L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 16 ottobre 2014

L'Euro è un Progetto Politico per togliere diritti sociali e lavorativi

L'euro, il ricatto dei mercati e l'attacco senza precedenti al mondo del lavoro. Il libro di Lidia Undiemi



Il "nuovo ordine giuridico dei mercati" ha cambiato le regole del gioco per lavoratori e PMI. Ma ci si può difendere...




Presentiamo in anteprima il libro di Lidia Undiemi, "Il ricatto dei mercati", edito da Ponte alle Grazie, in edicola da domani 16 ottobre. 

«Non si può fare altrimenti. Ce lo chiedono i mercati»: è la formula dietro cui politici di spicco e buona parte degli economisti si trincerano quando devono giustificare le misure draconiane che stanno mettendo in ginocchio l’Italia. Ma è davvero così? Quali gruppi e interessi concreti si celano dietro queste entità inafferrabili che esprimono la loro preoccupazione, avanzano richieste, e, all’occorrenza, fanno cadere governi legittimamente eletti? L’inchiesta di Lidia Undiemi risponde analizzando le fasi più significative della crisi dei debiti che dal 2011 attanaglia l’Eurozona, e mettendo a nudo il disegno politico sotteso al sistema di regole economiche e dispositivi di salvataggio: consegnare le risorse produttive delle nazioni in difficoltà e i diritti sociali conquistati dalle generazioni precedenti nelle mani di una nuova autocrazia finanziaria, la quale ottiene una clamorosa clausola di salvaguardia politica a garanzia dei propri capitali privati da parte degli Stati in difficoltà.
 
L'opera riporta una ricostruzione attenta e lucida del ruolo assunto dalla Troika in Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Cipro, dalla quale emerge una vera e propria guerra fra Stati e mercati, nell'ambito della quale l'ipotesi di prelievo forzoso già attuato nella piccola isola rischia di divenire un modus operandi da imporre agli altri membri. E' ormai evidente che l'Italia sia già stata di fatto commissariata, visto che si stanno di fatto attuando le  stesse riforme attuate altrove, e nessuno può sapere qual è il limite delle richieste dei mercati.
 
Nonostante l'invadenza delle organizzazioni internazionali, gli Stati restano comunque enti sovrani, e dunque la politica potrebbe ribaltare in qualsiasi momento la situazione. Lo storico accordo di Fortaleza firmato di recente dai BRICS, con il quale questi esprimono sostanzialmente la volontà di fare fronte comune contro le politiche neoliberiste del FMI, fa presagire che, non soltanto l'UE, ma in generale l'economia mondiale del debito - retta dall'egemonia statunitense - si avvia ad un inesorabile declino. La via del ritorno allo Stato è già segnata.
 
In Italia, il dibattito pubblico è tutto incentrato sull'abbandono dell'euro, percorso necessario e assolutamente condivisibile. Per un reale ritorno alla sovranità dello “Stato per il popolo” è necessario affrontare altre importantissime questioni da cui dipende l'effettiva attuazione di un piano di uscita il meno traumatico possibile.
 
Il tempi della deflagrazione dell'eurozona sembrano dipendere dallo scontro titanico fra la BCE e la Bundesank che si sta attualmente consumando dinanzi alla Corte di Giustizia Europea. 
 
La comprensione di questo ed altri passaggi politico-istituzionali passa attraverso la traduzione in  un linguaggio accessibile al grande pubblico di astrusi tecnicismi,  mediante cui la volontà di ristrette oligarchie viene trasformata in leggi che vincolano i cittadini a rispettarle: “il tecnicismo è la chiave di accesso alla verità politica”.
 
Per ritornare ad una crescita democraticamente sostenibile, resta il grande nodo dello strapotere del capitalismo finanziario nel decidere le sorti dei mercati 'reali' nazionali. Ed è su questo punto che l'autrice, prendendo atto che la sovranità monetaria, da sola, non è in grado di contrastare il gioco finanziario ad effetto “domino” - è così che d'altronde è iniziata la crisi dell'eurozona la cui molla è appunto scattata con il fallimento della Lehman Brothers – fornisce un ulteriore contributo cercando di interpretare le dinamiche attraverso cui l'economia finanziaria si sostituisce a quella reale. 
 
Quest'ulteriore indagine, si snoda però attraverso un approccio del tutto inedito. Analizzando con una prospettiva innovativa il vissuto dei cittadini, le vertenze lavorative più avanzate – molte delle quali divenute famose per mezzo dei media – 'Il ricatto dei mercati' mostra come il capitalismo finanziario si sia inserito nell’economia reale e abbia cambiato le ‘regole d’ingaggio’.  La globalizzazione finanziaria, ancor prima di divenire visibile con i “grandi numeri”, si è manifestata attraverso le trasformazioni del mondo del lavoro, che sino ad oggi ha rappresentato il suo principale ostacolo. Questo spiega l'eccessiva attenzione per lo smantellamento dei diritti dei lavoratori, tutt'altro che meramente ideologica.
 
L’economia apparente a contraente unico – così viene definita nell'opera – creata dai grandi gruppi societari grazie all’utilizzo di particolari modelli organizzativi, deresponsabilizza i grandi operatori economici, che grazie ad una legislazione favorevole scaricano il rischio d'impresa sugli investitori e, più in generale, sull’intera collettività. 'Il ricatto dei mercati' mostra come oggi ci troviamo di fronte a un «Ordine giuridico del mercato», e come l'Italia sia piena di piccoli, ma grandi rivoluzionari ‘comuni’ che hanno posto le fondamenta per una vera resistenza. 
 
L'attuale conflitto fra lavoratori e capitalismo finanziario ha fatto nascere nuovi metodi di lotta collettiva che dovrebbero essere utilizzati come modelli di riferimento dalle organizzazioni sindacali nazionali. Piuttosto che cercare il dialogo con questo governo dovrebbero ascoltare la loro base. 
 
Delineandone le caratteristiche essenziali, nel libro si spiega il perchè le manifestazioni e le proteste condotte dai lavoratori di call center non abbiano mai prodotto risultati paragonabili a quelle realizzate nelle grande industrie, seppur anche questa attività possa essere considerata una grande fabbrica “delle voci”.
 
Ma non si tratta soltanto di difendere i lavoratori, anche le piccole e medie imprese italiane sono vittime di questo sistema. Se Confindustria e sindacati non tengono conto della metamorfosi in atto del conflitto sociale rischiano di scomparire. 
 
L'opera si conclude con una exit strategy politica, incentrata sul nuovo ruolo politico che dovrebbero assumere le forze sociali in campo, e una importante proposta di legge per la tutela del lavoro e dell'economia reale del territorio contro questo nuovo capitalismo finanziario. Le destabilizzazioni finanziarie potrebbero essere notevolmente attenuate se le anomalie dell'economia reale fossero ostacolate mediante uno specifico intervento normativo. Roberto Scarpinato invita le forze politiche a prenderne atto. 
 
Dalla prefazione di Roberto Scarpinato:

«Lidia Undiemi offre con questo libro un denso contributo di riflessione per far luce su alcuni dei dogmi e delle super¬stizioni che i moderni Mazzarino ammanniscono alle masse al fine di spacciare come unica realtà possibile («There is no alternative» era il categorico diktat thatcheriano, divenuto il manifesto ideologico del pensiero unico neoliberista), una costruzione artificiale della realtà politicamente messa in atto «per far andare a regime un sistema di regole orientato a tra¬sformare la finanza da potere di mercato a potere istituzionale, riducendo al minimo la rappresentanza popolare. Coniu¬gando sapientemente tensione divulgativa e rigore analitico, sapere economico e giuridico, visione dall’alto e dal basso, ap¬proccio macro e micro sistemico, l’autrice offre al lettore una chiave di lettura globale che illustra i nuovi giochi di potere in corso, quali siano le forze in campo, quali i termini reali del conflitto, quali le sofisticate tecniche adottate sul piano eco¬nomico, giuridico e istituzionale per drogare il funzionamento del mercato».

Il libro di Lidia Undiemi "Il ricatto dei mercati" sarà disponibile nelle librerie da domani 16 ottobre




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