L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 28 luglio 2014

TTIP la Germania fa i suoi interessi, l'Italia troppo serva, uccide il suo popolo

Harper e Barroso

Germania può far saltare accordo commerciale Ue-Canada, dubbi su Ttip


Secondo un quotidiano di Berlino il governo tedesco starebbe ripensando alle condizioni per la firma dell’accordo con il Canada. Il timore è che le clausole di garanzia per gli investitori consentano alle multinazionali straniere di scavalcare gli Stati. Le clausole che rischiano di bloccare l’accordo sono le stesse contenute nel trattato di libero scambio tra Usa e Ue
L’accordo di libero scambio tra Unione europea e Canada, conosciuto come Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement), e considerato dagli stessi capi di Stato come un banco di prova decisivo per la riuscita dell’altro accordo commerciale, ben più noto, tra l’Ue e gli Stati Uniti, potrebbe essere destinato ad arenarsi.
A parlare di uno stallo nelle trattative è il quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung che, citando fonti diplomatiche di Bruxelles, ha rivelato che Berlino si starebbe opponendo a una delle clausole rivendicata dai canadesi e prevista, tra l’altro, anche nelle negoziazioni per il Ttip, il partenariato transatlantico su commercio e investimenti con gli Usa.
Il tema della discordia è l’Isds (Investor-State Dispute Settlement), ovvero il meccanismo di risoluzione delle controversie tra investitori stranieri e Stato. In pratica, se questa manovra fosse applicata, una multinazionale o una qualsiasi società che investe in un Paese avrebbe la facoltà di sfidare il governo nazionale di quel Paese attraverso il ricorso a procedure di arbitrato internazionale, scavalcando di fatto l’ordinario sistema giudiziario. In altre parole potrebbe crearsi una sorta di meccanismo di giurisdizione parallela che spoglierebbe lo Stato del diritto di avere l’ultima parola su materie molto delicate come la salute dei cittadini o l’ambiente. Con questa clausola verrebbe anche concesso agli investitori privati di poter chiedere risarcimenti allo Stato ospitante se l’aspettativa di profitti futuri in qualche modo risultasse diminuita a causa di decisioni prese dalle Corti nazionali. Le aziende, da parte loro, sostengono invece che i meccanismi Isds sono necessari per convincere gli investitori che i loro soldi sono al sicuro in Paesi stranieri.
Una disputa non da poco che, secondo il Sueddeutsche Zeitung, metterebbe la Germania nella posizione di rifiutare la firma dell’accordo, almeno su questo punto. E se tutti e 28 gli Stati membri dell’Ue non si trovano sulla stessa linea e non firmano tutti, l’accordo non si fa. Un alto funzionario della Commissione europea, citato dal giornale tedesco, si sarebbe spinto oltre rivelando che “essendo il trattato di libero scambio con il Canada un test per l’accordo con gli Stati Uniti, se l’intesa Ue-Canada dovesse essere respinta, anche quella con gli Usa sarebbe destinata a morire”.
A ottobre scorso  il primo ministro canadese Stephen Harper e il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso hanno firmato un accordo in linea di principio, lasciando ai funzionari il compito di definire i dettagli finali. Stando alle ultime fonti, però, questi colloqui di secondo livello avrebbero fatto emergere alcuni dissensi. Shannon Gutoskie, portavoce del ministro canadese del commercio internazionale Edward Fast, non ha parlato in maniera esplicita di un rifiuto dell’accordo da parte della Germania, anzi, ha dichiarato che Canada e Unione europea hanno fatto “progressi eccellenti” per completare il testo.
La resa dei conti potrebbe arrivare proprio questa settimana. Il Sueddeutsche ha annunciato che i membri dell’Ue riceveranno il trattato nei prossimi giorni e starà ai funzionari esaminarlo in dettaglio prima della firma. Basta un solo Paese contrario perché l’accordo non abbia effetto. Certo è che negli ultimi mesi le polemiche intorno al Ceta e al Ttip si sono fatte sentire sempre di più e il tema è salito anche all’attenzione pubblica. Il 15 luglio un gruppo di 47 cittadini europei (sotto l’egida della European Citizens Initiative), supportati da oltre 148 organizzazioni provenienti da 18 Stati membri dell’Ue, ha presentato alla Commissione europea un’iniziativa per fermare i trattati. Tra chi invita la Commissione a raccomandare al Consiglio dei ministri dell’Ue di abrogare i negoziati di Ceta e Ttip molte organizzazioni tedesche, ma anche francesi, inglesi e spagnole. In Italia il Movimento 5 Stelle a maggio aveva presentato una mozione al Senato proprio perché le previsioni Isds venissero eliminate dagli accordi di libero scambio.
http://www.eunews.it/2014/07/28/germania-potrebbe-far-saltare-accordo-commerciale-ue-canada-dubbi-anche-sul-ttip/20173

Nessun commento:

Posta un commento