L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 17 settembre 2014

il Pd vuole cancellare l'art. 18, pagliacci

Lavoro, emendamento in Aula: l’articolo 18 non varrà per neoassunti

In Commissione al Senato arriva un emendamento che prevede «tutele crescenti» per i nuovi assunti. Dure critiche da sindacati e opposizione

di Redazione Online

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi durante la visita allo stabilimento L’oreal di Settimo Torinese (Ansa) Il presidente del Consiglio Matteo Renzi durante la visita allo stabilimento L’oreal di Settimo Torinese (Ansa)
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L’articolo 18 arriva in Aula al Senato. L’emendamento del governo, concordato con la maggioranza, all’articolo 4 della delega sul mercato del lavoro è stato presentato mercoledì mattina in commissione al Senato: si tratta di un passo che apre di fatto la strada al superamento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che disciplina i licenziamenti senza giusta causa. Nel testo riformulato c’è la «previsione, per le nuove assunzioni, del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio». In sostanza, il lavoratore che conquisterà un contratto a tempo indeterminato, sia giovane sia riassunto dopo una precedente occupazione, non avrà da subito diritto alle stesse tutele garantite dagli attuali contratti stabili, ma le otterrà gradualmente. Soddisfatto il presidente della commissione Lavoro Maurizio Sacconi che spiega: «Con la delega c’è la revisione delle tutele nel contratto a tempo indeterminato (art.18), la mediazione» è l’applicazione del contratto «a tempo indeterminato» a tutele crescenti «alle nuove assunzioni». Con indennizzo proporzionato all’anzianità e dunque senza il reintegro dell’art.18.«A regime sarà per tutti quello».

«Uno scalpo usato come merce di scambio»
Si riaccende dunque il dibattito sul Job Act e sull’articolo 18 di fronte alla volontà di accelerare su questo tema (anche con un decreto ad hoc) da parte del premier Renzi. «L’articolo 18 è lo scalpo che il premier Matteo Renzi porterà in Europa per avere flessibilità sui conti pubblici», dice il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. L’attacco è arrivato durante la relazione al direttivo del sindacato di Corso d’Italia. Per Camusso, secondo quanto riportano fonti presenti ad direttivo, per Camusso l’esecutivo continua a non aggredire i nodi centrali della crisi e a non indicare le soluzioni utili a uscirne. Per la leader della Cgil l’esecutivo pone sotto i riflettori i temi che non hanno alcuna influenza, utilizzando l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori in una pura logica di scambio, come l’esecutivo Monti fece con le pensioni. Anche la Cisl attacca. «Per ora c’è un job ghost, nessun ha potuto leggere una proposta dettagliata», dice il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, parlando del jobs act a margine della festa dell’Udc a Chianciano Terme. «Quale strada si sta imboccando? - ha aggiunto - Nessuno conosce nulla di ciò che si sta decidendo. Vorremmo conoscere i dati. Spero si recuperi la trasparenza ed una discussione alla luce del sole. Le forze politiche e sociali ne hanno diritto ed hanno il dovere di sapere ciò che sta succedendo».
«Non è riducendo i diritti che si crea lavoro»
Critiche anche le opposizioni. «Se anche per Renzi la modifica dell’art. 18 è un falso problema non lo è per chi ha l’ossessione di toglierlo o per chi continua a pensare che il problema dell’occupazione si risolva togliendo i diritti a chi lavora - dice il coordinatore nazionale di Sel, Nicola Fratoianni - Il tema dell’articolo 18 torna ad essere il tema della riduzione dei diritti, una ricetta che non ha prodotto nessun posto di lavoro in più ma ha prodotto, invece, la riduzione della qualità del lavoro che c’è, dunque una ricetta sbagliata. Volerlo modificare è la riproposizione stanca di una ricetta fallimentare. Il nostro problema oggi invece è costruire nuova occupazione».

http://www.corriere.it/economia/14_settembre_17/lavoro-emendamento-aula-l-articolo-18-non-varra-neoassunti-9a650334-3e5e-11e4-af68-1b0c172fb9a5.shtml

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