L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 2 agosto 2014

El Sisi sbaglia, l'Europa e gli Stati Uniti sono responsabile per le centinaia di bombe umanitarie sul popolo libico altro che quello morale

La crisi libica

Al Sisi a Renzi: «Il disastro libico è colpa dell'UE»

Il Presidente egiziano al premier italiano: «Responsabilità morale di comunità internazionale e UE verso Libia». L'ambasciatore di Gran Bretagna in Libia ha annunciato ieri notte di aver deciso di lasciare il Paese e la sospensione delle attività dell'ambasciata di Tripoli a causa della crescente insicurezza nella capitale libica.

 Tripoli in fiamme

TRIPOLI - L'ambasciatore di Gran Bretagna in Libia ha annunciato ieri notte di aver deciso di lasciare il Paese e la sospensione delle attività dell'ambasciata di Tripoli a causa della crescente insicurezza nella capitale libica.
«E' con rammarico che abbiamo deciso di lasciare la Libia e di sospendere provvisariamente le attività dell'ambasciata. Ritorneremo non appena le condizioni lo permetteranno», ha scritto l'ambasciatore Michael Aron sul suo account di Twitter.
Al Sisi a Renzi: responsabilità morale di mondo e Ue verso Libia - «Sulla Libia ho insisitito sul fatto che non possiamo perdere tempo. Occorre affrontare rapidamente la situazione. L'opera delle milizie armate e i violenti scontri devono cessare»: lo ha detto il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi in una conferenza stampa congiunta al Cairo con il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, volato questa mattina nella capitale egiziana per una breve visita.
«La comunità internazionale e l'Ue, specialmente dopo il loro intervento, hanno una responsabilità umanitaria e morale di porre fine a questa situazione e anche su questo punto vi è accordo fra me e il presidente del Consiglio italiano», ha aggiunto al Sisi, intervenendo alla conferenza stampa.
Combattimenti all'aeroporto di Tripoli - Violenti combattimenti sono in corso da giorni tra milizie rivali intorno all'aeroporto di Tripoli, nei pressi del quale i vigili del fuoco tentano di domare un incendio che infuria per il quinto giorno consecutivo in due depositi di petrolio e gas colpiti da razzi. Ieri anche l'ambasciatore francese aveva lasciato Tripoli.
Disordini a frontiera Libia-Tunisia - Un poliziotto tunisino è stato ferito, probabilmente da una pallottola vagante sparata dalle forze libiche per respingere una folla di rifugiati che tentava di passare in Tunisia per fuggire i combattimenti in Libia. Lo hanno reso noto le autorità tunisine che dopo l'incidente hanno chiuso il valico di frontiera di Ras Jedir con la Libia. Per il momento non è stato fornito nessun bilancio ufficiale di questi disordini dalle autorità di Tripoli.
Due giorni fa il governo tunisino aveva avvertito che era pronto a chiudere le sue frontiere nel caso di un afflusso in massa di libici in fuga dai combattimenti. «La situazione economica nel nostro Paese è precaria e non ci permette di sostenere l'afflusso di centinaia di migliaia di rifugiati. Chiuderemo le frontiere se sarà nel nostro interesse nazionale», aveva affermato il capo della diplomazia di Tunisi, Mongi Hamdi.

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