L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 25 ottobre 2014

'Ndrangheta, le donne hanno le medesime responsabilità degli uomini, uccidono, fanno tutto per i soldi e il potere

LA CONFERENZA

"Donne rilevanti per la 'ndrangheta"

Studenti del classico a lezione di mafie e legalità. La magistrata Alessandra Cerreti ha spiegato il ruolo delle femmine nelle cosche calabresi

Da sinistra: Maria Dolores Rucci, Alessandra Cerreti, Gerardine Corona e Maria Olga Guerraggio (Foto Zidda)
Da sinistra: Maria Dolores Rucci, Alessandra Cerreti, Gerardine Corona e Maria Olga Guerraggio (Foto Zidda)
Varese - Sala piena di studenti a Villa Recalcati: nella mattinata di sabato 25 ottobre più di 100 ragazzi delLiceo Classico Cairoli hanno accolto la magistrata Alessandra Cerreti, da 24 ore nuovo Pubblico Ministero a Milano. Temi dell'incontro: legalità, mafie e ruolo delle donne nelle cosche.
L'evento, organizzato e promosso dal presidente del Consiglio di Istituto del Liceo Classico Cairoli Adelio Airaghi, è coordinato dalla professoressa Maria Olga Guerraggio, che ha creato un apposito sito per promuovere la legalità (apri qui).
Nel dibattito sono intervenute anche due esponenti delle forze dell'ordine: Gerardina Corona, Comandante della compagnia dei carabinieri di Varese, e Maria Dolores Rucci, Vicequestore vicario di Varese.
"Vogliamo creare una cultura di base sui temi della legalità - introduce la conferenza Maria Olga Guerraggio, docente di latino e greco al Cairoli - Vogliamo che Varese diventi una città plurale".
La vera protagonista, però, è senza dubbio la magistrata, che fin dall'inizio sprona giovani a prendere coscienza di se stessi e del proprio futuro: "Il dovere primario di un magistrato è quello di esercitare il potere in nome del popolo. Le vostre coscienze rappresentano il futuro. Voi giovani siete il popolo italiano".
Durante la sua carriera di magistrato la dottoressa Cerreti ha fatto il giudice alla procura di Milano ma poi ha deciso di cambiare radicalmente la sua vita e trasferirsi al sud, a Reggio Calabria, per combattere le mafie.
"In italia ci sono molte mafie: Cosa nostra, Camorra, Sacra corona unita e 'Ndrangheta. La più famosa è sicuramente Cosa nostra: un gruppo di magistrati guidati da Falcone Borsellino hanno portato all'arresto di 300 mafiosi. Putroppo questi eroi sono stati ammazzati con le stragi di Capaci e via D'Amelio. Dopo quest'evento i siciliani hanno iniziato a ribellarsi e lo Stato ha attuato politiche che hanno indebolito la mafia. In compenso si è sviluppata la' Ndrangheta, che è stata inserita nel 2010 all'interno del codice penale con il 416 bis".
In questa sua esperienza calabrese ha lavorato con il procuratore Giuseppe Pignatone, colui che ha arrestato Giovanni Provenzano, con il quale ha iniziato il peocesso All Inside.
"La 'ndrangheta si è evoluta attraverso il porto di Gioia Tauro dove arriva la droga che deve essere usata per traffico illegale di sostenze stupefacenti. Si è poi infiltrata in mezzo a noi: c'è in Lombardia, negli Stati Uniti e in sud America. A Reggio Calabria mi sono occupata del processo All Inside contro la cosca Pesce".
Punto significativo di questo processo è l'arresto di  12 donne, a dimostrazione del loro ruolo all'interno della cosca. Una di loro, Giuseppina Pesce, ha collaborato con noi e ha fornito informazioni utiili alle indagini. 
"Le donne hanno un ruolo ben preciso. I mafiosi intestano a loro i beni perché sono incensurate. Da ragazze fanno anche la fuitina, cioè la fuga. Una coppia di aspiranti coniugi scappa dalle loro famiglie per rendere esplicita la storia di amore. Secondo la tradizione a quattordici anni è stato già deciso il futuro marito, e le future alleanze tra cosche: la coppia scappa e la ragazza rimane incinta. Sarà lei che in futuro dovrà educare l'erede secondo i principi mafiosi. Per esempio Ninna Nanna du Malandrineddu è un canto che usa la 'ndrangheta per trasmettere i valori mafiosi ai bambini che diventeranno i futuri boss. Sono le donne che veicolano il messaggio".
La dottoressa Cerreti si è poi soffermata su un aspetto molto importante per il futuro popolo italiano che l'ha ascoltata: i collaboratori di giustizia e il testimone di giustizia. "Voi sapete la differenza tra i due concetti? - chiede -".  Solo due studenti hanno alzato la mano. Con molto disponibiltà la dottoressa ha spiegato la differenza tra i due concetti: "Nelle indagini del processo All Inside  Giuseppina Pesce è stata indagata e da persona coinvolta nei fatti ha deciso di collaborare con la giustizia, lei è una collaboratrice di giustizia. Al contrario un testimone è una persona non coinvolta nei fatti che, però, ha assistito ad essi. Per esempio Lea Garofalo e Maria Concetta Cacciola hanno fatto parte di famiglie mafiose ma non sono mai state coinvolte nei fatti criminali. La loro testimonianza gli è stata fatale: la prima è stata uccisa dopo che ha rifiutato la protezione dello stato per tornare da sua figlia, la seconda sembra che si sia apparentemente suicidata con un litro di acido muriatico ma in realtà i fatti sono andati diversamente".
Maria Concetta Cacciola, infatti, ha conosciuto un uomo su Facebook. Il fratello scoprendo la sua "relazione" platonica l'ha minacciata. Lei si è recata dai carabinieri e ha chiesto protezione in cambio d'informazioni. Dopo un mese di copertura ha iniziato a chattare con la figlia ma le conversazioni sono state lette dal fratello maggiore della testimone. Subito dopo la donna ha confermato di voler interrompere la testimonianza. La settimana dopo è stata trovata morta.
"Queste tre donne hanno portato avanti una rivoluzione culturale - conclude la magistrata -. Nella 'ndrangheta c'è il legame naturale della famiglia, è difficile che si accusi un parente. Allora perché Giusy Pesce ha collaborato con noi? Per salvare i figli e garantirgli la libertà. Dovete sapere che i ragazzi che nascono in quel contesto sono isolati dal mondo: non possono andare a scuola e hanno un insegnante pribvato. Se la 'ndrangheta non riesce a tenere ferme le donne è destinata a finire".

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