L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 6 luglio 2014

TTIP un trattato in cui le società finanziarie non devono rispettare le regole del paese ospitante significa perdere la Sovranità Nazionale e Politica nei confronti di un privato, gli asini volano e gli uomini ragliano


ttip
Politica internazionale

Ttip, le Regole della Finanza Dividono Usa e Ue

La nascita della Zona di libero scambio transatlantica, nota anche con l’acronimo inglese Ttip, Transatlantic Trade and Investment Partnership, sta conquistando la scena del dibattito politico-economico europeo. Ma nei negoziati che stanno andando avanti da più di un anno, la cui segretezza è fonte di accese polemiche, qualcosa si sta incrinando.
Difficile accordo sulle regolamentazioni finanziarie
Uno dei punti cardine del trattato è lo snodo della regolamentazione del mercato finanziario. Nelle ultime settimane su questo argomento si è assistito ad un muro contro muro tra l’amministrazione Obama e la Commissione europea. Quest’ultima, appoggiata dai settori finanziari europei e statunitensi, ha spinto con insistenza per l’inserimento nel trattato di una cooperazione nella regolamentazione dei due mercati finanziari già molto integrati tra loro. La Securities Industry and Financial Markets Association, l’organismo di settore statunitense che rappresenta le più grandi banche del Paese e gli investitori istituzionali, e l’Associazione per i mercati finanziari in Europa, hanno commentato in una dichiarazione congiunta come sia indispensabile che una regolamentazione coordinata dei servizi finanziari sia inclusa nel Ttip.
L’amministrazione Obama da par suo,  per il momento ha escluso quest’opzione, motivandola, a detta dei funzionari statunitensi, non solo come una complicazione dei regolamenti già esistenti, ma soprattutto temendo un indebolimento della riforma finanziaria, in particolare il Dodd-Frank Act, messa in atto a seguito alla crisi dei mutui sub-prime.
Tentativo di boicottaggio europeo
A fronte di questo diniego, la Commissione Europea, tentando di aumentare la pressione sul governo Obama, ha proposto a tutti gli Stati membri di non negoziare con gli Stati Uniti l’acceso ai propri mercati dei servizi finanziari, finché gli Usa non s’impegneranno nella cooperazione normativa.
Secondo una bozza di offerta, trapelata poche settimane fa, contenente proposte di regolamentazione dell’Ue in vari settori, la Commissione Europea prevede di ritirare tutto ciò che riguarda le società dei servizi finanziari, come sottolinea lo stesso documento: “Data la ferma l’opposizione degli Stati Uniti di includere la cooperazione normativa in materia di servizi finanziari nel Ttip, si è ritenuto opportuno non includere impegni in materia di servizi finanziari in offerta di accesso al mercato dell’Ue in questa fase.”
Questo tentativo di boicottaggio europeo, rischia di risultare un bluff e per giunta fatto male. Un funzionario americano vicino ai colloqui, ha infatti commentato all’agenzia Reuters che le banche americane hanno già accesso al mercato europeo grazie ad accordi internazionali che risalgono a oltre 20 anni fa. Inoltre, sempre secondo questo funzionario, l’Ue sta trattando un separato accordo commerciale di servizi multilaterali, insieme anche agli Usa, che include i servizi finanziari.
Le critiche alla cooperazione normativa
Lo scetticismo verso la cooperazione normativa non si è palesato esclusivamente da Washington. Secondo il Corporate Europe Observatory, una Ong che controlla l’azione di lobby all’interno delle istituzioni europee, nella bozza di documento presentata dall’Ue suggerisce una serie di meccanismi sia per ridimensionare la normativa esistente, sia per prevenire futura regolamentazione che potrebbero contraddire gli interessi delle società finanziarie da entrambi i lati dell’Atlantico.
Secondo l’Ong, le cosiddette proposte di “cooperazione regolamentare” garantirebbero che il settore finanziario non venga danneggiato da misure adottate dalle autorità di regolamentazione, permettendo alle banche dell’Ue di operare negli Stati Uniti con le, generalmente meno rigorose, norme dell’Unione europea, e in generale che le società finanziarie su un lato dell’Atlantico non devono rispettare le leggi del paese ospitante, ma solo dalle leggi del proprio Paese dall’altra parte dell’Atlantico.
Il “gioco di squadra” tra il mondo finanziario e l’Ue si giustifica, stando all’Ong, dall’interesse che le banche di Wall Street hanno nell’iniziativa europea, vedendola come un’altra buona opportunità per allentare la regolamentazione interna.
A rispondere a queste accuse ci ha pensato il Commissario europeo per il commercio Karel De Gucht che ha sempre negato che l’accordo fosse negoziato con gli interessi delle multinazionali, incluse quelle nel settore dei servizi finanziari. Il mese scorso, in un discorso a Breslavia in Polonia, lo stesso De Gucht ha sostenuto che piuttosto che livellare la regolamentazione, l’accordo è stato progettato per “includere forti misure di salvaguardia” e di “proteggere il nostro diritto di regolamentare”.
Il peso della politica
Con l’appuntamento delle elezioni di metà mandato nel prossimo novembre, l’Amministrazione Obama cercherà di rinviare il più possibile questa delicata disputa con la Commissione europea. Una cosa è certa, a poco più di un anno dall’inizio dei trattati la luna di miele tra Usa e Ue va scemando. Più i negoziati entrano nei particolari più il lato politico dei trattati aumenta di peso esponendo l’iter a due possibili rischi: o un elusione completa degli argomenti, regolamentati poi al di fuori del trattato, oppure, date anche le ultime rivelazioni di Wikileaks, una totale opacità e segretezza dei negoziati. Ma la segretezza, parafrasando Tito Livio, inclina le persone a veder le cose più brutte di quel che sono.
http://www.smartweek.it/ttip-le-regole-della-finanza-dividono-usa-e-ue/

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