L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 8 luglio 2014

......... Nichilismo, individuo, universalismo reale

Un percorso originale ed inedito di ricostruzione della filosofia marxista


di Costanzo Preve

23. La prima figura storica del compagno che può essere ricostruita con una certa precisione è quella del “militante”. Il termine “militante” ha una doppia origine militare ed ecclesiastica (il miles Christi, il soldato di Cristo martire e testimone). Duemila anni di storia mostrano in modo assolutamente inequivocabile che non si tratta di una figura sociale universalizzabile, eppure i marxisti rimuovono sistematicamente questo fatto evidente, come se la futura società comunista potesse essere una società di militanti comunisti.
La prima figura storica del militante è quella del militante socialdemocratico tedesco costituitasi fra il 1875 ed il 1895, un ventennio assolutamente cruciale per la genesi del marxismo, incomprensibilmente trascurato da tutti coloro che sembrano far cominciare il marxismo nel 1917 o nel 1945, e ne ignorano invece le origini. Questo militante, a mio avviso, mutua il suo profilo antropologico da protestantesimo luterano tedesco, e questa genesi non può essere dimenticata. In primo luogo, viene secolarizzata la negazione luterana del libero arbitrio del credente, ed il destino voluto da Dio diventa semplicemente il destino dell’inevitabile passaggio dal capitalismo al socialismo, con un semplice passaggio secolarizzante da Dio onnipotente alla storia onnipotente. In secondo luogo, viene secolarizzata l’approvazione luterana del libero esame, per cui la discussione sul marxismo non solo non viene scoraggiata (come avverrà fra i marxisti di origine ortodossa o cattolica, entrambi chiesastici), ma viene anzi incoraggiata e promossa pubblicamente. Il militante socialdemocratico luterano parla apertamente di Marx, e non ha nulla in comune con il militante ortodosso (in senso religioso) staliniano, che sacralizza lo stesso marxismo definendolo “ortodosso” (espressione assolutamente folle per un luterano), e soprattutto con il militante cattolico togliattiano, che vive di fideismo e di delega assoluta agli intellettuali-preti del partito. Vorrei insistere sulla differenza delle tre rispettive secolarizzazioni marxiste di origine protestante, cattolica ed ortodossa, anche se su questo punto vorrei tornare altrove con maggiore analisi, perché esse sono la chiave di tutto. La vera secolarizzazione fondante del militante marxista è quella luterana socialdemocratica, nel doppio aspetto di predestinazione assoluta (passaggio crollisticamente inevitabile dal capitalismo al socialismo) e di libero esame delle fonti (libera discussione delle fonti e della dottrina di Marx e di Engels). 

24. Questa nobile figura del militante marxista socialdemocratico, a mio avviso molto superiore alle sue varianti ortodosse (Lenin) e cattoliche (Togliatti), non è però veramente universalizzabile. Lo impedisce il carattere chiesastico separato della sua identità. È vero, tuttavia, che essa porta con se il principio secolarizzato del “sacerdozio universale”, un principio superiore a quello apertamente sacerdotale e chiesastico delle secolarizzazioni ortodosse e cattoliche. Vale la pena esaminarle separatamente. 


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