L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 4 ottobre 2014

Energia Pulita, bisogna crederci ed investire

Tecnologia verde, business da 6.400 miliardi

La lotta ai cambiamenti climatici passa, almeno nell'immediato, per la cooperazione e il trasferimento di conoscenza. In quest'ambito le migliori tecnologie disponibili, specie quelle eco-friendly, offrono le risposte più convincenti sia per creare nuovi posti di lavoro che per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni. Una soluzione che riguarda soprattutto i Paesi in Via di Sviluppo, i più colpiti dalla povertà e anche dai tormenti del clima che cambia.

Ed è dalla tecnologia che potrebbe arrivare la formula per superare la crisi (economica e ambientale insieme), come viene indicato in un nuovo rapporto della Banca Mondiale sulla competitività delle eco-industrie: nei prossimi 10 anni il mercato potenziale di questo settore potrebbe infatti valere 6.400 miliardi di dollari.

In particolare, il rapporto mette in evidenza come sia possibile favorire per le piccole e medie imprese proprio nel campo delle tecnologie pulite: a loro sarebbero destinati infatti 1.600 miliardi di quei 6.400 totali di investimenti stimati di qui al 2025.

Il doppio vantaggio per i Paesi in Via di Sviluppo, viene spiegato dalla Banca Mondiale, sarebbe quello di avere oltre all'occupazione anche un ambiente più green, e in generale offrire un'opportunità di sviluppo per quell'area: il miglioramento delle condizioni di vita non può per esempio non passare attraverso l'energia pulita, l'accesso all'acqua potabile e un'agricoltura sostenibile che riesce ad uscire indenne dagli eventi estremi climatici.

Tra i Paesi già pronti a cogliere queste possibilità c'è la Cina (l'attesa parla di 415 miliardi), con investimenti destinati soprattutto a eolico su terra e al fotovoltaico oltre che alla mobilità elettrica. Ma sono in cima alla classifica dei futuri investitori verdi anche l'America Latina (349 miliardi) e l'Africa sub-sahariana (235 miliardi). I campi principali in cui si riverseranno le risorse, oltre a eolico e solare, sono il trattamento delle acque reflue i veicoli elettrici, la bioenergia e il mini-idroelettrico.

A fronte di una crescita dell'economia mondiale del 2,4% nel periodo 2011-2012 - osserva The Climate Group (un think tank che studia la decarbonizzazione dell'economia) - è prevista una crescita dell'economia eco-tecnologica fino al 2016 intorno al 4,1% all'anno, cioè quasi il doppio.

Per consentire lo sblocco di questo potenziale, la strada indicata suggerisce di favorire un accesso maggiormente facilitato ai finanziamenti e incentivi legati a politiche ad hoc di crescita (che si occupino anche di innovazione e del quadro normativo).

Tra l'altro nei Paesi in Via di Sviluppo ci sono ampi margini: per esempio, si spiega nel report, l'assenza di elettricità per l'80% della popolazione del Kenya si offre a possibili soluzioni in liena con la lotta climatica.

ats ans

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