L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 30 settembre 2014

l'accordo di Arcore tra Renzi e Mediaset è comprensivo anche sui privileggi delle Tv


Saldi Agcom per Rai e Mediaset?

29 - 09 - 2014Valeria Covato

I numeri, le prospettive e le polemiche
Domani l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) applicherà uno sconto di 200 milioni di euro a Rai e Mediaset sul canone per la concessione delle frequenze televisive. In sette anni il gruppo della famiglia Berlusconi potrebbe così risparmiare almeno 80 milioni di euro, mentre la riduzione per Rai si aggirerebbe intorno ai 126 milioni.
FAVOREVOLI E CONTRARI
L’Agcom ratificherà con tutta probabilità domani la decisione presa nell’ultima seduta del luglio scorso approvando a maggioranza i criteri generali per il ricalcolo da parte del Ministero dello sviluppo economico dei contributi annuali per l’utilizzo delle frequenze nelle bande televisive terrestri. Favorevoli alla riforma del canone si sono dimostrati Antonio Martusciello, ex dirigente di Publitalia e sottosegretario nel governo di Berlusconi; Antonio Preto, tecnico in passato tra i collaboratori di Renato Brunetta e Antonio Tajani di Forza Italia, e Francesco Posteraro, eletto in quota Udc. Due invece i contrari: Angelo Cardani (presidente) e Antonio Nicita.
COSA CAMBIA
Secondo la nuova delibera – si legge sul Fatto Quotidiano – Cologno Monzese e Viale Mazzini “non dovranno versare più l’uno per cento del fatturato aziendale, ma un obolo (meno di 10 milioni ciascuno) estratto dai conti di quelle società controllate che gestiscono le antenne, cioè Elettronica Industriale e Rai-Way”.
Con la decisione presa a luglio scorso l’Autorità ha infatti dato applicazione al vigente quadro normativo della Commissione Europa (frutto del combinato disposto dell’articolo 3-quinquies, comma 4, del decreto legge 2 marzo 2012, n. 16 convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44 e dall’art. 35 del Codice delle comunicazioni elettroniche) in virtù del quale il contributo grava oggi sugli operatori di rete, e non più sulle emittenti, come avveniva nel passato.
CHI PERDE
Le nuove misure peseranno però sull’erario che certificherà già nell’anno corrente minori introiti per circa 40 milioni di euro (nel 2014 la Rai già risparmierà 23 milioni, Mediaset 14) e sugli operatori di rete più piccoli. Nei 7 anni lo Stato dirà infatti addio a 131,7 milioni di euro, mentre l’Agcom recupererà un po’ dell’ammontare sgravato ai due giganti caricando i costi su La7, Persidera (Telecom-Espresso), H3G e, soprattutto, sugli imprenditori locali.
LE CONTROMOSSE DEL GOVERNO?
Gli effetti della delibera hanno allarmato il governo che secondo alcune voci in Rete potrebbe ricorrere ad un decreto. “In questo modo tutto resterebbe invariato almeno per un anno in attesa che si metta mano al vigente quadro legislativo”, si legge sul Messaggero.
LA BAGARRE IN PARLAMENTO
A intervenire sul tema sono stati anche i presidenti delle due Commissioni parlamentari competenti, Michele Meta (Pd), che è a capo di quella su trasporti e telecomunicazioni della Camera dei deputati, e Roberto Fico (M5S), che presiede la commissione bicamerale di vigilanza sulla Rai.
Il rischio secondo Meta sarebbe quello di ottenere il risultato contrario rispetto a quanto richiesto dall’Europa: “Anziché far rispettare le pari opportunità tra i vari operatori economici, si creerebbe un vantaggio considerevole per i grandi, a danno dei piccoli. E l’Agcom, che è un’autorità di garanzia, ha il dovere di dare spiegazioni al Parlamento“, ha dichiarato il presidente  chiedendo all’Authority di riferire con urgenza in Aula sui criteri contenuti nella sua proposta.
Il risultato del nuovo meccanismo secondo Fico? “Se prima a pagare di più erano le emittenti più ricche – ha dichiarato  il presidente della Commissione di Vigilanza Rai – adesso saranno le società piccole a dover versare di più. Con potenziali gravi conseguenze per l’accesso di altri operatori nel mercato. Ritengo sia inaccettabile”.

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