L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 2 agosto 2014

Argentina, esperimento del TTIP in atto

Argentina al contrattacco

· La Casa Rosada critica Washington e i fondi avvoltoio ·

«Bisogna porre un freno ai fondi “avvoltoio” e alle banche insaziabili che vogliono lucrare su una Argentina spezzata e impoverita: non lasciamo che ci facciano paura». Con queste parole, la presidente argentina Cristina Fernández è intervenuta ieri nel suo primo discorso dopo l’annuncio del fallimento delle trattative sul debito con gli hedge fund statunitensi. 

Visibilmente emozionata, la presidente non ha risparmiato critiche e attacchi contro i fondi speculativi, gli “avvoltoi”, e contro il Governo statunitense. Il default non esiste, «perché l’Argentina ha già pagato i suoi debiti» e le condizioni dettate dal giudice Thomas Griesa, il magistrato statunitense che si occupa del caso, sono «impossibili da rispettare» ha detto Fernández.
Una linea chiara, dunque, quella espressa dal capo di Stato argentino, che vuole soprattutto infondere fiducia e calma nella popolazione. «Ci tengo a dire una cosa — ha aggiunto — il mondo va avanti, così come l’Argentina: domani sarà il primo agosto, e così successivamente». Per il Governo Fernández, molta della responsabilità per quanto sta accadendo è degli Stati Uniti: lo ha ribadito ieri anche il capo di gabinetto presidenziale, Jorge Capitanich, che è tornato a parlare di fondi “avvoltoi” e di «estorsione», accusando direttamente Washington di avere consentito che si venisse a creare questa situazione.
La Casa Rosada, inoltre, non esclude di «presentare un appello alla Corte Internazionale dell’Aja» e di proporre «un dibattito nel quadro dell’Assemblea generale dell’Onu per discutere il caso, perché la comunità internazionale non può accettare queste cose» ha reso noto Capitanich.

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