L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 14 settembre 2014

il referendum sull'austerità è un falso ideologico, come la lista Tsipras a suo tempo, fuori dall'Euro

PER VOI, ORMAI, È TROPPO TARDI di Coordinamento sinistra contro l'euro



13 settembre.
Giovedì 11 settembre 2014 – in occasione dell’inaugurazione della festa della Cgil “Piazza Bella Piazza” con un dibattito con la presenza dell’on. Stefano Fassina - il gruppo romano del Coordinamento della sinistra contro l’euro ha effettuato un volantinaggio per mettere Stefano Fassina, e il Pd tutto, di fronte alle proprie responsabilità in merito all’approvazione del Fiscal Compact, del pareggio di bilancio, dell’austerità e, più in generale, del sistema eurista. Ecco il volantino (che potete scaricare e distribuire cliccando qui).

SON ROSE CHE NON FIORIRANNO

«Il 18 aprile 2012 è una data da ricordare. In ossequio ai diktat delle oligarchie europee ed al Fiscal compactvenne modificato l’Art. 81 della Costituzione, introducendo uno dei dogmi più assurdi del neoliberismo: ilpareggio di bilancio. Il voto unanime di Pd, Pdl e Terzo polopermise di evitare che questo nuovo strappo, questa ennesimacessione di sovranità, potesse essere sottoposto a referendum popolare.

Con un tardivo sussulto di resipiscenza Stefano Fassina e parte del Pd annunciano un emendamento al ddl sulle “riforme” per modificare il comma 2 dell’Art. 81 allo scopo di rimuovere l’obbligo del pareggio di bilancio, «… in modo che sia possibile l’indebitamento da parte dello Stato per fare degli investimenti». Fassina ha poi aggiunto: «D’altra parte è in linea con quanto dice Renzi». In linea con quanto dice Renzi, forse, non certo con quel che Renzi fa. La Legge di stabilità in dirittura d’arrivo rispetta infatti tutti i desiderata dei gendarmi euro-tedeschi dell’austerità.

L’iniziativa di Fassina muove da una premessa fin troppo ovvia: che nelle condizioni di recessione più deflazione,applicare il Fiscal compact spingerebbe il Paese nell’abisso. È quindi una mossa giusta e necessaria, madel tutto inadeguata.



Non basta evitare il peggio, occorre una svolta radicale, a partire dalla politica economica e sociale. Una svolta che implica una rottura decisa dei vincoli europei, la riconquista della sovranità politica del nostro Paese, a cominciare da quella monetaria.

Abbiamo alle spalle un tempo sufficiente per tirare un bilancio dell’Unione europea. Se questa è il luogo dove la crisi globale è più devastante non c’è dubbio che ciò dipenda dalla natura e dall’architettura neoliberistadell’Unione. L’Unione ha tradito tutte le sue promesse. Sono cresciuti gli squilibri tra i paesi, sono cresciute le diseguaglianze sociali, abbiamo i tassi di disoccupazione più alti tra i paesi Ocse, la democrazia è stata rimpiazzata da un regime neo-autocratico in cui banche e grande finanza speculativa la fanno da padrone.

Ripudiare il Fiscal compact non è sufficiente a far uscire il Paese dal marasma. È indispensabile, come la Costituzione contempla, che lo Stato riconquisti il centro anche sul piano economico, poiché solo esso può avviare un grande piano d’investimenti per la piena occupazione. Per questo deve riconquistare la sovranità monetaria, elemento essenziale di politica economica e di bilancio, cessando di prendere i soldi a prestito dal sistema bancario privato, che su questa sua funzione lucra. Lo Stato dovrebbe anzi riportare sotto il proprio controllo, assieme alla Banca d’Italia, l’intero sistema bancario.

Queste ed altre misure di buon senso (“anticicliche”) non possono essere adottate restando nella gabbia dell’euro. Questo lo sa non solo Fassina, lo sa anche Renzi, nonché il cane da guardia dei mercati finanziariPadoan. Renzi vorrebbe ma non può. Questo sottoprodotto del populismo berlusconiano sa che se provasse a fare qualcosa di giusto nell’interesse dei cittadini, sarebbe defenestrato. Ma potrebbe esserlo anche nel caso in cui non perseguisse le crudeli politiche austeritarie. Ed infatti si staglia sull’orizzonte lo spettro della Troika.

In questo contesto, anche a causa di una classe politica bipolare che ubbidisce agli interessi di chi sta in alto, è facile prevedere che l’Italia continuerà ad affondare, e chi sta in basso vedrà peggiorare le proprie condizioni d’esistenza. Lo si voglia o meno ci stiamo avvicinando al punto di rottura. Lo si voglia o meno l’Unione e la moneta unica sono sulla via del tramonto. Coloro che han sin qui ubbidito ai poteri forti saranno spazzati via. Saranno quindi le forze popolari, sovraniste e democratiche, oggi costrette ai margini della vita politica dal regime neoliberista, a salvare questo Paese. 
Per voi è oramai troppo tardi».

http://sollevazione.blogspot.it/2014/09/per-voi-ormai-e-troppo-tardi-di.html

Nessun commento:

Posta un commento