L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 24 ottobre 2014

1981 - 2014 la Banca Centrale Italiana deve ritornare a disposizione del Paese


Alla sbarra il sistema monetario e la finanza ‘virtuale’

Conversazione teatrale “Money 93 90”: “Il debito pubblico non esiste”

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di Marcello Celeghini
Il debito pubblico esiste davvero o è pura illusione? Per uscire dalla crisi servono davvero i sacrifici dei cittadini o c’è una via più breve ed immediata? Sono state queste, e tante altre, le domande che hanno animato la conversazione teatrale “Money 93 90”, organizzata dal gruppo Cittadini ferraresi per l’Economia e dalla Comunità Emmaus alla Sala Estense, per riflettere su molti degli attuali temi di attualità economica. Gli imputati principali di tutta la serata sono stati il sistema monetario e la finanza ‘virtuale’.
La conversazione teatrale è stata suddivisa in quattro atti preceduti da un prologo, in cui veniva presentato il problema, e seguiti da delle soluzioni finali fornite da una bambina e dei semplici cittadini, per sottolineare che la soluzione alla crisi non deve necessariamente venire da grandi economisti e da politici vari, ma chiunque di noi può avere l’idea giusta. Ma la corruzione e gli sprechi pesano davvero così tanto sull’aumento del debito pubblico? “La risposta è no – smentisce Claudio Bertoni del gruppo Cittadini per l’Economia-, il debito pubblico italiano è ora di 2150 miliardi di euro ed è così alto solo ed esclusivamente a causa degli interessi composti esorbitanti accumulati negli anni. Solo quest’anno lo Stato ha dovuto sborsare 80 miliardi di euro per continuare ad utilizzare quei soldi non suoi che, se sommati ai 120 miliardi di interessi sui debiti privati, arrivano a toccare i 200 miliardi di euro annui di interessi. Quindi pareggio di bilancio, lotta alla corruzione e tagli agli sprechi non servono a niente, è come operare di calcoli al rene una persona malata di leucemia”.
Ma il vero problema è che quando si parla di speculazioni finanziarie il denaro nasce dal nulla, attraverso un computer, senza che quel denaro sia mai stato messo in circolazione. “Finché le banche continueranno a creare denaro da nulla non si uscirà mai dalla crisi, ma anzi continuerà il processo di indebitamento. Cosa fare dunque? Ci sono invece alcune soluzioni per così dire ‘scomode’. La prima soluzione- continua Claudio Bertoni- è quella di creare una banca pubblica che possa acquistare titoli di stato ad interessi bassissimi. L’alternativa è invece quella di emettere dei certificati di credito fiscali che sono dei documenti, una sorta di moneta alternativa che può essere utilizzata per solo per pagare le tasse. La terza opzione è invece quella di emettere titoli di stato fiscali che si configurano come titoli di stato a tutti gli effetti con la differenza che lo stato stabilisce che può essere utilizzato per pagare le tasse alla scadenza. La quarta ed ultima soluzione, che si ricollega alla prima, è quella di riportare Bankitalia ad essere una banca pubblica. Fatti questi quattro passi, che rinforzano il sistema economico e lo stabilizzano, si può pensare di passare ad una situazione in cui lo stato emette tutta la moneta legale che diventa di sua proprietà. Le banche- conclude Bertoni- in questo contesto ritornerebbero a fare il loro mestiere, ovvero ricevere depositi e con quei soldi effettuare prestiti, ma solo su moneta reale”.

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