L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 29 luglio 2014

Renzi, Bomba, è il cavallo di troia per rubare i risparmi agli italiani

“Matteo Renzi l’illusionista”

Gianluigi Paragone su Libero


ROMA – “Matteo l’illusionista” è il titolo dell’articolo a firma di Gianluigi Paragone sulle pagine di Libero:

Chissà come andrà a finire la guerriglia parlamentare in corso sulla riforma del Senato. Tra ritmi forsennati e emendamenti a pioggia, una cosa è certa: Renzi si sta giocando la faccia su una cosa che non cambierà il volto al Paese.

L’impressione è che sia in corso solo un braccio di ferro di palazzo. Continuiamo a ripeterlo: nessuna riforma sarà mai importante come quella del fisco. Cambiare look al Senato – perché di questo si tratta – è interessante come argomento di propaganda ma non inciderà sul Pil italiano. Eppure il tema vero, unico, in agenda è proprio quello della ripresa e dall’estero ce lo hanno appena ricordato (pro domo loro, sia chiaro…): le previsioni di crescita del Pil sono pressoché nulle. Da qui una domanda: Renzi ha capito la reale posta in gioco? Purtroppo non credo, visto che continua a raccontare una storiella poco aderente alla realtà. Il premier ha dalla sua la parlantina sciolta e una faccia spendibile ma anche questi due jolly rischiano di logararsi col passare dei mesi. Purtroppo la crisi ha un passo che la politica – anche quella renziana – se lo sogna. Renzi si comporta come David Copperfield, l’illusionista che faceva “sparire” i grandi monumenti; ma nell’arte della prestidigitazione o dell’illusionismo la realtà scompare solo per finta. Essa resta tale e quale. Così è l’andamento economico in Europa e in Italia. Le nostre imprese cominciano a battere in testa persino laddove erano player fortissimi e apprezzati, ossia l’export nelle aree extra-Unione europea.

Questo è un campanello d’allarme da non sottovalutare. Finora il governo non sembra aver messo tra le priorità le politiche economiche. Se Renzi pensava che sarebbe bastato il proprio successo elettorale alle Europee per piegare il mostro di Bruxelles a nuove strade basate su spesa pubblica ha commesso un errore di presunzione grossolano. A Bruxelles se ne sono sempre fregati del consenso o delle competizioni elettorali; lo dimostra la stessa storia di questo euro-mostro creato dalle élites e modellato ogni giorno dai burocrati. Perché quindi in una fase delicata come l’attuale avrebbero dovuto cambiare la filosofia in corso? L’Europa continuerà sulla propria strada, quella del contenimento del debito pubblico a favore dell’ingigantimento dell’indebitamento privato. È una scelta strategica, finalizzata a rendere i cittadini europei prede dei mercati. Tutto questo Renzi non lo ha capito e su questo ruzzolerà. Da qui la domanda delle cento pistole: caro premier, ma oltre il Senato cosa c’è nel tuo governo? Basta un maquillage al ramo alto del Parlamento per essere più veloce degli esecutivi Monti e Letta, su cui il giovane e rampante Matteo – allora solo competitor alla segreteria del Pd con la maglia del rottamatore – lanciava ogni giorno i suoi strali? La risposta è no, non basta. La riforma del Senato è uno scalpetto che non muterà i costi della politica e l’efficienza della macchina istituzionale del Paese. Il pezzo forte, gli 80 euro, si è rivelato per quello che era, ossia un rabbocco al portafogli degli italiani. Ma non è un rabbocco che può cambiare il senso delle cose: nemmeno i saldi hanno raccolto il brivido di quegli 80 euro.

Ottanta euro non sono lo choc necessario per smuovere il macigno della crisi. Anzi, visto che ci siamo, consiglierei di evitare di parlare di misure choc ogni qualvolta si apre un tavolo. Per generare uno choc occorrono investimenti veri, pesanti, voluminosi. Solo così si potrà segnare un incremento del Pil significativo. In caso contrario non resta che attenersi alle correzioni al ribasso. Lo spettro della troika sta già coprendo il governo Renzi. Nelle stanze del potere che conta si stanno preparando i dossier per l’arrivo a Roma dei commissari scelti da Fondo monetario internazionale, Bce e Commissione europea. Questo passaggio viene dato per assai probabile, si tratta solo di stabilire le modalità e la scadenza. Ma è certo. La troika arriverà coi soldi delle banche d’investimento europeo ma saranno il nostro pusher: costoro lavoreranno non per gli italiani ma per le banche d’affari, macineranno non per l’economia reale made in Italy ma per le grandi transazioni finanziarie (…)

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