L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 28 settembre 2014

Servizi segreti legati a doppio filo con le mafie, attori di attentati e depistaggi

Il"protocollo farfalla" è libero da ogni vincolo segreto e può rivelare il contenuto. Un trattato che ha visto i servizi segreti elargire soldi ai boss per avere informazioni sugli affari di cosa nostra - di Giacoma Chimenti

Per dieci anni è stato custodito unsegreto in un documento di sei pagine denominato “Protocollo Farfalla“. Il “Protocollo Farfalla” è un segreto di Stato ai vertici dell’antimafia, che è stato siglato nel 2004 dai capi di quella che allora era la Sisde e il Dap, ovvero il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Praticamente con questo trattato i servizi di sicurezza hanno offerto moltisoldi a otto capi di Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra mentre si trovavano in carcere in regime di 41 bis, per ottenere informazioni sulle cosche e affari mafiosi. Il fascicolo che riguadra il segreto di stato è stato reso accessibile solo nei giorni scorsi, quando è stato sciolto il vincolo dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e oggi “Repubblica” può svelare apertamente anche il contenuto più riservato.
Il “Protocollo Farfalla”, oltre a consentire uno scambio d’informazioni fra 007 e operatori penitenziari, prevedeva anche un patto molto riservato con i boss, ai quali si elargivano tanti soldi in cambio di informazioni segrete su come si svolgeva il crimine organizzato in Italia. I boss erano pagati con soldi provenienti dai fondi riservati dei Servizi, e avevano riguardato contatti con Cristoforo Cannella, uno dei killer che aveva preso parte alla strage Borsellino, e altri nomi di spicco di Cosa nostra come Vincenzo Buccafusca, Salvatore Rinella, fino al catanese Giuseppe Maria Di Giacomo. A collaborare con gli agenti 007 anche il camorrista Modestino Genovese e Antonino Pelle, persona appartenente alla ‘ndrangheta. Sono tante comunque le domande che ancora non hanno una risposta, e i pm dell’inchiesta trattativa Stato-mafia indagano per scoprire particolari che possano rivelare altre verità.
“Farfalla” rivela anche particolari sul generale Mario Mori, l’ex direttore del Sisde assolto poi in primo grado dall’accusa di aver favorito la latitanza di Provenzano, caso riaperto dall’appello del pg Roberto Scarpinato e del sostituto Luigi Patronaggio, che hanno dichiarato: “Il punto critico del protocollo è la mancanza di un controllo di legalità da parte della magistratura”. La procura generale ha commentato così il comportamento di Mori: “Ha disatteso i suoi doveri istituzionali”. Ed ecco arriva Scarpinato che, attraverso una ricostruzione dell’attività di Mori dagli anni ’70 agli anni ’90, afferma: “Il modus operandi di Mori è stato sempre da appartenente a strutture segrete”, affermazioni che puntualmente i legali di Mori, Basilio Milio ed Enzo Musco, respingono.

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