peraltro intenzionato a non accettare alcuna proroga dell'incarico) ha indicato come fabbisogno dell'azienda sia per la seconda parte del 2014 che per il 2015. Ronchi, stimando i costi delle misure dell'Autorizzazione integrata ambientale attualmente in cantiere, ha parlato di un fabbisogno complessivo di 800 milioni, di cui 550 sino a giugno prossimo e 250 nella fase successiva. E di prestito ponte per circa 7-800 milioni si era parlato anche nei giorni delle trattative tra l'ex commissario dell'Ilva, Enrico Bondi - sostituito dal Governo ai primi di giugno proprio con Gnudi - e le stesse banche. Solo che a Bondi le banche hanno sempre detto no, non condividendo il suo piano industriale basato sull'uso del preridotto di ferro in alternativa all'agglomerato di minerali, valutando la contrarieta' manifestata dal gruppo Riva, azionista di maggioranza dell'Ilva, e temendo infine un rischio fallimento per l'azienda. Adesso con Gnudi commissario il quadro si presenta un po' diverso in quanto, proprio per garantire le banche, il Governo lo scorso giovedi' ha varato sull'Ilva un ennesimo decreto - che ora dovra' essere convertito in legge - il quale fa della prededuzione il suo punto di forza. In altri termini, le banche sanno che prestando i soldi all'Ilva, sono piu' "garantite" in caso di eventuale default aziendale. La prededuzione, recita il decreto, e' subordinata all'autorizzazione dei ministeri Ambiente e Sviluppo economico ed e' valevole sia per la parte ambientale che per la gestione dell'esercizio aziendale. "Il ricorso alla prededucibilita' - si afferma nel testo che accompagna il decreto - e' volto a facilitare la concessione del finanziamento e si giustifica in ragione degli interessi di carattere generale che si intendono perseguire, in particolare il risanamento ambientale e la continuita' e valorizzazione dell'impresa. Il raggiungimento di tali obiettivi giustifica la compressione dei diritti particolari dei creditori, la cui possibilita' di soddisfacimento e', in ogni caso, rafforzata dalla continuita' dell'esercizio di attivita' di impresa". Se questa garanzia della prededuzione servira' ora ad allentare i cordoni della borsa delle banche, e in che misura, e' cosa che si vedra' nei prossimi giorni. E' indubbio, pero', che si siano ritrovate di fronte una maggiore richiesta da parte di Gnudi e le prime valutazioni avrebbero messo in evidenza proprio la rilevanza della richiesta, probabilmente inattesa e ritenuta anche impegnativa. In effetti, gli impegni cui l'Ilva deve assolvere nei prossimi mesi sono tanti e rilevanti. Oltre ai lavori per l'Aia, ci sono da pagare fornitori, imprese di appalto, che a Taranto reclamano uno scaduto di 46 milioni di euro, materie prime e stipendi ai dipendenti. Gia' questo mese, per esempio, a conferma delle difficolta', l'Ilva ha potuto pagare ai dipendenti solo gli stipendi di giugno e non anche il premio di produzione, quasi una quattordicesima che era in scadenza e che ora e' slittata ad agosto.
  Oggi alle 18.30, intanto, il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, incontrera' di nuovo, al Mise, i sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm dopo il confronto del 3 luglio. Guidi parlera' del prestito ponte e del decreto varato dal Governo, che i sindacati contestano ritenendolo del tutto inadeguato alla critica situazione dell'azienda. I sindacati, infatti, oltre alla prededuzione del prestito ponte, attendevano anche misure per un utilizzo piu' immediato, ai fini del risanamento dell'Ilva, delle risorse che la Procura di Milano ha sequestrato ai Riva per reati fiscali e valutari (1,7 miliardi), misure che invece nel decreto non ci sono.
  A Taranto, infine, riparte oggi l'altoforno 5 ma si ferma il 4. Lo stop, che riguardera' da venerdi' anche l'altoforno 2 mentre rallenteranno l'attivita' le due acciaierie, e' conseguenza di un guasto verificatosi ieri ad uno dei moduli della centrale elettrica del siderurgico. Saranno necessari circa 20 giorni di lavori nonche' la collocazione in solidarieta' di circa 100 addetti delle acciaierie 1 e 2.
  L'inattivita' di parte della centrale non permette a quest'ultima di "bruciare", per la successiva conversione in energia, la stessa quantita' di gas di altiforni e cokerie.
http://www.agi.it/cronaca/notizie/ilva_commissario_gnudi_chiede_alle_banche_650_milioni_di_euro-201407160904-ipp-rt10018

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