L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 9 luglio 2014

Renzi e Alfano dicono bugie, non hanno mandato 800 poliziotti nelle terre della Calabria a combattere la 'ndrangheta

Gratteri: "La 'ndrangheta ha sfidato il Papa"

Di Redazione IBTimes Italia | 08.07.2014
Quanto accaduto a Oppido Mamertina (Reggio Calabria) non è una novità in terra di 'ndrangheta. Gli omaggi o gli 'inchini' che dir si voglia rappresentano un rituale che affonda le radici nel tempo, da quando l'organizzazione criminale ha ottenuto il controllo del territorio, a volte con la compiacenza dei preti.
 
Intervistato da IBTimes lo scorso mese di novembre, Antonio Nicaso, storico delle organizzazioni criminali e autore assieme a Nicola Gratteri di numerosi libri sulle 'ndrine, spiegava: "Il rapporto con la Chiesa, ma soprattutto con i preti, è importante per capire l'affermazione delle 'ndrine.... Se devi costruire un immaginario collettivo, un corredo simbolico, lo fai utilizzando quello che hai attorno. E attorno ci sono le chiese, i preti, i 'signorotti' del paese. Polsi non è stata 'inventata' dalla 'ndrangheta, ha una tradizione di devozione e importanza secolare, uno dei pellegrinaggi più importanti in Calabria. Se poi si tiene conto della posizione geografica, si scopre che è al centro dei tre mandamenti della provincia di Reggio Calabria. Gli 'ndranghetisti traggono vantaggio da qualcosa che c'è già e che non deve essere confuso con la 'ndrangheta....La Chiesa non riesce a sottrarsi alle lusinghe del potere: tutto nasce dell'editto di Costantino, quando assume potere temporale. Oltre alla cura delle anime ci si preoccupa di gestione delle risorse. Lo Ior in principio era nato per raccolte fondi e carità. Solo in un secondo momento viene trasformato in una banca che diventa un centro di potere, scandali e corruzione. Papa Francesco è l'unico Pontefice che abbia messo in discussione i centri di potere del Vaticano".
Mesi dopo Bergoglio ha preso una posizione netta, senza precedenti contro la mafia, e lo ha fatto in terra di 'ndrangheta. Una scomunica che ha delle conseguenze secondo Nicola Gratteri, procuratore aggiunto presso la Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Reggio Calabria.  Lo ha spiegato in due colloqui con Il Messaggero e Il Fatto Quotidiano
"La scelta di campo deve essere netta, senza se e senza ma. E deve riguardare tutti, anche i vescovi e i preti calabresi. La 'ndrangheta ha sfidato ufficialmente il Papa e si va allo scontro o si cerca la mediazione. Può succedere di tutto. I mafiosi sono molto generosi coi prelati e grandi donazioni comprano appoggi importanti. Non dico che abbiamo una Chiesa collusa, ma che ci sono preti collusi e preti coraggiosi. Ma finalmente dopo un secolo e mezzo abbiamo un Papa che ha avuto il coraggio di scomunicare i mafiosi. La 'ndrangheta si nutre di consenso popolare. Il mafioso ama farsi vedere vicino al prete e al vescovo perchè questa è una forma di esternazione del potere. Il Papa è venuto e ha posto un diktat. Non solo per i mafiosi. Mi auguro che tutti, a questo punto, siano coerenti con l'ordine".
C'è spazio anche per una stoccata al ministro degli Interni Angelino Alfano, che lo scorso aprile aveva promesso "800 uomini" delle forze dell'ordine da inviare in Calabria per contrastare le 'ndrine"Io non li ho visti. Sono in Calabria da 29 anni e ho sentito tante promesse e proclami. E invece le forze dell'ordine hanno macchine fatiscenti e senza benzina". Argomento su cui era già intervenuto la settimana scorsa durante una rassegna tenuta in Calabria. "Dove prende tutto questo personale di cui parla? Se qui non manda persone qualificate, per raggiungere il numero che fa? Trasferisce i ragazzi freschi di scuola perché imparino il mestiere? La 'ndrangheta è una cosa seria, noi abbiamo bisogno di investigatori in grado di lavorare ad una informativa, ci servono le auto che non abbiamo e non grandi numeri. Non posso consentire a nessuno, chiunque sia, di raccontare storielle ai calabresi". 

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