L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 14 ottobre 2014

Def, nessun problema, aria fritta, nello stile di Matteo Renzi


Def, Bankitalia al governo: “Ridurre al minimo la necessità di decreti attuativi”

Il vicedirettore generale Luigi Federico Signorini, sentito dalle commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha ricordato che gli "atti secondari sono spesso fonte di ritardi e incertezza". Ma lo stesso Jobs Act, per esempio, è un ddl che avrà effetti solo dopo l'approvazione dei decreti delegati. Da via Nazionale anche cautela sulle previsioni macroeconomiche, che presuppongono una ripresa degli investimenti "non scontata"

Le previsioni macroeconomiche che il governo ha inserito nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (Def) sono “nel complesso condivisibili”, ma presentano “rischi al ribasso”. A mettere in luce la debolezza delle assunzioni su cui si basano le nuove stime del ministero dell’Economia guidato da Pier Carlo Padoan è la Banca d’Italia, per bocca del vicedirettore generale Luigi Federico Signorini sentito lunedì dalle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Quelle stime, ha spiegato Signorini, ”presuppongono un punto di svolta imminente nell’attività di investimento”, il cui verificarsi però “non appare scontato alla luce della persistente debolezza degli indicatori di fiducia delle imprese”. Non solo: le annunciate riforme della Pubblica amministrazione, del lavoro e della giustizia secondo il governo ”innalzerebbero il prodotto di quasi 3,5 punti percentuali, cumulativamente, entro il 2020″, ma quell’effetto per ora è tutto sulla carta. “Oltre due terzi dell’impatto”, infatti, sono riconducibili a misure in corso di approvazione, alcune delle quali non ancora delineate con sufficiente grado di dettaglio. Sugli effetti di tali azioni grava quindi al momento un’incertezza non trascurabile, che potrà essere significativamente ridotta solo nella misura in cui il disegno degli interventi verrà pienamente definito in tempi rapidi e attuato senza esitazioni e ritardi“. Di conseguenza “è essenziale che le leggi siano scritte riducendo al minimo la necessità di atti secondari, a livello centrale o locale, che sono spesso fonte di ritardi e incertezza”. Insomma: meno norme quadro da completare con decreti attuativi che poi tardano sempre ad arrivare. Chiaro riferimento, tra l’altro, al Jobs Act, un ddl che per produrre effetti avrà bisogno di decreti delegati destinati ad arrivare non prima del 2015
Previsioni di crescita a rischio – Quanto alle previsioni sulla crescita contenute nell’aggiornamento al Def, Signorini ha sottolineato che “sono possibili sviluppi internazionali meno favorevoli e una maggiore persistenza della debolezza dei mercati immobiliare e del lavoro”. Quindi, nonostante “le previsioni di finanza pubblica siano in linea con le nostre analisi, dato il quadro macroeconomico”, “è da quest’ultimo che derivano per esse i principali rischi”. Anche il calo del pil dello 0,3% prefigurato per quest’anno nella Nota presentata l’1 ottobre, insomma, potrebbe rivelarsi troppo ottimistico. Nonostante anche il presidente dell’IstatGuido Alleva, audito dalle commissioni, abbia avvalorato quella previsione facendo sapere che il prodotto dovrebbe calare ancora dello 0,1% nel terzo trimestre per poi salire dello 0,1% nel quarto, portando dunque il dato dell’intero 2014 esattamente a -0,3%. 
Via libera di Bruxelles “non scontato” – Dal funzionario di via Nazionale è arrivato anche un avvertimento forse scontato ma molto attuale mentre il governo di Matteo Renzi tratta con Bruxelles per ottenere il via libera a una Legge di Stabilità finanziata per metà in deficit“L’ammissibilità della deviazione del sentiero di avvicinamento al pareggio di bilancio strutturale”, che come è noto l’esecutivo ha deciso di rinviare al 2017, “non è scontata e rifletterà l’interpretazione delle regole da parte delle istituzioni coinvolte: il Parlamento, che terrà conto, in particolare, delle valutazioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio, la Commissione europea e il Consiglio dell’Ue”. In generale, comunque, Bankitalia apre al “rallentamento nel processo di riequilibrio”, che “può aiutare a evitare una spirale recessiva della domanda”. Con l’avvertenza che tutto questo si giustifica solo “se i margini di manovra che consente sono utilizzati efficacemente per rilanciare la crescita e innalzare il potenziale di sviluppo dell’economia nel medio-lungo termine”. E dalla ”credibilità dell’azione di risanamento e di riforma” dipenderà anche ”l’evoluzione futura dei rendimenti” dei nostri titoli di Stato, che “presenta ampi margini di incertezza”. In particolare, “la discesa del differenziale di rendimento dei titoli di Stato decennali rispetto agli analoghi titoli tedeschi non trova al momento riscontro nelle aspettative implicite desumibili dagli andamenti di mercato, secondo le quali il differenziale risalirebbe lievemente nel 2015, intorno a 170 punti base, per poi stabilizzarsi nell’anno successivo”. 
Accelerare sulle privatizzazioni – Per rafforzare la fiducia degli investitori” e “delle famiglie” è inoltre “necessario tendenzialmente ridurre la spesa pubblica e la tassazione, procedere alla realizzazione degli interventi strutturali” riducendo “gli sprechi” e “rendendo percepibile l’azione di riforma”. E “un elemento di rilievo della strategia di consolidamento della finanza pubblica” restano lprivatizzazioni, fronte sul quale è “importante procedere con decisione e speditamente, facendo anche tesoro delle esperienze di altri Paesi affinché il piano venga rispettato e se ne valuti una possibile accelerazione”. Le dismissioni programmate nel 2014 erano pari allo 0,7% del Pil, ma ora, stando all’aggiornamento del Def, l’ammontare è ridotto allo 0,28 per cento.

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