L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 23 ottobre 2014

Renzi, il Pd e la Cgil sono falsi ideologici

La piazza contro la Leopolda, farsa del 25 ottobre di Eugenio Orso


Giocare al poliziotto buono e a quello cattivo, fingere una competizione che non c’è, simulare improbabili opposizioni, politiche e sindacali, contrastare il capoccia per poi sostenerlo in parlamento e chiamarlo “il mio segretario” davanti ai microfoni, come fa Bersani con Renzi. Il pd, con la cgil e la fiom che gli reggono il sacco, è abilissimo in questi giochetti, è bravissimo nell’inscenare farse come “la piazza contro la Leopolda”, o anche “la sinistra contro i renziani” di turno.
Parte la cgil con una manifestazione pacifica e palesemente inutile, da incontro in piazza nel week-end, e l’”opposizione” interna piddina ne approfitta. Evidente che dietro c’è un copione da seguire, ma senza spaccare il pd e far cadere il governo … che è comunque il loro governo, benedetto e sostenuto dalla troika almeno per il momento.
Campioni nella truffa e nella manipolazione del popolo bue, i piddini fingono due schieramenti, per mantenere e acquisire consensi a tutto campo. Il primo è quello dei renziani, che vorrebbero le riforme del mercato del lavoro in barba ai “privilegi” dei lavoratori protetti, il secondo schieramento, che nella farsa dovrebbe opporsi con risolutezza al primo, è la cosiddetta sinistra del partito, “sensibile” alle istanze sociali e perciò “conservatrice”, con la cgil e la fiom in torta. I primi alla Leopolda, i secondi in piazza con il sindacato. A ciascuno di questi infami è stato assegnato un ruolo ben preciso, nella farsa.
La difesa dell’articolo 18, per quanto riguarda il secondo schieramento, non è che un pretesto per fottere ancora una volta i lavoratori e trattenere tessere e consensi, nel pd, nella fiom e nella cgil, così come nei primi anni duemila (marzo 2002) ha rappresentato un pretesto per far cadere il governo Berlusconi II, senza però riuscirvi. I renziani, dal canto loro, vorrebbero lavoratori tutti uguali e tutti senza diritti, licenziabili in ogni momento, per “dare lavoro ai giovani” (il solito slogan vuoto, che però funziona) e per “una questione di equità” sociale, ma in senso neocapitalistico, ossia tutti sottopagati e sfruttati davanti al capitale finanziario. A ciò si aggiunge la “contesa” riguardante la stessa natura del partito unico collaborazionista (della troika), cioè il pd. Se i renziani andrebbero verso il “partito della nazione” allargato o addirittura onnicomprensivo, aperto a tutto e al contrario di tutto, per fagocitare sel, ncd, i resti di sciolta civica e forse una parte degli inutilissimi grillini, i “sinistri” vorrebbero mantenere una “comunità di uomini e donne” (stronzate che dicono un Cuperlo o un Bersani) un po’ più ristretta, fingendo di restare “orgogliosamente ancorati alla loro storia”, anche se i collaborazionisti della troika, in quanto servi del Gran Capitale disposti a ogni sorta di tradimento e bassezza, non possono avere né storia né dignità politica. Così, la sceneggiata che si profila sabato 25 ottobre è a tutto campo, e in moltissimi crederanno veramente che nel pd ci siano opinioni e “proposte politiche” diverse, non soltanto quelle della bce, della commissione europoide e del fondo monetario internazionale. Che bel pluralismo! Eccola, l’essenza della democrazia liberale che anima il partito unico!
La ripugnante infamia chiamata sinistra avrà un giorno di gloria e darà spettacolo. Da una parte la sinistra-sinistra apostata del comunismo: cgil + fiom + Cuperlo + Bersani + Civati + Fassina + Mineo + Damiano + varie ed eventuali. Dall’altra la sinistra liberal ultramodernista, raccolta intorno allo sbruffone Renzi in una vecchia stazione ferroviaria fiorentina, scopertamente e fanaticamente devota al mercato, agli investitori, alle signorie finanziarie e alla loro moneta unica.
Peccato che lo jobs act, al senato, è stato da poco approvato con maggioranza ampia che più ampia non si può (165 sì!), e questo, soltanto questo, è ciò che conta per il futuro dei lavoratori. I più “coraggiosi” sinistri pd, come Mineo, si sono astenuti – non avendo avuto neppure il coraggio di votare contro – mentre gli altri hanno votato a favore. Tanto varrebbe che sabato se ne andassero tutti alla Leopolda, ad applaudire il loro segretario! Nessuno è uscito dal pd stracciando la tessera e nessuno lo farà il 25 di ottobre, ma la sceneggiata s’ha da fare, per ingannare ancora una volta il popolo bue.
La piazza contro la Leopolda, prossimamente in scena.

Nessun commento:

Posta un commento