L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 14 settembre 2014

Renzino traditore, popolo italiano piegato

Si avvicina il momento di lasciare per Renzi il clown 

di Eugenio Orso


Alcune notizie d’agenzia di poche righe, altrettanti segnali che per Matteo Renzi sta arrivando il momento di lasciare. Non finirà come Berlusconi nel 2011, magari avrà il contentino, l’ambito premio elitista per aver continuato la demolizione dell’Italia, ma anche lui dovrà sgomberare e dimenticarsi la poltrona di presidente del consiglio. E’ probabile che Renzi lo sappia già, forse lo sa fin dall’inizio, addirittura da prima di irrompere in Palazzo Chigi, ma vorrebbe restare a fare il “premier” ancora per un poco. Altro che “sfruttare la flessibilità” insita nelle regole europoidi, perché se l’Italia si può minchionare, fingendo il cambiamento di verso, l’unione europoide non si cambia. Funziona benissimo così, per i suoi veri scopi!
Quali sono le notizie? Limitiamoci a tre, commentate brevemente di seguito.
1)    Pier Carlo Padoan all’economia, garanzia nel governo per i potentati esterni, dichiara non a caso che il controllo europeo sulle riforme è uno strumento utile, anche se poi giustifica e “infiora” la cosa fingendo pari dignità fra paesi sovrani. Infatti, per far digerire il prossimo venturo governo-troika racconta la favoletta per beoti di un “controllo reciproco dei paesi tra pari che si scambiano esperienze”. No, sia mai! Non è una costrizione, un assoggettamento, uno strumento disciplinare ma solo apprendimento reciproco. Bisogna avere un gran pelo sullo stomaco per dire simili bestialità! 
2)    Jeroen Dijsselbloem, pirata olandese sostenitore dell’”austerity” per i paesi mediterranei, attualmente alla presidenza dell’eurogruppo/eurolager, dopo aver polemizzato un po’ con Renzi (per via della favoletta della “flessibilità”), comunica che l’unione europide “non cambia verso”, nonostante il semestre di presidenza italiana. Non solo, ma l’eurogruppo pretende di essere il regista delle riforme condotte nei vari paesi. Non esiste cambiamento, perché c’è il famigerato patto di stabilità da rispettare alla lettera e, per ora, non c’è nessun nuovo impegno scritto. Pesa come un macigno la soglia massima del 2,6% nel rapporto deficit/pil, il cui sforamento sarà sicuramente imputato a mancate riforme (leggi tagli di spesa insufficienti e privatizzazioni solo parziali). Inoltre, è sempre valida a livello programmatico, per l’Italia, la letterina-diktat bce del 5 agosto 2011. La “via di fuga renziana” della maggiore flessibilità dentro le regole e delle fantomatiche politiche di “crescita”, è solo di natura propagandistica. 
3)    Il commissario europeo per gli affari economici e monetari, il finlandese “rigorista” Jyrki Katainen, ancora in carica con Barroso (seguiranno Juncker e Moscovici), sostiene che loro vogliono “collaborare molto strettamente con l’Italia” e che la pagella non è stata ancora data. Un abbraccio mortale, sempre più stretto, che annuncia il futuro governo-troika, ossia commissariamento ferreo e definitivo, fino a estinzione del paese e della sua economia.
Padoan, con le sue dichiarazioni, prepara il terreno all’interno e indora la pillola, Dijsselbloem e Katainen, da fuori, lanciano moniti, diffondono la “voce del padrone” e sostanzialmente annunciano il futuro commissariamento dell’Italia. Ciò risulta chiaro, se s’interpretano con un po’ d’acume le loro parole e i loro moniti, rivolti soprattutto al nostro paese e non certo al Lussemburgo! L’Italia è il boccone più grosso e quello che ci accadrà farà impallidire anche i greci, per quanto ridotti in miseria.
Monti, Letta e in ultimo, ma non ultimo per i danni che sta facendo, Matteo Renzi hanno piegato il paese ai voleri dei mercati&investitori, l’hanno sacrificato come un agnello, con la sua popolazione, per alimentare la mostruosità dell’euro e l’impianto di potere europide. L’hanno incamminato sulla via senza ritorno del rigore contabile, della liquidazione dello stato sociale, della depressione economica e della deflazione monetaria. Tutti e tre solo di passaggio, se Monti è durato, nei fatti, un annetto abbondante, Letta una decina di mesi e Renzi presumibilmente non andrà oltre.  Il semestre italiano di presidenza europea scade il 31 dicembre del presente anno, ed è probabile che il clown ultraliberista fiorentino molli la poltrona di “premier” entro i primi due o tre mesi del 2015. Fra poco i tempi saranno maturi per un governo dichiaratamente commissariale e sopranazionale, e i piccoli Quisling saranno archiviati, anche nel ricordo, per quanto di sanguinoso accadrà alla popolazione. Fateci caso: l’ondata finale di privatizzazioni delle aziende pubbliche, annunciata da tempo e richiesta a gran voce dal commissario per la revisione della spesa pubblica Cottarelli (vendere o chiudere le municipalizzate!), non c’è ancora. Un governo-troika, da bravo automa senza problemi di consenso e quozienti elettorali, gestirebbe la cosa in modo asettico (senza dover badare, o fingere di badare, alle sofferenze della popolazione) e sicuramente “efficiente”.

Che fine farà il disgustoso clown liberal fiorentino? Che fine faranno l’infamissimo pd e le sue camarille subpolitico-burocratiche euroserve? Non preoccupatevi troppo della loro sorte … E’ possibile che almeno inizialmente cadranno in piedi, perché il padrone avrà ancora bisogno di loro per “consolidare” la presa del nuovo governo-troika (tecnico-tagliagole, ossia molto tecnico nel tagliarci la gola) e avere un decisivo supporto parlamentare. Renzi potrà passare “ad altri importanti incarichi”, come premio per la sua dedizione e devozione neoliberista (Blair insegna!), mentre i burocrati piddini appoggeranno con nuove menzogne e funambolismi il governo definitivo, mantenendo comunque un certo sotto-potere. Fin tanto che serviranno, poi finiranno anche loro in “discarica” con il resto del paese.

Chi la prenderà direttamente nel (....), senza possibilità di scamparla, saremo tutti noi e noi soltanto.

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