L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 4 ottobre 2014

E' solo una crisi di domanda? e se fosse così perchè?

03 ottobre 2014
Se i mercati perdono fiducia nelle banche centrali
Se i mercati perdono fiducia nelle banche centraliClicca per vedere la galleryIl grande rischio, per Maurizio Novelli, Global Strategist di Zest AM, è che i mercati possano perdere fiducia nell'efficacia delle politiche monetarie
Secondo lo strategist, infatti, se dovessero manifestarsi tali incertezze, i mercati scenderebbero decisamente anche con i tassi a zero. A quel punto le Banche Centrali dovranno concordare un intervento concertato di ulteriore iniezione di liquidità e probabilmente l'operazione avrebbe il temporaneo effetto di produrre un recupero della propensione al rischio ma nessuno potrebbe sapere quanto l'effetto sarebbe duraturo. 

“Il vero problema che affligge l'economia mondiale dall'inizio del 2008 è il calo della domanda globale a cui pensiamo di porre facilmente rimedio sostenendo, con le politiche monetarie, real estate e mercati finanziari”
 ricorda Maurizio Novelli che subito puntualizza: “Ma difficilmente ripartiremo dai settori che hanno provocato la crisi, quanto piuttosto da politiche di sostegno ai redditi reali, unica vera fonte di domanda sostenibile di cui l'economia ha bisogno. Il sistema rimarrà in piedi fino a quando i mercati continueranno a credere che le politiche monetarie sono efficaci per la crescita. Se cominceranno a dubitare su tale efficacia le Banche Centrali non saranno più in grado di sostenere la propensione al rischio. Visti i recenti risultati ottenuti ci sarebbe qualche motivo per temere già ora che qualcosa non funziona come dovrebbe”

È proprio alla luce di questi dati che Maurizio Novelli continua a mantenere un view contrarian rispetto al «consenso» degli altri investitori: lo strategist, non crede che le politiche monetarie saranno sufficienti a far ripartire il ciclo secondo le aspettative, anzi, al momento i rischi sembrano essersi spostati verso un pericoloso rallentamento. 

Secondo Maurizio Novelli i dati macroeconomici dei prossimi sei mesi saranno determinanti per capire cosa ci attende e gli scenari possibili sono solo due. Nel primo, l'economia mondiale recupera e riprende forza: da quel momento i mercati, che sconteranno un rialzo dei tassi in modo molto più deciso di quanto la FED vorrebbe, scenderanno perché la politica monetaria espansiva ha raggiunto il suo picco. Ma, e siamo alla seconda opzione, se l'economia mondiale invece prosegue il recente rallentamento in corso qualcuno inizierà a dubitare sull'efficacia delle politiche monetarie ed i mercati finanziari sarebbero esposti al peggiore degli scenari possibili. 

“Nei due casi, il «risk reward» non è favorevole agli asset finanziari e dobbiamo prepararci ad un ritorno della volatilità che inciderà decisamente sulla propensione al rischio che, a mio parere, si è ulteriormente accentuata negli ultimi mesi. La cieca fiducia che i mercati hanno riposto nelle politiche monetarie come strumento di soluzione della crisi è probabilmente il principale potenziale rischio. Le Banche Centrali hanno alimentato aspettative che ora rischiano di essere disattese con evidenti ripercussioni sulle variabili finanziarie che hanno cercato in tutti i modi di sostenere. Se l'economia mondiale non migliora la «cintura di protezione» che è stata messa a disposizione dalle Banche Centrali per i mercati finanziari rischia di farsi sempre più fragile” conclude Maurizio Novelli

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