L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 9 luglio 2014

.......... Nichilismo, individuo, universalismo reale

Un percorso originale ed inedito di ricostruzione della filosofia marxista

di Costanzo Preve
25. La secolarizzazione ortodossa (in senso religioso) del marxismo avviene ovviamente per la prima volta in Russia, e Lenin ne è indubbiamente protagonista. La divisione e l’enfatizzazione dicotomica fra marxismo ortodosso e marxismo revisionistico (cioè eretico) è assolutamente familiare a tutti coloro i quali (come chi scrive) conoscono la storia della teologia bizantina. Le fonti primarie vengono sacralizzate, e comunque sottratte a qualunque libero esame protestantico ed a qualunque ipocrita opportunismo gesuitico di origine cattolica. I riti diventano importantissimi, e la stessa ritualità ecclesiastica staliniana (con tutto il sistema di precedenze fra comunisti di prima, seconda e terza categoria) non fa che duplicare quella della chiesa ortodossa. Lo stesso materialismo dialettico è una specie di teologia generale, assolutamente incomprensibile per un marxista protestante secolarizzato, che infatti non a caso propende piuttosto per Kant e per Hegel. Secondo la tradizione cesaropapistica bizantina, che non distingue fra chiesa e stato ma fa dell’imperatore anche il massimo e supremo teologo e risolutore di dispute cristologiche, il capo comunista ortodosso secolarizzato (massimo esempio Stalin) risolve anche le dispute teoriche di tipo economico e filosofico, ed il suo giudizio è definitivo ed inappellabile. A Bisanzio cavavano gli occhi ai dissidenti, in nome appunto della teologia platonica della luce, che veniva così negata ai peccatori, mentre ai dissidenti sovietici era negata la comunione ecclesiastica con il popolo “buono”, ed erano allora rinchiusi nei campi di lavoro. Chi scrive, a differenza della stragrande maggioranza degli studiosi italiani di marxismo, conosce abbastanza bene la storia e la natura del marxismo russo-sovietico. La sua duplicazione dalla teologia bizantina è assolutamente stupefacente, e chi non la nota è come un gattino cieco.

26. La secolarizzazione cattolica del marxismo vede in Togliatti (in Togliatti, non in Gramsci) in suo punto massimo. Il cattolicesimo non è tanto caratterizzato dal papa e dal celibato dei preti, come ritengono superficialmente molti, ma dalla negazione del sacerdozio universale e dalla limitazione estrema del libero esame dei testi sacri, riservati a preti e teologi autorizzati. In più, c’è anche una buona dose controriformistica di ipocrisia gesuitica. Questo è esattamente il comunismo di Togliatti. Fideismo per le masse, pragmatismo per i politici di professione, confinamento del dibattito marxista a gruppetti di intellettuali sorvegliati, produzione massiccia di eremiti e di ultimi uomini. Basta guardare.

27. Il fatto che le diverse tradizioni marxiste secolarizzino le loro precedenti matrici religiose è un segno preoccupante del loro nichilismo implicito, e pertanto del loro grave deficit di universalismo. Possiamo fare altri esempi, anche se non è questo l’essenziale. Il trotzkismo secolarizza in modo quasi pateticamente evidente una forma di messianesimo ebraico, in cui Il Messia deve arrivare in una sola volta per il mondo intero, non può limitarsi ad un solo paese, non deve interrompere il suo messaggio fino al suo definitivo compimento, e se vi sono difficoltà queste sono dovute alla corruzione dei sacerdoti del tempio (i burocrati, eccetera). Il marxismo cinese secolarizza i contenuti filosofici di lunga durata del suo modo di produzione asiatico, il confucianesimo ed il legismo in primo luogo, e la sua scissione in ala sinistra ed in ala destra ripete e riproduce la lunga tradizione cinese dell’alternanza fra rivolte contadine egualitarie (i Sopraccigli Rossi, i Turbanti Gialli, i Taiping, eccetera) ed i ristabilimenti dinastici confuciani. Il marxismo greco secolarizza i vecchi partiti ottocenteschi denominati “francese” e “russo” nella sua dicotomia novecentesca fra un marxismo eurocomunista orientato su Bologna e Parigi ed un marxismo ortodosso orientato su Mosca (e si tratta del lungo contrasto fra le anime occidentali ed orientali della Grecia moderna dopo il 1821). Per finire, l’incredibile frammentazione e settarismo delle formazioni comuniste turche rimanda alla precedente frammentazione delle corporazioni religiose dei sufi, che strutturavano il vecchio spazio religioso ottomano.
Potremmo continuare ed approfondire l’esemplificazione, ma l’essenziale non sta qui. L’essenziale sta nel fatto che il destino del marxismo storico, di seguire cioè la secolarizzazione delle rispettive tradizioni religiose del proprio insediamento storico e geografico, segnala il fatto che ciò che non vuole diventare filosofia, perché sceglie il nichilismo, è poi costretto a diventare religione, ma una religione depotenziata ed indebolita perché non dice nulla sulla malattia a sulla morte, ed abbandona la vita quotidiana ai contenuti della modernizzazione industriale e tecnologica. Il compagno ed il militante, due figure storicamente capaci di eroismo e di devozione talvolta quasi sovrumane, non riescono a diventare figure antropologiche universali ed universalizzabili. Chi non vuole riflettere radicalmente su questo deve lasciar perdere i libri di marxismo, e limitarsi a qualche buon fumetto ben disegnato.

Nessun commento:

Posta un commento