L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 3 ottobre 2014

ebrei/Israele unico obbiettivo eliminare il popolo palestinese

Il presidente palestinese, un tempo portato in palmo di mano dai governi israeliani, ora è visto come un nemico, un personaggio ostile da boicottare e isolare. Ieri mentre Obama e Netanyahu si incontravano alla Casa Bianca, Israele ha annunciato un progetto per la costruzione di altre case per i coloni.
Benjamin Netanyahu, Mahmoud Abbas
di Michele Giorgio 
Gerusalemme, 2 settembre 2014, Nena News -  Barack Obama e Benyamin Netanyahu si sono incontrati ieri alla Casa Bianca per la prima volta in sette mesi. Un’occasione importante che Israele ha celebrato annunciando nelle stesse ore un progetto per la costruzione di 2610 case, in gran parte nella colonia di Givat Hamatos. Progetto che hanno condannato anche gli Stati Uniti.
Dopo l’abituale riaffermazione della stretta alleanza che unisce Stati uniti e Israele, il presidente americano ha sottolineato che è importante «cambiare lo status quo a Gaza» e trovare la strada per «promuovere la pace con i palestinesi». Netanyahu ha replicato di essere impegnato a favore della soluzione dei due Stati (Israele e Palestina) ma, a proposito di eventuali trattative, ha detto che «esistono interessi comuni tra Israele e (alcuni) paesi arabi…abbiamo bisogno di questo per promuovere la pace». Neanche una parola per il suo «partner» di negoziato, il presidente dell’Anp e dell’Olp Abu Mazen (nella foto reuters), proprio come era avvenuto a inizio settimana quando il premier israeliano ha pronunciato il suo discorso annuale davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite senza peraltro avanzare alcuna idea o proposta di rilancio delle trattative. Netanyahu e il suo governo stanno scaricando Abu Mazen e hanno avviato una campagna di demolizione dell’uomo che pure per anni è stato considerato da Tel Aviv l’unico leader palestinese in grado di raggiungere un accordo di pace, accettando tutte le condizioni di Israele, contro la stesse aspirazioni del suo popolo.
Yuval Steinitz non è un ministro qualsiasi del governo israeliano. È responsabile per gli affari strategici ed è considerato molto vicino al premier Netanyahu. Lunedì scorso, durante una conferenza sulla recente offensiva militare «Margine Protettivo» contro Gaza tenuta al Centro Begin-Sadat per gli studi strategici, Steinitz ha rivolto ad Abu Mazen un attacco durissimo, senza precedenti. «Abu Mazen è un nemico peggiore di Yasser Arafat», ha affermato facendo un paragone tra il presidente palestinese e il suo (illustre) precedessore morto dieci anni fa per una misteriosa malattia dopo essere rimasto confinato per anni nel suo ufficio di Ramallah (la Muqata) per ordine di Israele. Secondo Steinitz, Abu Mazen addirittura «nega l’esistenza dello Stato ebraico e il diritto del popolo ebraico ad avere un proprio Stato. Per Abu Mazen non ci sono ebrei. Egli è disposto a riconoscere solo la religione ebraica», ha detto il ministro in riferimento al rifiuto, sino ad oggi, del presidente palestinese di riconoscere Israele come «Stato del popolo ebraico» (i palestinesi temono che tale riconoscimento di uno Stato rivendicato su base etnico-religiosa, finisca per danneggiare la minoranza araba in Israele e per affossare il diritto al ritorno per i profughi).
Arafat era stato accusato da Israele di aver ordinato o approvato «operazioni terroristiche». Per Steinitz Abu Mazen avrebbe fatto di peggio perché, pur condannato il terrorismo, ha rivelato una inspiegabile incapacità a smantellare le organizzazioni terroristiche. «Negli ultimi nove anni, con Abu Mazen presidente – ha notato il ministro israeliano – i palestinesi di Gaza hanno lanciato 16.000 razzi contro Israele. Attacchi terroristici sono stati eseguiti contro gli israeliani, oltre al rapimento e l’uccisione di tre ragazzi ebrei in Cisgiordania a giugno». Steinitz ha concluso con due importanti affermazioni: gli attentati in Israele sono diminuiti solo grazie all’azione dell’esercito (di occupazione, ndr) e gli accordi di Oslo siglati 21 anni fa sono stati un «colossale fallimento» per gli interessi israeliani.
Parole importanti arrivate in anticipo sull’avvertimento lanciato ieri da Abu Mazen durante un incontro con un gruppo di giornalisti: se gli Stati Uniti useranno il veto per bloccare l’iniziativa palestinese al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite per il ritiro entro tre anni di soldati e coloni israeliani dai Territori occupati, i palestinesi reagiranno interrompendo la (tanto contestata) cooperazione di sicurezza con Israele.
Tra i palestinesi si tende ad escludere un tale passo da parte di Abu Mazen. Allo stesso tempo le parole del presidente dell’Anp potrebbero spingere il governo israeliano ad ordinare un maggiore presidio delle forze militari in Cisgiordania, se non anche la rioccupazione di gran parte delle «zone A» dove l’Anp esercita, almeno sulla carta, la piena autorità, come probabilmente desiderano diversi ministri israeliani. Steinitz, ad esempio, ha ammesso di aver premuto sul governo per prendere il controllo della Striscia di Gaza ma la sua proposta non è stata accettata dalla maggioranza del gabinetto.

http://nena-news.it/israele-scarica-abu-mazen-e-peggio-di-arafat-altre-2610-case-per-coloni/

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