L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 21 ottobre 2014

Stati Uniti nel panico, non riesce a digerire la Russia

Lavrov duro, i tentativi dell'Occidente di rifare la Russia sono inaccettabili

L’Occidente vorrebbe “rifare” la Russia – questo è il vero scopo delle sanzioni contro Mosca. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri della Russia Sergej Lavrov, rilevando che questo approccio coloniale è tipico di un’epoca terminata molto tempo fa. Secondo gli esperti, queste parole dure del diplomatico russo significano che la Russia non accetta il modo in cui l’Occidente intende risolvere la crisi.
L’Occidente non nasconde neanche che la causa delle sanzioni e della pressione che viene esercitata sulla Russia non è affatto l’Ucraina, ha osservato Sergej Lavrov. Washington e Bruxelles cercano di imporre a Mosca la loro posizione in merito a problemi chiave di fondamentale importanza. È però un comportamento tipico dell’epoca passata, è l’inerzia della mentalità coloniale, ha detto Lavrov.
Vogliamo una cooperazione paritaria, ma deve essere proprio paritaria. Vogliamo che la politica estera venga liberata dall’ideologia nel modo che non si cerchi di sacrificare l’economia a obiettivi geopolitici unilaterali di dubbio valore. Esiste una scuola del pensiero i cui adepti credono che la Russia dovrebbe fare delle concessioni unilaterali per avere dei vantaggi ed evitare i danni. Io non appartengo a questa scuola, non perché non amo il mio paese ma semplicemente perché quando si tratta della politica estera, i paesi come la Russia hanno anche il dovere di sostenere la giustizia e l’uguaglianza, nonché il carattere democratico delle relazioni internazionali.
Le condizioni dell’Occidente sono queste: se Mosca aiuterà a risolvere la crisi ucraina, le sanzioni saranno revocate. La risposta di Mosca, ha sottolineato il ministro Lavrov, è molto semplice: la parte russa non intende accettare o discutere i criteri e le condizioni di questo tipo. La Russia già sta facendo più di chiunque altro per il regolamento della crisi in Ucraina. Proprio Mosca era alle origini dell’iniziativa di Ginevra lanciata nel mese di aprile e dei successivi accordi di Berlino. Gli accordi di Minsk sono dovuti alle iniziative del presidente russo Vladimir Putin e del presidente ucraino Petr Poroshenko. Secondo il ministro, in questo momento Mosca sta usando tutti i suoi contatti per garantire un’onesta implementazione di questi accordi, mentre i colleghi occidenali “non hanno fretta di usare la loro influenza sulle autorità di Kiev per persuaderle che la strada concordata tra esse e le milizie non ha alternative”.
Ultimamente il comportamento degli USA sta diventando sempre più paradossale. Da un lato, Washington usa tutte le sue risorse per isolare la Russia, ma allo stesso tempo invita Mosca a cooperare per risolvere problemi che esistono in Iraq e Siria, per lottare contro lo “Stato islamico”. D’altra parte, ha sottolineato Sergej Lavrov, la politica del genere è tipica degli americani.
Questa cosa, questo approccio consumistico nelle relazioni internazionali, è tipico degli americani. Credono di avere il diritto di punire interi paesi, se questi, in un problema o nell’altro, si comportano non come vorrebbe Washington. Ma è agli stessi paesi che chiedono cooperazione in problemi che hanno un’importanza vitale per gli USA e i loro alleati. È un approccio sbagliato e io ne ho parlato con John Kerry. Ho l’impressione che egli capisca l’inconsistenza di tali tentativi, almeno per quel che riguarda le relazioni tra USA e Russia.
Lavrov si è detto certo che i paesi occidentali abbiano ormai capito la natura dannosa dell’attuale politica mirante a punire la Russia, pertanto questo approccio nei problemi mondiali, di tipo imperiale e basato su inerzia, sarà inevitabilmente ripensato, ma purtroppo ciò richiederà parecchio tempo.
Ultimamente le dichiarazioni del capo della diplomazia russa diventano sempre più dure, ma ciò non è altro che una risposta adeguata ai messaggi che arrivano da Washington, crede il vice direttore dell’Istituto di studi sugli USA e Canada, Valery Garbuzov.
Gli USA hanno imboccato la strada di contenimento della Russia, lo dimostrano tutti i fatti. Lo dice il presidente ameriano, lo dicono al Congresso, ne parlano funzionari altolocati dell’amministrazione Obama. Credo che siano fattori abbastanza gravi e allarmanti.
L’ultimo intervento di Sergej Lavrov è sotto certi aspetti sensazionale, dice l politologo Viktor Kuvaldin:
Sergej Lavrov è senza dubbio una persona molto professionale con enorme esperienza. Si comporta con calma, sa contenersi. Tutti sanno che al diplomatico la lingua serve non per esprimere i propri pensieri, ma per nasconderli abilmente. Quindi, quello che c’è da capire è perchè all’ultimo momento ha deciso di scoprire le carte. Evidentemente la crisi e la lotta diplomatica attorno ad essa hanno raggiunto un punto critico. I dirigenti della Russia sono giunti alla conclusione che il modello della soluzione proposto dall’Occidente, che sta avanzando sempre nuove condizioni per la revoca delle sanzioni, sia inaccettabile per la Russia.
Ciò non significa certamente che alla fine l’Occidente e la Russia non saranno in grado di raggiungere un accordo. Come ha osservato Sergej Lavrov, l’Europa e la Russia sono votate a mantenere relazioni tra di esse, perché sono due vicini con una secolare storia comune. I rapporti torneranno ad essere normali non appena i politici occidentali cominceranno a ragionare in maniera più globale. In fin dei conti, più d’una volta la Russia ha salvato l’Europa dall’Europa stessa.

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