L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 11 luglio 2014

Pd e Cosa Nostra cambiano la Costituzione

SETTEGIORNI IN SENATO 
Lo squilibrio democratico del "patto del Nazareno"
di Francesco Maria Provenzano
Con lunedí 7 luglio si apre una settimana rovente per la riforma del Senato e per la legge elettorale, che non ha la strada spianata per il dissenso interno ai partiti sull'elezione diretta dei senatori che il governo non vuole, mentre il tandem dei senatori del Pd Chiti e Mineo, insieme a Minzolini ed altri di FI del NCD e del M5S difendono l'elettivitá. A partire da martedì 8 luglio, alle ore 8.30, la Commissione Affari costituzionali si riunisce per proseguire l'esame dei provvedimenti sulla revisione della Parte II della Costituzione (ddl cost. n. 1429 e connessi). I disegni di legge sono all'ordine del giorno dell'Assemblea per mercoledì 9 luglio, e certamente non mancheranno le sorprese per i contrasti emersi nel dibattito in corso.
Duro l'allarme lanciato dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, che dichiara: "La 'ndrangheta ha sfidato il Papa, ora o si media o sará uno scontro dagli esiti imprevedibili, perché la linea dura di Papa Francesco puó metterlo in serio pericolo". Di questo argomento ne parlo con il senatore calabrese del M5S Nicola Morra, il quale mi dice: "La Vara ad Oppido Mamertina svela, senza giri di parole e senza dubbio alcuno, cosa sia la conservazione in Calabria: mantenimento di ritualità e prassi ricevuti in eredità dal passato, come ad esempio l'inchino che la statua della Madonna deve effettuare davanti all'abitazione privata di uno dei boss più temuti della Piana di Gioia Tauro, Peppino Mazzagatti, agli arresti domiciliari per  motivi di età pur con una condanna all'ergastolo per omicidio, sebbene appena 15 giorni fa proprio qui in Calabria il Pontefice abbia dichiarato la scomunica ai mafiosi, arrivando dove nessun altro suo predecessore si era spinto! Non si può non riconoscere il "primato" sociale del vecchio boss, ed allora, con autorità religiose e civili in testa alla processione, si staziona diversi secondi davanti quell'abitazione perché merita più devozione delle altre, più rispetto. Come fosse sacra. Ma in Calabria è sacra la realtà, cristallizzata in rapporti di forza che danno alla criminalità organizzata un ruolo che pochi riescono a mettere in discussione, perché non si puó cambiare! Ed allora a poco servono le parole secche e ferme del Pontefice a Sibari, se tante figure locali del mondo ecclesiastico tornano ad ossequiare i poteri costituiti, in qualunque modo costituiti. Il Movimento 5 Stelle, in attesa che la situazione sia chiarita definitivamente, sollecita le istituzioni civili a considerare le proprie dimissioni come riconoscimento quantomeno di leggerezza nei confronti di atti gravemente omissivi della necessaria distanza fra Stato e mafia: il primo dovere dei politici è quello di dare l'esempio, e se questo proprio lo voleva essere, non si può indugiare con scelte forti per emendare comportamenti riprovevoli delle istituzioni".
La Commissione Affari costituzionali è impegnata nell'esame dei provvedimenti sulla revisione della Parte II della Costituzione (ddl cost. n. 1429 e connessi): il disegno di legge Boschi sulle riforme, ora all'esame della I commissione di Palazzo Madama. Il testo, che doveva approdare in Aula mercoledì 9, spiega la relatrice Anna Finocchiaro (Pd), terminerà l'esame in Commissione entro domani mercoledí e potrebbe arrivare in Aula giovedì. E da martedí 15 il ddl puó andare in Aula per iniziare le votazioni. Ma su questo punto c'é da registrare il dissenso di circa 60 senatori che fanno tremare Palazzo Madama, e il premier Renzi replica con il consueto ricatto: "O passano le riforme o si torna a votare ". 
Ad un parlamentare di lungo corso come il senatore siciliano di Gal Giuseppe Ruvolo chiedo una opinione su questo tema della riforma ed ecco la sua risposta, lapidaria: “Il Parlamento che vorrei: 315 deputati, 100 senatori  eletti con voto di preferenza, e no al bicameralismo paritario".
 Mercoledí 9, giornata dal clima fresco mentre all'interno del palazzo il clima è rovente dovuto  al caos creatosi sul tema della riforma, e su questo punto chiedo al senagore della Lega Sergio Divina cosa pensa dell'apertura di Renzi alla Lega. Ecco cosa risponde: "Parte male una riforma costituzionale che si basa su un patto a due, quello del Nazareno, e pretende di trasformare lo Stato a suon di numeri di maggioranza. Infatti si è subito assistito ad importanti defezioni negli stessi partiti, PD e FI, che avrebbero dovuto garantire la tenuta dell'impianto originario. A noi della Lega Nord è stato concesso solamente di migliorare la bruttura iniziale che, svuotando le Regioni di poteri reali e non prevedendo più le Province, avrebbe dato il via ad un pericoloso periodo di neo centralismo statalista sulla falsa riga di un ventennio ancora non dimenticato. Infatti ragionando e spiegando le nostre posizioni in commissione, siamo riusciti a mantenere il senso delle Regioni, salvaguardare le Speciali, consentire poteri reali ai territori, introdurre i costi standard, vero snodo per risanare le finanze dello Stato, nonché abbassare il quorum per la validità dei referendum che, se portato ad un milione di firme (come previsto nel testo iniziale), avrebbe significato eliminare nella sostanza l'unico strumento di autentica partecipazione popolare. Restano ancora alcuni nodi , come quello della elettività del Senato. Se però pensiamo che la prossima Camera verrà eletta con l'Italicum (sempre previsto nel patto del Nazareno) con liste bloccate e senza preferenze, e la volontà dell'attuale maggioranza è di avere anche il nuovo Senato non elettivo, cosa andiamo a raccontare ai cittadini che ci stanno chiedendo da anni di poter contare qualcosa in più nella scelta dei propri rappresentanti parlamentari? Un po' di coerenza ora è d'obbligo ". 
Intanto nel Pd scoppia il caso Errani, dichiarato colpevole di falso ideologico e condannato a un anno con la condizionale. Ma il fatto di rilievo che ha occupato e occupa ancora le prime pagine dei quotidiani nazionali e internazionali è l’inchino della statua della Madonna delle Grazie davanti all'abitazione del  boss della 'ndrangheta a Oppido Mamertina. Non si placano le tensioni e le polemiche, tanto che dal mondo religioso a quello istituzionale sono tutti concordi nel definirlo una sfida allo Stato e uno sfregio alle parole del Papa, "sovvertendo le regole" come ha dichiarato il procuratore di Reggio Calabria Nicola Gratteri. Oggi i relatori sulla riforma del Senato hanno presentato in commissione Affari costituzionali del Senato l'emendamento che recepisce l'accordo fra maggioranza e Forza Italia e Lega. Esso prevede che i senatori non vengano eletti dai cittadini bensì dai Consigli regionali in proporzione della consistenza dei gruppi consiliari. I consigli regionali, si legge nel testo, e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono i senatori tra i propri componenti  L'emendamento entra nel dettaglio delle modalità di elezione: «Per l'elezione del Senato della Repubblica, nei Consigli regionali ogni consigliere può votare per una sola lista di candidati, formata da consiglieri regionali e da un sindaco, collegati ad altrettanti candidati supplenti». Scende da 3 a 2 il numero minimo di senatori che ciascuna Regione potrá avere nel futuro Senato. La conferenza dei capigruppo ha deciso il calendario: il ddl del governo approda nell'Aula del Senato lunedì 14 luglio; poi il voto sugli emendamenti. Chiedo un giudizio sulle riforme istituzionali al senatore Vittorio Fravezzi (UPT, Unione per il Trentino), vicepresidente vicario del Gruppo Per le Autonomie, e con la sua consueta disponibilitá mi dá la seguente risposta: "Personalmente ritengo che le riforme relative alla modifica della Costituzione e del sistema elettorale vigente, siano fondamentali per l'ammodernamento dello Stato e per riavvicinare i cittadini alle Istituzioni. Pertanto, i due punti cardinali da seguire sono quelli della governabilità e della rappresentanza. Entrambi sono importanti per recuperare credibilità a livello internazionale.  Tuttavia, visto che la loro efficacia non sarà immediata, vanno accompagnati da altri interventi che incidano maggiormente sulla vita e sulla quotidianità dei cittadini. Mi riferisco, in particolare, alla riforma della pubblica amministrazione per dare finalmente attuazione a tutti quei provvedimenti legislativi che non sono ancora operativi (mancano all'appello circa 500 decreti attuativi),  provvedimenti in materia di occupazione giovanile e volti soprattutto al rilancio dell'economia. E su questo sarà fondamentale la partita che si giocherà a livello europeo. Riguardo alle riforme istituzionali all'ordine del giorno, credo, in sintesi, che l'elezione diretta del futuro Senato non debba essere vissuta come un dogma, soprattutto se saranno chiare le funzioni di controllo e se saranno definiti i meccanismi di equilibrio tra i vari poteri dello Stato. Credo, inoltre, che vada rafforzata l'idea di una Camera Alta, rappresentativa delle Autonomie. Certamente, a fronte di un Senato non eletto direttamente dai cittadini (anche se i sindaci e i consiglieri regionali saranno comunque eletti dai loro rispettivi territori), sarà fondamentale correggere la legge elettorale relativa alla Camera dei Deputati, senza, tuttavia, stravolgerla. Su questo terreno ritengo possa trovarsi, dentro e fuori la maggioranza di governo, un'intesa ragionevole sul premio di maggioranza, sulle soglie di sbarramento e, soprattutto, sul rapporto più diretto tra elettori ed eletti, possibilmente con collegi uninominali".
Giovedí 10, giornata contrassegnata sempre dal tema delle riforme, chiedo al senatore sardo di Sel Luciano Uras un giudizio: "Quella che viene definita storica riforma del Senato, è, a modo suo, storica davvero. Il combinato tra questa costituzionalmente sgangherata riforma e la legge elettorale concordata, neanche fosse una questione privata, tra Renzi e Berlusconi, abbatterà completamente quell'equilibrio e bilanciamento dei poteri che rappresenta l'anima stessa di una democrazia reale e non plebiscitaria. Nel nuovo Senato non solo tutto il potere passerà nelle mani dell'esecutivo, cancellando così letteralmente ogni funzione del potere legislativo, ma l'esecutivo potrà invadere a piacimento anche l'intero assetto costituzionale e invaderà l'area del potere giudiziario. Il partito di maggioranza (relativa) avrà potere assoluto sulla Camera, ma eleggerà anche il capo dello Stato, la Corte costituzionale, e parte sostanziale del Csm. Del bilanciamento tra poteri e delle diverse funzioni specifiche di ciascuno di essi non resterà neppure il ricordo. La battaglia che oggi, nell'isolamento più assoluto determinato da un sistema mediatico complice o servile, comunque acquiescente, stiamo portando avanti in questi giorni non è solo, e non è tanto in difesa del Senato o del Senato elettivo. E' una battaglia in nome dell'essenza della democrazia, che è appunto la divisione dei poteri e la ripartizione delle loro funzioni. Sia a livello istituzionale che di articolazione tra lo Stato centrale e le autonomie locali: un'altra postazione che il governo Renzi sta cingendo d'assedio con la rimessa in forse delle Regioni a statuto speciale. Ma c'è forse un aspetto se possibile ancora più determinante. La scelta di eleggere i senatori con una elezione "di secondo livello", cioè di fatto nominandoli, e insieme una legge elettorale che attribuisce un premio di maggioranza abnorme cospirano coscientemente per eliminare ogni forma di partecipazione diretta reale e non posticcia dei cittadini alla politica. L'obiettivo è sottrarre ai rappresentati ogni voce in capitolo sulla scelta dei loro rappresentanti e sulla possibilità di giudicare e condizionare il loro operato. Ma ciò significa ridurre a un simulacro la democrazia. Opporsi a questa riforma, oggi, non è difendere la Casta. E' cercare di impedire che possa spadroneggiare senza più alcun contenimento".
 Il capogruppo del M5S in Commissione Affari Costituzionali Giovanni Endrizzi al termine della riunione ha dichiarato: "In Commissione Affari Costituzionali la maggioranza, insieme a Forza Italia e Lega, ha respinto gli emendamenti del Movimento 5 Stelle ed altri che puntavano alla riduzione di deputati e senatori. A renziani e Forza Italia non interessa la riduzione dei costi della politica, ma solo diminuire le garanzie costituzionali e democratiche per i cittadini”. E’ una reazione alla bocciatura delle proposte pentastellate tese a “garantire il taglio dei costi della politica mantenendo però i delicati equilibri costituzionali, elettività di ogni carica istituzionale e garanzie democratiche".
  Malgrado il dissenso e la fronda trasversale tiene per ora, il patto del Nazareno e la riforma del Senato non elettivo approderà lunedì nell'Aula del Senato alle 16,30  con le relazioni dei relatori Roberto Calderoli e Anna Finocchiaro, per continuare ancora tra sedute no-stop dalla mattina fino a notte per esaminare gli emendamenti e poi votarli.
 Da notare che la commissione Affari costituzionali ha introdotto due novitá rimarchevoli: la prima è che il quorum della maggioranza assoluta per l'elezione del Capo dello Stato si sposta dal quarto al nono scrutinio; la seconda è che le firme necessarie per proporre un referendum abrogativo salgono a 800mila contro le attuali 500 mila. Ma ne vedremo delle belle nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.

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