L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 21 ottobre 2014

Fronte Unico x uscire dall'Euro non è destra/sinistra ma il punto più avanzato contro il Capitalismo

Ecco come Salvini fa galoppare il Carroccio

Conversazione di Formiche.net con Claudio Borghi, docente di economia ed editorialista del Giornale
L’avversione radicale contro le maglie stringenti dell’Euro-zona. La voglia diffusa di riconquistare la piena indipendenza nelle scelte economiche. L’ostilità contro flussi migratori incontrollati e l’esigenza di un controllo ferreo delle frontiere.
Le idee portate avanti dalla Lega Nord di Matteo Salvini potrebbero costituire il perno culturale di un’alleanza conservatrice agguerrita se Forza Italia privilegiasse l’interlocuzione politico-elettorale con Carroccio e Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale?
Per capire fino a che punto sia realizzabile tale scenario Formiche.net ha intervistato Claudio Borghi, professore di Economia presso l’Università Cattolica di Milano. Lo studioso, da tempo in trincea nella critica radicale contro il Fiscal Compact e l’Unione monetaria, è stato senza fortuna uno dei protagonisti della campagna delle “camicie verdi” per il voto europeo di maggio.
La Lega Nord può assumere la guida culturale del futuro centro-destra, secondo lei?
La risposta è sì. E per una ragione banale. Matteo Salvini, in pieno accordo con me, ha scelto di fare una cosa semplice che gli altri non fanno. Studiare la cause della crisi, proporre soluzioni e dire la verità. Anziché parlare del nulla e di slogan. Il tempo premia questo lavoro. E gli altri sono costretti a rincorrere, arrivando con due anni di ritardo. Solo che non hanno il coraggio di chiedere scusa.
Si riferisce alle forze politiche concorrenti del Carroccio nel terreno anti-euro?
Certo. Lungi dal promuovere un avvicinamento alla Lega, Forza Italia registra una consonanza con il Partito democratico. È sufficiente guardare Matteo Renzi che imperversa nei canali Mediaset come neanche Silvio Berlusconi aveva fatto. Basterebbe un serio impegno di opposizione dei parlamentari “azzurri” per rendere complicata la vita al governo. Ragionamento analogo vale per il Movimento Cinque Stelle.
Grillo insegue le nostre idee, e lo fa in modo poco convincente. Ha sempre rifiutato di sedere a un tavolo comune per mettere in cantiere iniziative condivise. A lungo ho pregato i militanti penta-stellati di celebrare una consultazione interna per chiarire la loro posizione sul fronte euro. Mi è stato risposto che essi non erano né favorevoli né contrari, e che bisognava lasciar scegliere i cittadini. All’improvviso hanno cambiato idea, propugnando una ricetta ingannevole.
Ingannevole?
Senza dubbio. Perché è negata dalla Costituzione. E non è percorribile.
Ma vi sono gli spazi per portare avanti il ripristino della sovranità monetaria?
I margini vi sarebbero stati già con le elezioni europee. La storia avrebbe visto un esisto differente rispetto al trionfo del Pd, se tutte le formazioni politiche ostili alla permanenza nell’Euro-zona mi avessero ascoltato. E avessero accolto la proposta di creare un fronte elettorale unico. Comprendente Carroccio, Fratelli d’Italia, Cinque Stelle, Forza Italia, Comunisti di Marco Rizzo.
Quali effetti avrebbe provocato un’alleanza del genere?
A fronte del 40 per cento raggiunto dal partito del premier, forse avremmo visto un 60 per cento compatto e vincente su un progetto alternativo. Un risultato che avrebbe riproposto nel nostro paese l’affermazione delle forze anti-euro registrata in Francia e Regno Unito. Scenario nel quale Renzi non svolgerebbe il ruolo di puntello dell’austerità imposta da Angela Merkel.
Vede differenze tra la Lega di Umberto Bossi e di Matteo Salvini?
Il Carroccio guidato da Bossi nutriva la legittima speranza di ottenere risultati in una logica di compromesso, grazie all’alleanza di governo con i partiti di centro-destra. Alcune volte ci è riuscita, altre no. Mancava all’epoca la pressione dell’emergenza provocata dalla crisi economica, che ha imposto nuove strategie. Le posso fare un esempio?
Prego.
L’ultima finanziaria del governo Berlusconi 2001-2006 è una fotocopia della Legge di stabilità presentata dall’esecutivo Renzi. Non vi è differenza: bonus bebè, taglio del 10 per cento IRAP, riduzione dei trasferimenti statali alle regioni e delle auto blu. Non è pensabile che le stesse misure vadano bene nelle fasi di crescita e nei periodi di recessione. Occorrono ricette radicali ribaltando tutto.
Una coalizione conservatrice costruita attorno alle proposte di Matteo Salvini non è troppo sbilanciata a destra?
Il leader lumbard ha avuto il merito di capire che destra e sinistra rappresentano categorie superate e prive di attualità. E che la stessa idea di Padania si riduce a mera autonomia esattoriale in mancanza di un’autentica sovranità monetaria e fiscale. Perciò sono persuaso che lui possa incarnare l’alternativa credibile all’impostazione “eurista” prevalente nel Palazzo.

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