L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 28 settembre 2014

TTIP non sa da fare

http://www.eunews.it/2014/09/26/cofferati-contro-il-ttip-e-inevitabile-che-porti-un-abbassamento-dei-nostri-diritti/22211

Cofferati contro il Ttip: “È inevitabile che porti un abbassamento dei nostri diritti”

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Intervista all’eurodeputato del Pd che condivide le posizioni del Nobel Stiglitz sull’accordo di libero scambio tra Usa e Ue. “Le trattative devono essere bloccate, la loro segretezza rappresenta un grave vulnus per la democrazia”
Le osservazioni fatte dal Nobel Joseph Stiglitz, secondo cui l’accordo di libero scambio tra Unione europea e Stati uniti è iniquo “sono fondate”. Anche Sergio Cofferati si schiera contro il Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership) e dice che le trattative tra Bruxelles e Washington “devono essere fermate”. Per l’eurodeputato del Pd e già segretario generale della Cgil e sindaco di Bologna, è inevitabile che nelle contrattazioni l’Europa dovrà cedere fette dei diritti acquisiti in tema di Ambiente, Ogm e welfare. Il tutto attraverso “negoziati segreti che di per sé rappresentano già un grave vulnus democratico”.
Cosa non le piace di questo accordo?
“Intanto considero sbagliata l’idea del trattato perché un trattato tra diseguali, con strutture economiche e sociali diverse, è impossibile che produca uniformità. Si finirà per trovare punti di convergenza a danno del più piccolo e debole, in questo caso l’Europa. Le strutture che si vorrebbero ricondurre a una regola unitaria sono diversissime e per questo inevitabilmente nascerebbero le conseguenze negative che teme Stiglitz”
In quali ambiti vede i maggiori rischi?
“Pensiamo all’ambiente dove le normative, nonostante Kyoto, sono diverse da Paese a Paese. È evidente che farà premio la normativa più morbida e si abbasserà la soglia di guardia di chi era andato più avanti”
Lo stesso discorso si farebbe con gli Ogm?
“Tra chi autorizza gli Ogm come gli Stati Uniti e chi non li autorizza come l’Europa è ovvio che trovare un compromesso penalizzerebbe chi ha fatto una scelta, a mio avviso condivisibile, di non autorizzarne la coltivazione. Non parliamo poi dei diritti delle persone e delle comunità”
Lei è convinto quindi che nella contrattazione è l’Europa dovrà necessariamente cedere qualcosa e quindi abbassare i suoi livelli di diritti in tutti i campi?
“I diritti vengono sempre trascinati nella competitività tra Paesi. In questo caso da un lato c’è l’Europa che ha un sistema di protezioni sociali, di welfare e di diritti individuali e collettivi del lavoro ampiamente consolidati, dall’altra parte un Paese in cui welfare e diritti consolidati non ce ne sono. Trovare una mediazione vorrà dire che chi è socialmente più evoluto arretrerà”
Ma la contrattazione, se ben condotta, potrebbe portare anche vantaggi all’Ue. Per fare un esempio le aziende agroalimentari vedono nei negoziati un’opportunità per far riconoscere i marchi di origine del settore alimentare per prodotti che negli Usa sono oggetto di imitazione
“Se loro abbracciassero l’idea della tracciabilità e della denominazione di origine sì, sarebbe una cosa buona. Ma è evidente che per loro questo rappresenterebbe una fuoriuscita dal settore, non mi pare una ipotesi concreta”
Altro punto di forti critiche da entrambe le sponde dell’oceano è la segretezza con cui vengono portate avanti le trattative
“Questo è l’altro aspetto molto grave, siamo di fronte a un’esautorazione di competenze del Parlamento europeo. È una questione di democrazia. È possibile che un negoziato che riguarda milioni e milioni di persone, le loro condizioni materiali di vita, le loro prospettive future sia sottratto alla conoscenza anche dei rappresenta istituzionali dei cittadini? È una follia. Ci sono stati 6 incontri e nessuno sa quale sia stata la base e gli argomenti. Il negoziato è sottratto del tutto non dico al controllo, ma anche alla semplice verifica. È un vulnus democratico molto serio”
Insomma questo negoziato non s’ha da fare…
“Sì, io sarei per l’abolizione di questi negoziati le cui conclusioni sono già scritte in partenza”
La sua però è una posizione isolata o comunque minoritaria nel Partito Democratico
“A dire il vero non lo so, si parla così poco di questo accordo che davvero non sono in grado di dirlo, ma penso di sì. Bisognerà chiaramente stimolare un dibattito contestualmente sia nel Pd che nel Partito socialista europeo che fin qui ondeggia tra legittima e condivisibile richiesta di trasparenza e molta vaghezza sul merito. Sono convinto che più aumenterà la conoscenza del merito di questo trattato più aumenteranno le contrarietà”.

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