L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 14 agosto 2014

le sentenze non si applicano quando ci sono di mezzo chi lavora

Questi sono i sindacati, coprono un ruolo di esclusiva salvaguardia degli interessi padronali, ruolo costantemente in contrasto con i diritti fondamentali di chi lavora, difensore, al contrario, di privilegi e privilegiati, vero nocciolo duro del loro risicato consenso

Ostuni: quando la Cgil diviene controparte dei lavoratori

Telcom
Pochi ma buoni e, soprattutto, forti, determinati, come solo chi ha dignità sa esserlo, quando la stessa non viene “confusa” con il servilismo, l’accettazione di ogni sacrificio per un presunto “bene comune”, che solitamente sottintende profitto e cancellazione dei diritti dei più deboli.
Ad Ostuni la Telcom sospendeva, in cassaintegrazione, 30 lavoratori con una procedura lacunosa sia sotto l’aspetto motivazionale, sia sotto l’aspetto puramente materiale, legato alla produttività della stessa, al suo stato economico e, soprattutto, ai criteri di scelta adottati per individuare i dipendenti da sospendere.
In poche parole una serie infinita di irregolarità, com’è regola nel nostro stivale. Procedure di mobilità o cassintegrazione, che prevedono pesanti esborsi anche da parte dello Stato, e quindi dei suoi cittadini, campate completamente in aria, anzi spesso, se non sempre, veri e propri artifici contabili utili ad evadere milioni di euro di tasse ed a liberarsi di quei lavoratori “scomodi”, per età, stato fisico, mentalità…tutte, nessuna esclusa, firmate e controfirmate dalle tre Organizzazioni sindacali che possiedono, come in ogni stato fascista, a prescindere da qualsiasi consenso, la titolarità a trattare per chi lavora.
L’elenco dei misfatti compiuti sull’intero territorio nazionale è il documento inoppugnabile del vero ed unico ruolo dei sindacati confederali nel Bel Paese, ruolo di esclusiva salvaguardia degli interessi padronali, ruolo costantemente in contrasto con i diritti fondamentali di chi lavora, difensore, al contrario, di privilegi e privilegiati, vero nocciolo duro del loro risicato consenso.
Ad Ostuni però accade che 14 di quei 30 “condannati” non siano disposti a cedere, a far finta di non vedere le irregolarità e le illegalità commesse ai loro danni, e da subito contestino l’accordo e chiedano, alla Cgil, di ritirare la firma da quel foglio che, nei fatti, sconfigge non solo i lavoratori indicati nella procedura, ma soprattutto il ruolo ed il senso del sindacato.
La firma non viene assolutamente ritirata anzi il segr. Provinciale del sindacato, tal Salvatore Viva, convince 16 dei 30 messi in cigs, a sottoscrivere un accordo di conciliazione con l’azienda per soli 3.600 euro, accordo difeso a spada tratta anche dalla segr. Generale di BR, Michela Almiento, ed il movimento dei cassintegrati, guidato da Roberta Nacci, viene anche cacciato dalla camera del lavoro della Cgil di Ostuni ed è costretto a chiedere, per le proprie riunioni, ospitalità altrove.
Però, anche se da soli, il giudice del lavoro da ragione alle loro denunce. Sono passati mesi da una sentenza che decreta il reintegro dei 14 ricorrenti e il pagamento, agli stessi, delle precedenti mensilità, ma nulla accade, perché in Italia, per alcune persone, violare la legge sembra non sia reato.
Il ruolo del sindacato, se tal fosse, sarebbe ora quello di ritornare su suoi passi e rivendicare il diritto al lavoro a chi ha dimostrato, nei fatti, di essere stato vittima di una discriminazione, di una vera e propria aggressione ai propri diritti fondamentali, quelli…già proprio quelli per cui sono nate le tre grandi organizzazioni sindacali, proprio quelli grazie ai quali, strumentalmente usati, molti di loro si sono creati situazioni di privilegio, vere e proprie carriere politiche.
Ostuni, Napoli, Pomigliano, Taranto, Arese, Eutelia, Alfa Romeo, Datitalia, Telcom, Alitalia, Ilva, e chi più ne ha più ne aggiunga, sono i terreni sui quali le confederazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil hanno mostrato definitivamente il volto e chiarito il ruolo che hanno intenzione di ricoprire…a chi ha dignità, ai lavoratori della Fiat di Pomigliano, dell’ex-Alfa di Arese, dell’Innova, della Telcom, della ex-Datitalia, dell’Ilva il compito di farci capire che la controparte non abita solo ai piani alti delle aziende italiane, ma vive e si riproduce nelle stanze di chi ha scambiato il sindacato per una delle tante scorciatoie italiche con le quali risolversi e arricchirsi.
http://www.reset-italia.net/2014/08/13/ostuni-cgil-lavoratori/#.U-zm2WN7PIU

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