L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 17 settembre 2014

Niente Piano Paese, Renzino: faremo, cambieremo, peggioreremo. Di certo macelleria sociale in arrivo per iniziare la tassa sul pane

Governo: Cgil, in discorso Renzi economia assente     

"Sul lavoro solo spunti allusivi"
“Dall'illustrazione del secondo programma del governo Renzi, quello dei mille giorni, svolta oggi in Parlamento, continuano a mancare indicazioni precise su quali saranno le misure economiche che l'esecutivo intende adottare non tra tre anni, ma nelle prossime settimane, per rilanciare l'economia del Paese, contrastare la disoccupazione, rendere il sistema produttivo e amministrativo italiano moderni, competitivi e dinamici”. E' quanto si legge in una nota della Cgil, che aggiunge: “La grande assente dal discorso del Presidente del consiglio è stata, infatti, l'economia che invece doveva essere quella su cui avrebbe dovuto incentrare il suo discorso. Nelle sue parole non si sono viste né il progetto a lungo termine, né sono state delineate le misure a breve”.

“Anche sul lavoro - prosegue la nota di corso d'Italia - il Presidente del consiglio non ha fornito che spunti allusivi. Sul lavoro il governo continua a dare messaggi contrastanti: da un lato i proclami sulla lotta al precariato, dall’altro il decreto sulla liberalizzazione dei contratti a termine. Ora si torna ad affermare la necessità di cancellare le differenze tra lavoratori garantiti e non. È quanto chiediamo da anni. Il governo sia coerente superi il decreto Poletti e faccia una riforma vera cancellando le troppe forme contrattuali che precarizzano il lavoro”.

“Sugli ammortizzatori scopriamo che la riforma si farà con la legge di stabilità e che si supererà la cassa integrazione. Ancora una volta sono dichiarazioni oscure che lasciano dubbi sulla reale direzione riformista che il governo intende adottare. L'unica cosa condivisibile è che non c'è tempo da perdere per dare una scossa all'economia e al lavoro ma se la ricetta non cambia saremmo alle solite. Non è più possibile che a pagare il costo dei gravi errori che i governi precedenti hanno commesso siano ancora una volta i giovani, i disoccupati e i lavoratori. Non è più accettabile una politica e un governo che continui a ridurre le tutele destinando a chi lavora un unico campionato in serie B. La Cgil si augura che non si vogliano riproporre politiche sbagliate e inutili ai fini della ripresa economica e occupazionale, di riduzione e sottrazione dei diritti, per altro con decreto legge, cancellando qualsiasi possibilità di discussione”, conclude la nota.

http://www.rassegna.it/articoli/2014/09/16/114494/governo-cgil-in-discorso-renzi-economia-assente

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