L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 15 settembre 2014

Renzino fa fatica a capire che la realtà e ben diversa da un twitter

Renzi: soffocata nella culla la sua "buona scuola"? Lettera

di redazione

inviato da Vincenzo Pascuzzi - "Esigo da me stesso quello che ho sempre detto: la riforma della scuola non si fa sulla testa degli insegnanti, ignorandoli, né sulla testa dei genitori", ha spiegato, sottolineando come la riforma sarà "discussa per un anno" perché, “andremo per un anno casa per casa, scuola per scuola".
Così Matteo Renzi dal palco della Fiera del Levante di Bari, ieri sabato 13.9, solo 2 giorni 2 prima dell’avvio della consultazione bimensile sul fascicoletto programmatico della riforma non-riforma della scuola (o patto che non si può rifiutare) !I 60 giorni stabiliti inizialmente – era appena il 3.9 - diventano così ben 365, un anno intero; un po’ come la sorte delle riforme, che a febbraio erano garantite una al mese e in seguito sono state procrastinare a 1.000 giorni!
Cosa ha fatto cambiare i programmi temporali del governo Renzi? Molto probabilmente le numerose e argomentate prese di posizione contrarie alla c.d. “buona scuola”, provenienti da docenti e sindacati, assieme alle proteste e agli scioperi già calendarizzati: altrettante secchiate d’acqua gelida sul capo e la persona del giovane Premier.
Ma “Un anno di consultazioni significa che il Parlamento potrà iniziare a lavorare nell'autunno del 2015. La legge di riforma potrebbe essere quindi approvata nell'autunno del 2016 per entrare in vigore con l'anno scolastico 2017/18”.
Non si sa in particolare “se anche il piano di assunzioni (150 mila) dovrà passare attraverso dibattiti e confronti” lunghi un anno.Inoltre, “la scuola italiana non può aspettare ancora, i problemi sono gravi e complicati e necessitano di soluzioni”.
Alla vigilia dell’avvio delle consultazioni, ci si può chiedere se la decantata riforma non-riforma (o il patto che non si può rifiutare) non rischia di essere soffocato nella culla.

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