L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 2 agosto 2014

Cottarelli è stato messo all'angolo da subito, ipocrisia, stai sereno

 

Spending review, le tre ipotesi per il dopo-Cottarelli

Soluzione politica, tecnica o iper-politica? Le carte che Matteo Renzi ha sul tavolo per la successione al commissario in uscita: Yoram Gutgeld, Guido Tabellini o l'intero team economico che sta creando a palazzo Chigi
Spending review, le tre ipotesi per il dopo-Cottarelli
Alla riunione della direzione del Pd di ieri, Matteo Renzi è stato chiaro: «Non è che se c’è Cottarelli facciamo la revisione della spesa e se non c’è non la facciamo». Un’affermazione che va letta, però, nel quadro più generale del suo intervento, con particolare attenzione a una frase: «Se deleghiamo i tecnici a governare, mentre noi litighiamo sulle poltrone, avremo perso un’occasione e anche l’elettorato».
Com’è ormai noto, uno dei punti di attrito tra il premier e il commissario alla spending review è proprio l’equilibrio tra competenze tecniche e responsabilità politiche nell’individuazione e, soprattutto, nella destinazione dei risparmi di spesa. Punto, quest’ultimo, al centro delle accuse con le quali Cottarelli ha in qualche modo “accompagnato” le indiscrezioni su un suo prossimo addio all’incarico, che gli fu affidato dal governo Letta.
Proprio a partire da queste premesse, appare poco probabile che su quella poltrona torni a sedere un tecnico. Il nome più accreditato in tal caso sarebbe quello di Guido Tabellini, economista già rettore della Bocconi e già finito nel totoministri del governo Renzi per via XX settembre, chiamato invece poi dal premier a far parte del team di consulenti economici di palazzo Chigi. Ma, come detto, tale soluzione appare poco probabile, non tanto per il nome quanto per il profilo tecnico che esso rappresenta.
È per questo che il nome che circola maggiormente sui giornali è quello di Yoram Gutgeld, che avrebbe già dato la sua disponibilità al premier. Consigliere economico più ascoltato da Renzi sin dai tempi delle primarie per la candidatura a premier (autunno 2012), dopo essere stato eletto alla camera dei deputati è stato chiamato anche lui a far parte del team economico della presidenza del consiglio. Un profilo più “politico”, quindi, e un rapporto di stretta fiducia con il presidente del consiglio che possono consentire innanzi tutto di evitare nuovi attriti e, soprattutto, possono favorire un raccordo tra gli indirizzi del governo e gli interventi di tagli della spesa da individuare.
Ma c’è una terza soluzione, che sta prendendo quota nelle ultime ore. Una soluzione, per così dire, iper-politica: non nominare un nuovo commissario, ma lasciare che ad occuparsi della spending review sia l’intero team economico di palazzo Chigi. In raccordo, inevitabilmente, con il ministero dell’economia.
La squadra dei consulenti non è stata ancora nominata, ma alcuni nomi sono già noti: Tabellini e Gutgeld, certamente, ma anche Veronica De Romanis, Tommaso Nannicini, Roberto Perotti, Marco Simoni e Filippo Taddei, che dovrebbe così lasciare la segreteria del Pd. Da loro sono già arrivate sulla scrivania di Renzi alcune ipotesi di intervento sulla spesa pubblica, che il premier sarebbe pronto a prendere in considerazione.
http://www.europaquotidiano.it/2014/08/01/spending-review-tre-ipotesi-per-il-dopo-cottarelli/

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