L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 24 ottobre 2014

Cialtroni al governo, alla Presidenza della Repubblica e sui mass media, questa legge di inStabilita' non può portare crescita

Concordiamo, escludendo la svendita delle partecipate che dovrebbe essere sterilizzate dalle mani rapaci di questi partiti, di questa politica.
Solo l'uscita dall'Euro può portarci ad avere soldi per investimenti, e decidere come, cosa è quanto produrre.
Martelun 



LEGGE DI STABILITÀ? UN GRANDE BLUFF CHE PORTA L’ITALIA ALLO SBARAGLIO

Milano 23 Ottobre - Il bluff è scoperto. Il governo Napolitano/Renzi è del tutto incompetente, si tratta di dilettanti allo sbaraglio stoltamente messi a “governare” l’Italia, cosa decisamente fuori dalla loro portata. Ma perché ce li hai mtessi Napolitano? La legge di stabilità manca dell’unica cosa che avrebbe rilanciato la domanda in Italia, e cioè una politica di investimenti, a cominciare da quelli nell’edilizia. Tutto il resto non consente alcun rilancio del Paese.
Tolto il taglio dell’Irap sul costo del lavoro, gli italiani pagheranno un conto salatissimo, dato che per il 2015 ci sono 11 miliardi di deficit in più rispetto a quelli a legislazione invariata, che vuol dire un aumento del debito pubblico sul pil, già peraltro al 130 per cento. Per contrastare recessione, disoccupazione e mancata produzione si sarebbero dovute privatizzare quote di imprese pubbliche che non stanno sul mercato, a cominciare da quelle inefficienti degli enti locali costosissime per il contribuente.
Non si sa bene, data la vaghezza complessiva, i tagli delle spese, i 3,8 miliardi di recupero di evasione fiscale, e soprattutto i tagli di spesa delle regioni e degli enti locali che sono fatti su trasferimenti dello Stato con la conseguenza che verranno aumentate le già elevate tasse quali Imu, Tasi, Tari, addizionali all’Irpef e altre in danno degli italiani sempre più tartassati. Ci sono poi le misure che fungono da strumento elettorale per Renzi/ e cioè il bonus per i lavoratori dipendenti a basso reddito – e non pensionati e autonomi – (80 euro che ci costano 10 miliardi) e il bonus per i neo assunti con contratto a tempo indeterminato, evidentemente rispondenti a esigenze elettorali dato che non generano rilancio alcuno, oltre che discriminatorie.
Non darà maggiore occupazione ma preferenza per il contratto a tempo indeterminato su quello a termine, che poi vogliamo proprio vederle tutte queste assunzioni a tempo indeterminato di questi tempi onerose e impegnative. C’è poi il Trattamento di fine rapporto – Tfr - la cui liquidazione viene stratassata e il raddoppio della tassazione sulle pensioni dei professionisti vessati oltremodo e a ragione sul piede di guerra. Poi c’è la beffa, e cioè è prevista una clausola di salvaguardia con nuove imposte per Iva e tassazioni indirette quando la Commissione europea ci dirà di ridurre il deficit, e i mercati di conseguenza si disferanno dei nostri titoli pubblici, a fronte di tagli di spesa dei ministeri o degli enti locali o della sanità inesistenti, oltre che dei miliardi mancanti di recuperi dell’ evasione.
In pratica dove si prevedono minori tasse o maggiori spese, si prevedono in realtà più tasse. Non è un gioco, in altre parole, paghiamo sempre di più in tasse. Un raggiro a danno degli italiani in grado di evidenziare con chiarezza le lobby di potere. Si considerino i 140 milioni dati ai forestali calabresi, i 100 milioni di euro all’agenzia delle entrate, i 50 milioni di euro al sistema giudiziario, i 50 milioni di euro per il contrasto alle patologie da videopoker e slot machine cioè un dispetto ai gestori, i 50 milioni di euro al solo comune di Milano, i 40 per il Molise, i 10 per la terra dei fuochi, i 280 milioni in tre anni alla riforma del terzo settore e del servizio civile (fondazioni eccetera), e dulcis in fundo il favore fatto a forze di polizia, giudici, avvocati dello Stato, diplomatici, e personale della carriera prefettizia, tutti esclusi dal blocco degli scatti contrattuali prorogato a fine 2015 per gli altri dipendenti pubblici.
Sono invece stati tolti soldi ai sindacati, alla scuola privata, alla rai e soppresso dal 2017 il pubblico registro automobilistico. Il mercato ha risposto con il crollo. Ha visto la manovra priva di coperture adeguate e chiaramente in deficit, con la clausola di salvaguardia quindi maggiore tassazione e meno sviluppo, meno crescita, meno efficienza, meno produttività, nessuna riforma e nessuna responsabilità, e ha abbandonato immediatamente i titoli italiani, con conseguente aumento dello spread. Napolitano/Renzi pensano di fare il gioco delle tre carte con i mercati globali ma questi ci vedono benissimo perché hanno dalla loro la verità più vera che è quella secondo cui i conti, tutti, devono tornare. In questa manovra non torna niente, sia sotto il profilo economico che quello democratico.
Bisogna correre ad elezioni. Bisogna che in futuro si tenga presente che l’Italia si ritrova uno dei più grandi debiti pubblici al mondo in relazione al proprio prodotto lordo e che ha colpevolmente ignorato l’esistenza dell’effetto ricardiano, ossia il fatto che prima o poi avrebbe pagato l’intero costo con maggiori imposizioni fiscali, e che il prezzo da pagare oggi è la deflazione, ossia il crollo del saggio di sviluppo reale e delle prospettive di occupazione. Oggi, più che favorire un processo di statalizzazione, l’Italia ha la necessità di un massiccio processo di privatizzazione, condizione della sua futura crescita (destatalizzare, detassare, investire, produrre, dare lavoro). Non si vive a lungo al di sopra delle proprie risorse, né come individui né come Stati.
Francesca Romana Fantetti (L’Opinione)

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