L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 5 luglio 2014

..... Nichilismo, individuo, universalismo reale

Un percorso originale ed inedito di ricostruzione della filosofia marxista


di Costanzo Preve
15. Ho polemizzato nel precedente paragrafo contro la teoria del “tradimento di classe” perché mi pare che se la si adotta si parte con il piede sbagliato, e si cade sotto la critica di Nietzsche al rancore, al risentimento, eccetera. Chi tradisce, infatti, può tradire ancora. Nessuno dovrebbe fidarsi di un traditore. La scelta della critica al capitalismo, che comporta anche la prospettiva del comunismo (anche se solo una definizione universalistica di questo termine è veramente soddisfacente, mentre ogni altra versione sta al di sotto, e non al di sopra, del mondo borghese-capitalistico), è sempre prima di tutto non una scelta di eguaglianza, ma una scelta di libertà. L’uguaglianza è qualcosa che viene dopo e ne consegue. Chi la mette davanti alla libertà, finirà con l’avere sempre e soltanto o l’eguagliamento o il livellamento, queste due caricature dell’eguaglianza. Tutti coloro che (a partire da Norberto Bobbio) hanno pensato che il liberalismo mette al primo posto la libertà, ed il comunismo l’eguaglianza (ma si tratta purtroppo di una risposta che il 95% dei militanti comunisti darebbe), non hanno capito letteralmente nulla dell’antropologia filosofica originale di Marx. Ma su questo la stessa filologia marxiana può risolvere il dilem
16. Nei Grundrisse, in un passo molto noto (che qui non trascrivo solo per ragioni di spazio), Marx connota il comunismo come il luogo sociale della libera individualità, contrapponendolo ai modi di produzione precapitalistici come il luogo della diseguaglianza personale ed al modo di produzione borghese-capitalistico come luogo dell’eguaglianza personale. Si tratta di tre parolette di cui occorre comprendere molto bene il significato. La base economica dell’eguaglianza giuridica borghese sta nell’astrattezza della forma di merce, che deve essere omogeneizzata ed “eguagliata” a tutte le altre merci, trasformando il denaro nell’unico criterio legalmente consentito di diseguaglianza materiale. Le “persone” sono dunque eguali, ma le persone (etimologicamente “maschere”, prosopa) sono anche maschere di rapporti sociali diseguali. L’eguaglianza personale, che per Marx è indubbiamente un “progresso” rispetto alla precedente diseguaglianza personale asiatica, schiavistica e feudale, non può dunque essere la base di una libera comunità umana e sociale, e per questo (e solo per questo) Marx può essere definito comunista.
17. Vi è dunque nell’antropologia filosofica di Marx una feconda contraddizione. Da un lato, egli compie una scelta filosoficamente nichilistica rifiutando la via di Platone, di Spinoza e di Hegel, cioè la via della struttura veritativa logico-ontologica della realtà, ed in questo modo inevitabilmente finisce nelle secche dell’umanesimo, dello storicismo e dell’economicismo, surrettiziamente unificati nell’etichetta di materialismo. Dall’altro, la sua scelta antropologica in favore della libera individualità contro la semplice eguaglianza personale borghese è chiaramente anti-nichilistica, realistica, veritativa e di fatto anche logico-ontologica. Si tratta della più feconda contraddizione dentro Marx, la chiave assoluta del significato del suo pensiero. Basta questo per giustificare l’attributo a Marx di grande pensatore, purché si ammetta che egli ha lasciato ai suoi successori l’eredità non solo della sua dottrina, ma anche delle sue contraddizioni.

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